Il 23 febbraio si è aperta la finestra ministeriale per l’aggiornamento delle Graduatorie provinciali per le supplenze (Gps) 2026, con chiusura il 16 marzo. Come sempre, tra i precari della scuola di ogni fascia, è scattata la corsa per la compravendita di qualche puntarello. Nel mio caso, quello di una libera professionista del settore cinema che cerca di integrare l’incertezza di un lavoro preso di mira dalle sforbiciate sconsiderate del governo Meloni con qualche supplenza e altrettanta precarietà, c’è poca scelta: devo trovare un attestato che si possa rimediare in pochi giorni, certificato da Accredia (l’Ente Unico nazionale italiano, riconosciuto dal governo, che attesta competenza, imparzialità e indipendenza di laboratori di prova/taratura e organismi di certificazione/ispezione, operando senza scopo di lucro sotto la vigilanza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, garantendo la conformità di prodotti e servizi alle norme, favorendo la competitività e la sicurezza sul mercato) e soprattutto che non preveda alcuno studio.

Impossibile conciliare lavoro, famiglia e studio nell’arco di una finestra che si apre senza preavviso e si richiude alla prima folata di marzo. Dopo aver chiesto lumi in giro, a chi ha più contatti con i sindacati ed è già inserito nel sistema, faccio una rosa delle possibilità: potrei ottenere una certificazione di informatica da 3 punti, che costa 220 euro, alla Scuola Moscati; per il CLIL - acronimo di Content and Language Integrated Learning, approccio che unisce l’insegnamento di una materia curricolare con l’apprendimento di una lingua straniera europea, invece non faccio in tempo; forse meglio una Certicod EDU da 2 punti alla scuola Biesse Solution srl. Opto per quest’ultima che costa meno. L’importante è innanzitutto pagare: 170 euro, che diventano 150 con l’applicazione di un codice sconto che rimedio tramite un’amica che conosce un tutor della scuola, poi aspettare la mail che attiva l’account e comunica passcode e password con cui accedere alla piattaforma su cui fare qualche simulazione on line per familiarizzare con i quiz a risposta multipla, infine prenotarsi all’esame in tempo utile per scaricare l’attestato prima della chiusura della finestra Gps.

Gli esami si fanno online, serve solo un documento d’identità per accedere, tre ore di tempo e un ambiente isolato dove svolgere la prova. Gli appelli ci sono in continuazione, praticamente ogni ora e anche di sabato e domenica. Mi butto sulla sessione di domenica 8 marzo alle 14.30. Mia figlia torna dal weekend sportivo alle 19 e dovrei starci comodamente dentro. Mi domando se sarò in grado di affrontare la prova pur non essendomi preparata su nulla, ma le mie fonti mi rassicurano: l’esame è facile - basta collegarsi all’orario preciso, pena l’esclusione, e azzeccare il 61 per cento delle risposte. In ogni caso ci sono due tentativi a disposizione. Per cui se non dovessi passare al primo, ho comunque tempo e modo di ritentare.

Un’oretta prima dell’esame faccio tre cicli di simulazioni per capire come si struttura la prova e, quando scoccano le 14.25, mi collego. Il proctor, una giovane donna che ci fa subito gli auguri per l’otto marzo (e che a quanto si può capire ha una figlia che le ruzza intorno, a cui fa segnali con gli occhi finché non è costretta ad alzarsi per chiudere la porta, quanto basta a noi per notare che sotto la camicetta seriosa indossa i pantaloni di un pigiama. Del resto è pur sempre domenica), ha un piglio compito e autorevole.

Ci spiega che l’esame consiste in tre step di prove progressive, che una volta passato il primo livello possiamo anche decidere di non andare oltre ed ottenere comunque la certificazione, che non sarà di secondo livello ma di primo, ma comunque valida ad ottenere i due punti. È facile: basta cliccare su prosegui oppure su concludi esame. Conferma che dobbiamo rispondere bene al 61 per cento di domande e che abbiamo due tentativi. Si raccomanda che le porte e le finestre della stanza in cui ci troviamo siano ben chiuse, di non alzarci dalla nostra postazione per nessun motivo, pena l’invalidazione della prova, di non toccare in nessun modo la tastiera del computer né per alzare o abbassare il volume né per aprire altre pagine, pena sempre l’invalidazione, e di non disattivare l’audio per nessun motivo perché è necessario sia sentire sia essere sentiti.

Una volta date le semplici istruzioni, passa all’appello. Ci chiama uno per uno – siamo cinquanta. Uno per uno chiede di vedere il documento d’identità (e non è facile e nemmeno rapido, perché in molti non hanno ben chiaro dove sia posizionata la webcam del proprio computer), e di girare il computer in modo da fornirle un’esaustiva panoramica della stanza in cui ci troviamo, con la prova provata di porte e finestre ben chiuse. Una volta terminato l’appello, operazione che dura circa cinquanta minuti, si passa all’esame. Prima di lanciarlo, ci dice di mandare ad icona la schermata di Zoom, di non toccarla più fino alla fine della prova e di lavorare solo sulla pagina della piattaforma, infine chiede se abbiamo domande da sottoporle. Eccome se ne abbiamo: “come si manda a icona?” “ma se uno deve andare al bagno, come fa?” “ma se decido di non passare al secondo step che succede? I punti li prendo lo stesso?” “se i gatti nell’altra stanza iniziano a miagolare, posso aprire la porta?” “mi scusi, io non riesco ad accedere alla piattaforma…” “se suonano alla porta, posso alzarmi per andare ad aprire?”.

Alla fine, verso le 15.40, riusciamo ad iniziare. Le domande sono imbarazzanti:

Un docente deve avvisare famiglie e studenti di una variazione d’orario. Cosa usa?

- Messaggio nel registro elettronico

- Una presentazione in Open Office

- Commento su Youtube

Per fissare una riunione online con colleghi e condividere il link, cosa si usa?

- Invito digitale con link alla videochiamata

- Messaggio anonimo senza dettagli

- Post pubblico su un social

Un team di docenti deve fissare una riunione in comune. Cosa è meglio usare?

- Biglietti di carta

- Telefonate una per una

- Calendario condiviso on line

Prima di usare un video in classe, cosa è importante controllare?

- Che sia il più divertente

- Che venga da una fonte affidabile

- Che abbia molti commenti

Ogni livello è composto da trenta domande, con un tempo massimo di risposta di quarantacinque minuti, terminato il primo livello si passa al secondo poi al terzo in autonomia, oppure si esce dalla piattaforma e ci si porta comunque a casa i due punti.

Nonostante l’estrema facilità e immediatezza del tutto, sostenere l’esame mi risulta difficilissimo perché i miei colleghi e colleghe sembrano improvvisamente presi dal panico, parlano in continuazione nonostante la giovane proctor continui ad invitare a scrivere in chat per non disturbare gli altri, e continuano a tempestarla di domande - «ma dopo avere completato il primo livello come faccio a passare al secondo?»; di problematiche – «non sento più niente, se alzo l’audio che succede? Vengo escluso?»; di drammi personali – «si è svegliato il bambino nell’altra stanza, mio marito forse non lo sente, posso alzarmi e portarlo qui?», «posso aprire la porta ai gatti? Sono sola in casa…»; di espressioni di disagio profondo: «Io non ce la faccio più, abbandono…».

Non riesco a concentrarmi. Questa caciara, questa lamentazione continua mi innervosisce, mi costringe a sillabare anche le domande più ovvie:

Quale tra queste NON è un vantaggio del portfolio digitale?

- Mostra i progressi nel tempo

- Permette di chattare con amici

- Raccoglie lavori e risultati

E anche se la proctor cerca di mantenere la calma, l’ordine, il silenzio, i miei colleghi e colleghe sono il video in diretta di un precariato disperato, terrorizzato e disposto a tutto pur di ottenere questi maledetti due punti e scalare la graduatoria Gps.

C’è gente che avrà cinquantacinque, anche cinquantotto anni, collegata, che non sa come si manda giù a icona e sta prendendo la certificazione informatica di livello 2. Decido di puntare solo a finire quanto prima questo supplizio e mi getto nelle domande di slancio, senza nemmeno leggerle bene (scopro che nel terzo livello la risposta corretta è sempre quella più lunga e vado avanti così, senza per altro sbagliarne una) e alla fine, alle 16 meno qualcosa, termino l’ultimo livello, scrivo un arrivederci collettivo in chat e scappo via dalla piattaforma. Respiro. La piattaforma mi avvisa che il certificato sarà pronto e scaricabile in un lasso di tempo che va da un minimo di due ore ad un massimo di due giorni. Sono salva.

Chissà se anche i miei colleghi e colleghe si salveranno, quanti di loro ce la faranno, quanti riusciranno nella scalata.

Chissà se quel bambino smetterà di piangere, e anche quei gatti, e tutte le mamme potranno dormire un sonno tranquillo stanotte, in questa sbiadita festa della donna (sempre più multitasking e sempre più precaria).

Chissà se tutti i nostri sforzi congiunti, quelli di migliaia di precari e precarie della scuola al mercato delle indulgenze, ce la faranno a farci guadagnare, prima o poi, una meritata cattedra in paradiso…


Lettera firmata

© Riproduzione riservata