Il 14 giugno 2025 la nave Sea Eye 5 soccorse in mare 65 persone al largo della Libia. Dopo lo sbarco a Pozzallo, arrivarono il sequestro della nave e una sanzione disposti dalla prefettura di Ragusa. Ora il Tribunale civile della città ha stabilito che quel provvedimento era illegittimo, accogliendo il ricorso della ong tedesca, annullando multa e fermo e condannando il ministero dell’Interno a pagare le spese legali.

Il soccorso e il porto assegnato

La vicenda risale al 14 giugno 2025, quando la Sea Eye 5 individuò in un tratto di mare libico un gommone con 65 persone a bordo. Dalla nave partirono comunicazioni ai centri di coordinamento dei soccorsi marittimi della Libia, della Germania – Stato di bandiera – e dell’Italia. Secondo quanto ricostruito negli atti, dalle autorità libiche non arrivò alcuna risposta. Il centro di coordinamento italiano assunse quindi il coordinamento del soccorso e indicò Taranto come porto di sbarco, a circa 390 miglia nautiche dalla posizione della nave.

Le condizioni dei migranti

Dopo l’assegnazione del porto si aprì un confronto tra la nave e il centro di coordinamento di Roma, durato circa nove ore. Il comandante segnalò la gravità delle condizioni a bordo e spiegò di non essere in grado di raggiungere Taranto per motivi di sicurezza e per lo stato di salute dei migranti. Tra le persone soccorse c’erano migranti ustionati, disidratati, in ipotermia e con bruciature e inalazioni da carburante. Prima dello sbarco furono effettuate due evacuazioni mediche urgenti con mezzi della Guardia costiera.

La nave si avvicinò quindi alla costa segnalando di non avere riserve d’acqua sufficienti per raggiungere Taranto e chiedendo un porto più vicino.

Lo sbarco a Pozzallo e il fermo

Le autorità italiane invitarono il comandante a individuare le persone più vulnerabili per trasferirle a Pozzallo e proseguire poi verso Taranto con il resto dei migranti. Il comandante rispose di non avere le competenze per operare una selezione di questo tipo e che una simile decisione avrebbe potuto mettere a rischio la sicurezza dei migranti e dell’equipaggio. Alla fine il centro di coordinamento autorizzò lo sbarco di tutti i migranti a Pozzallo, ma la nave venne sequestrata e sanzionata.

La decisione del tribunale

Secondo il Tribunale civile di Ragusa il comportamento del comandante è stato conforme alla normativa. I giudici hanno stabilito che lo sbarco a Pozzallo non fu il risultato di una «ingiustificata disobbedienza» alle indicazioni delle autorità italiane, ma l’esito delle comunicazioni tra la nave e le autorità di coordinamento. Nella sentenza si afferma inoltre che la nave non si è rifiutata di fornire informazioni né di seguire le indicazioni ricevute, ma si è limitata a rappresentare la situazione concreta a bordo.

Nuovi soccorsi nel Mediterraneo

Nelle ultime ore si sono registrate nuove operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. A Lampedusa sono sbarcate 40 persone soccorse il giorno precedente dalla barca a vela Safira della ong Mediterranea Saving Humans, a circa 60 miglia a sud-ovest dell’isola. Tra loro ci sono sette donne e quattordici minori, cittadini di Eritrea, Etiopia, Sud Sudan e Guinea Bissau. I migranti erano partiti dalla Libia su un gommone sovraffollato e, una volta soccorsi, sono stati descritti come esausti, disidratati, in ipotermia e in alcuni casi con ustioni. Le prime cure sono state prestate dal team medico a bordo della Safira.

Il salvataggio della Life Support

Un’altra operazione di soccorso è stata effettuata dalla nave Life Support di Emergency, che nella serata di ieri ha salvato 57 persone in acque internazionali della zona Sar libica.

Tra i naufraghi ci sono nove minori, di cui cinque non accompagnati, e dodici donne. Il soccorso è arrivato dopo un primo intervento avvenuto nella stessa giornata, quando erano state tratte in salvo 45 persone. Dopo il salvataggio le autorità competenti hanno assegnato alla nave il porto di Civitavecchia, a oltre 500 miglia nautiche dalla sua posizione. Secondo quanto riferito dai migranti, il gommone su cui viaggiavano era partito da Garabulli, in Libia, alle quattro del mattino del 13 marzo. Le persone soccorse provengono da Nigeria, Guinea-Bissau, Biafra, Senegal, Sud Sudan, Guinea Conakry, Gambia e Sudan. La Life Support è alla 41esima missione nel Mediterraneo centrale e, dal dicembre 2022, ha soccorso complessivamente 3.346 persone.

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