«Ora le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni, ora le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite. Sono più che mai preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori. Sono capaci di respingere violenza, odio, il disprezzo per il rispetto del pluralismo, dell'identità delle persone». Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio in occasione dell'anniversario della strage di Sant'Anna di Stazzema.

«La mattina del 12 agosto 1944, i reparti delle SS, con la complicità dei fascisti, diedero inizio alla strage. Un simbolo dell'abisso in cui le guerre possono precipitare, cancellando la dignità dell'uomo, facendo prevalere l'orrore dell'annientamento». In questo «sacrario civile», ha sottolineato il capo dello Stato, «si trovano le radici della Repubblica».

«Fare memoria, oltre che atto di responsabilità, è atto di liberazione che si rinnova - prosegue - La vittoria sul nazifascismo aprì la strada della rinascita. Ciascuna generazione deve sapere che a ognuna appartiene il rafforzamento e la difesa delle conquiste civili, che non sono acquisite una volta per tutte. I loro presupposti etici, le ragioni di impegno, vanno rinnovati e rinsaldati».

L’orazione ufficiale della cerimonia per ricordare le 560 vittime è stata affidata a Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque stelle. Presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani: è la prima volta per un esponente del governo Meloni.

Il messaggio di Tajani

Tajani ha legato il ricordo dell'eccidio ai conflitti contemporanei. «Quella di Sant’Anna non è una delle tante tragedie che ogni guerra porta con sé. Quello commesso dalle truppe della Germania nazista che occupavano e opprimevano il nostro Paese è un crimine deliberato, commesso con l’aiuto di fascisti italiani», ha detto il ministro degli Esteri. «Non basta dire “mai più”, occorre agire concretamente per garantire che tutto questo non si ripeta», aggiungendo che «i valori sui quali si fonda l’Italia democratica sono i valori sui quali si è basata la guerra di liberazione. Una guerra sanguinosa, che non avremmo vinto se non fosse stato per l’intervento decisivo degli Alleati. Ma l’Italia non avrebbe riscattato l’onore e la dignità morale della Patria se gli italiani non avessero partecipato attivamente alla liberazione, non avessero combattuto con valore dalla parte della libertà. Penso innanzitutto alle Brigate partigiane del Nord, ma penso anche all’esercito del Sud» e agli altri militari italiani «che seppero mettere da parte le divergenze per un grande obiettivo comune: la libertà della Patria».
«Nel mondo vi sono regimi che aggrediscono Stati sovrani, come l'Ucraina, facendo prevalere la legge del più forte, sistemi totalitari che posseggono l'arma atomica o mirano a realizzarla», ha affermato richiamando la necessità di difendere «la libertà, la democrazia, la pace» dall'Europa al Medio Oriente fino alle guerre in Africa.

«Proprio perché la nostra libertà e la nostra democrazia si fondano sul sangue delle vittime di Sant'Anna, di Marzabotto, di Boves, di Onna, si tratta di una libertà sacra, di una democrazia sacra, che devono essere tutelate perché sono il grande patrimonio comune della nazione», «non ci rassegniamo, non ci vogliamo rassegnare perché alla fine le guerre devono cessare», ha aggiunto Tajani. 

L’orazione di Conte

Giuseppe Conte ha richiamato invece il ruolo dei «costruttori di pace, che devono essere protagonisti nelle istituzioni e nelle piazze, ma anche nel dibattito pubblico perché la pace si realizza anche disarmando il linguaggio come insegna il Papa». Per il leader M5s «la politica deve tornare ad avere il coraggio di costruire percorsi diplomatici, negoziati, condizioni per una pace giusta e duratura» e «l'Europa non può rassegnarsi a una nuova corsa al riarmo come unico orizzonte politico, ma deve essere protagonista di diplomazia e di pace». Conte ha legato la commemorazione anche alla difesa della Costituzione: «È stata scritta con lo scopo di rifondare lo Stato su valori antitetici al fascismo: la persona umana, l'eguaglianza formale e sostanziale, il primato del lavoro, la libertà di espressione, la partecipazione democratica», «c'è un connubio indissolubile tra democrazia e antifascismo».

Messaggi sono arrivati anche da diversi esponenti politici. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato insieme alle vittime di Sant'Anna i tre Carabinieri Martiri di Fiesole, Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e Vittorio Marandola, che il 12 agosto 1944 «scelsero di consegnarsi ai nazisti e andare incontro alla morte per salvare dieci ostaggi dalla fucilazione».

La segretaria del Pd Elly Schlein ha sottolineato che «la memoria dell'orrore nazifascista e dei martiri di Sant'Anna è un dovere, perché la storia non si riscrive e non si dimentica», mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito l'eccidio «una ferita indelebile nella nostra storia». «Questa terribile pagina della nostra storia richiama tutti al dovere di respingere ogni forma di odio e violenza e di custodire i valori della pace e della libertà», ha scritto il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. 

In occasione della commemorazione è intervenuto anche il presidente della Regione Toscana: «Ottanta anni fa nasceva la nostra Costituzione, che come ci ricorda Piero Calamandrei poggia sul dolore di chi patì stragi ed eccidi, sul sacrificio dei partigiani e sull’antifascismo. Anche Sant’Anna di Stazzema dunque è madre della nostra Costituzione». Da qui, prosegue «deve dunque partire un grido forte per la pace, contro le dittatura e contro i focolai di guerra che ancora attraversano il mondo di oggi».

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