Una campagna social con gli hashtag #senzagiridiboa e #notinmyname «per scardinare le storture in questo paese» dopo le dichiarazioni di Elisabetta Franchi su donne, maternità e lavoro. È l’iniziativa lanciata da cinque giornaliste Sara Giudice, Giulia Cerino, Francesca Nava, Valentina Petrini e Micaela Farrocco.

  • Alla campagna che è solo «l’inizio di un percorso più lungo» si sono subito aggiunte decine di scrittrici, giornaliste, attiviste e professioniste. «Con questa campagna - recita il testo - abbiamo deciso di non restare in silenzio, di prendere posizione contro chi sostiene pubblicamente e implicitamente che sia più importante l’età anagrafica delle competenze». 
  • Un’iniziativa che vuole lottare «contro un sistema che spinge a scegliere i lavoratori sulla base del genere e non delle capacità, contro un sistema che teme la maternità (e la genitorialità) senza rivendicare invece un fatto in cui noi fortemente crediamo: un figlio aggiunge e non toglie, mai».
  • La campagna si concentra soprattutto sulle parole dell’imprenditore (così si è definita lei stessa) Franchi: «Le affermazioni della Franchi fanno male a tutte e a tutti. Anche alle -anta single e senza figli che, secondo l’imprenditrice, sono da assumere solo perché non hanno procreato. Si dà per scontato che, non avendo prole, queste lavoratrici non abbiano altro nella vita per cui uscire dall’ufficio, che non abbiano una vita degna di essere vissuta al di fuori del loro impiego. In più non si considera che oggi il problema è semmai quello opposto: per fare figli si aspettano proprio gli -anta di cui parla la Franchi. Perché negli -enta si sgobba e si fa la gavetta».


 

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