I lavoratori e le lavoratrici sono scesi in piazza a Roma chiedendo gli stessi diritti di chi lavora nel Sistema sanitario nazionale. Adesione del 70 per cento allo sciopero, indetto per 24 ore dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil. Tra le rivendicazioni il rinnovo dei contratti – fermi da 8 e 14 anni – e l’adeguamento dei salari
Stessi diritti e stesso stipendio di chi lavora nel Sistema nazionale pubblico. Sono queste le rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici del settore sanitario privato e delle residenze per anziani (Rsa), in protesta questa mattina a Roma. Centinaia le persone radunate a piazza Santi Apostoli, mentre l’adesione allo sciopero di 24 ore indetto dai sindacati di categoria Cgil, Cisl e Uil si attesta al 70 per cento.
«Siamo davanti a una disparità imbarazzante», ha affermato Barbara Francavilla, segretaria della Fp Cgil. «Siamo qui per 300mila lavoratori che garantiscono gli stessi servizi dei loro colleghi impiegati nel pubblico ma che vedono negato il rinnovo dei contratti da anni».
Sono infatti passati 8 anni dall’ultimo rinnovo per la sanità privata, mentre arrivano a 14 quelli nelle Rsa. La richiesta è indirizzata all'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) e all’Associazione religiosa istituti socio-sanitari (Aris), le principali associazioni datoriali.
Ma non solo: «Ci sono gravi responsabilità dei governi e delle Regioni, perché questo servizio è finanziato da fondi pubblici con le tasse dei cittadini», ha sottolineato Roberto Chierchia, segretario Cisl Fp. «Manca una regola chiara: chi vuole accreditarsi per svolgere queste attività deve avere il rispetto del rinnovo dei contratti così come avviene nella sanità pubblica. Soltanto così avremo un servizio migliore per i cittadini, poiché il valore del lavoro è qualificato anche dal salario». Il gap salariale con il sistema sanitario pubblico, sottolinea, arriva anche a 500 euro.
Eppure, la sanità privata starebbe vivendo un «momento d’oro»: negli ultimi cinque anni il fatturato è aumentato fino a 12,5 miliardi.
«Si tratta di ricchezza costruita sul dumping contrattuale», incalza Chierchia. «È il momento di rinnovare i contratti e che governo e regioni mettano regole chiare in modo che in futuro non accada più quello che sta accadendo», conclude.
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