Otto tra yacht e imbarcazioni varie. Cinque aerei. Otto aziende. Una scultura. Un centinaio di proprietà immobiliari tra cui 38 ville. Senza considerare oltre 100mila metri quadrati di terreni, qualche decina di automobili di lusso, alcuni macchinari industriali e centinaia di migliaia di euro depositati su conti correnti. Sono i beni che, dal febbraio del 2022 ad oggi, sono stati congelati dalle autorità italiane a 24 cittadini russi e a quattro società basate nella Federazione. Valore totale: poco più di due miliardi di euro.

Nel corso dei mesi passati, sui media sono state pubblicate molte notizie sulle varie misure emesse dal Comitato di sicurezza finanziaria (Csf), l’autorità istituita presso il Ministero dell’economia con il compito, tra i tanti, di attuare i congelamenti nei confronti di soggetti sanzionati.

Finora, però, nessuno aveva mai cercato di fotografare l’intera operazione avviata dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Una ricognizione non facile visto che in Italia, a differenza ad esempio della Francia, la lista dei beni congelati non è pubblica né è accessibile con una richiesta ufficiale. È stato dunque necessario incrociare e verificare una moltitudine di dati, partendo dalla lista dei sanzionati pubblicata dall’Unione europea, in cui figurano quasi 1.500 individui.

L’inchiesta internazionale RussianEscape – condotta da Domani insieme alla ong tedesca Civil Forum for Asset Recovery (Cifar) e al network di giornalismo investigativo European Investigation Collaborations (Eic) – ha permesso di scoprire che, attraverso vari stratagemmi, alcuni oligarchi hanno provato ad evitare di perdere i propri beni, e in alcuni casi qualcuno c’è riuscito.

Gli amici di Putin

APN

Iniziamo dalle notizie inedite. Tra i beni messi sotto sigillo c’è una proprietà a Cagliari (valore stimato di 1,2 milioni di euro) intestata a Musa Bazhaev, imprenditore attivo nel settore minerario; un complesso immobiliare (1,6 milioni) ad Alassio, Savona, riconducibile al parlamentare Rifat Shaykhutdinov; una villa (520mila euro) a Formia, Latina, di Svetlana Balanova, capo di uno dei più grandi gruppi editoriali russi (National Media Group).

Le autorità italiane hanno anche congelato beni riconducibili allo storico amico di Vladimir Putin, Boris Rotenberg, azionista della Gazprom Drilling e co-proprietario del gruppo Sgm: a lui sono stati bloccati immobili (valore di 3,6 milioni di euro) in Costa Smeralda e il 50 per cento della Aurora 31 Srl, società proprietaria dell’omonimo albergo situato a Roma, a pochi metri da via Veneto (il resto delle quote era stato già congelato nel 2014 al fratello Arkady). Entrambe le proprietà attribuite a Boris Rotenberg sono formalmente intestate alla società cipriota Logotax Developments Limited.

Tra i beni inediti congelati ci sono poi quattro auto di grossa cilindrata, che le autorità italiane considerano di proprietà delle banca russe Vtb e Vnesheconombank. Infine, sono rimasti in Italia anche alcuni macchinari industriali, per il settore farmaceutico, che la Sogaz, colosso russo delle assicurazioni, aveva appena fatto costruire in Emilia: il Comitato di sicurezza finanziaria ha deciso di congelare anche questi.

I beni più preziosi messi finora sotto sigillo dall’Italia sono però due yacht. Si chiamano SY A e Scheherazade. Insieme valgono oltre un miliardo di euro, circa la metà del totale degli asset amministrati attualmente dall’Agenzia del Demanio. Secondo fonti ufficiali, questi valori – così come quelli di tutti i beni elencati nell’articolo – non corrispondono a quelli attuali di mercato, ma al prezzo a cui i beni sono stati acquistati dai soggetti sanzionati. In altre parole, il valore che hanno oggi potrebbe in qualche caso essere addirittura più alto di quello riportato in queste pagine.

Il SY A vale 530 milioni di euro e, secondo le autorità italiane, appartiene ad Andrey Melnichenko, già proprietario dei gruppi Eurochem (fertilizzanti) e Suek (carbone). Lo Scheherazade, invece, è costato 650 milioni di euro. Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, è formalmente riconducibile a Eduard Khudaynatov, collaboratore storico di Vladimir Putin, già amministratore delegato del colosso di stato Rosneft, oggi titolare della società petrolifera privata Independent Oil and Gas Company.

I giornalisti del team del dissidente russo Alexsej Navalny hanno scritto che, sebbene sia controllato formalmente da Khudaynatov, lo Scheherazade è in realtà a disposizione di Putin. L’Italia lo ha congelato il 6 maggio 2022. Della sua manutenzione, così come per tutti i beni messi sotto sigillo, si occupa l’Agenzia del Demanio.

Ma la lista degli yacht congelati è lunga. Tra i più sfarzosi c’è il Lena, 50 milioni di euro di valore, considerato di proprietà di Gennady Timchenko; il Lady M, 65 milioni di euro di valore, collegato ad Alexey Mordashov; il D2, valutato in quasi 3 milioni di euro, ritenuto sotto il controllo di Petr Aven. Tutte queste imbarcazioni di lusso sono al momento nelle mani delle autorità italiane, ma lo stesso non vale per le proprietà nautiche di Dmitry Mazepin e di suo figlio Nikita.

I Mazepin

Dmitry è il patron del gruppo Uralchem, il figlio è noto per essere stato in passato pilota di Formula 1: sono infatti riusciti a far uscire dalle acque territoriali europee i loro due yacht prima che la guardia di finanza riuscisse a metterci le mani sopra. Come? Grazie all’uso della Chemical Invest Limited, basata nel paradiso fiscale britannico del Jersey e a sua volta controllata dalla Agrochem Invest Limited delle Isole Vergini Britanniche.

Le due imbarcazioni (chiamate Aldabra e Aldabra 1) sono infatti intestate da sempre a questo veicolo di Jersey, ed è stato proprio ciò ad impedire inizialmente alle autorità italiane di bloccarle. La guardia di finanza ha dovuto trovare prova del fatto che dietro quello schema societario ci fosse Mazepin. Ci sono voluti circa due mesi di indagini, solo che quando i militari hanno trovato le prove gli yacht erano già già fuori dalle acque europee.

Risultato? I finanzieri hanno sanzionato i Mazepin per aver violato le norme sui congelamenti, che impediscono, tra le varie cose, di utilizzare il bene o trasferirlo. Un verbale, con multa fino a un massimo di mezzo milione di euro, è stato consegnato al capitano delle due imbarcazioni e al rappresentante fiscale italiano della Chemical Invest Limited. Considerando però che i due yacht valgono almeno tre milioni di euro, il gioco alla fine potrebbe essere valso la candela per i due cittadini russi.

Ville

Oltre agli yacht, gli altri beni di grande valore finiti sotto sigillo sono le ville. I laghi lombardi, la riviera ligure e la Sardegna sono tra i luoghi da sempre preferiti dagli oligarchi russi per le loro vacanze. Infatti, è proprio in queste zone che si concentrano i principali congelamenti operati dalle autorità italiane.

Il giornalista Vladimir Solovyev, sanzionato dall’Ue perché considerato uno dei principali fautori della propaganda bellica russa, si è visto bloccare le sue 19 proprietà sul lago di Como, tra cui tre ville, per un valore stimato in 8 milioni di euro. Per i finanzieri italiani il lavoro è stato semplice, dato che Soloviev risultava proprietario diretto degli immobili dal 2016. Più complicato quando la persona fisica si nasconde dietro una o più società straniere, soprattutto se basate in Paesi che fanno della segretezza societaria un loro vanto.

Prendiamo il caso di Grigory Berezkin, fondatore del gruppo Esn, una delle più grandi holding di partecipazioni della Russia, con interessi nei settori dell’energia, ingegneria, media e finanza.

Descrivendolo come “il tirapiedi del presidente Vladimir Putin”, l’8 aprile del 2022 l’Ue lo ha inserito nella lista dei sanzionati. Le autorità italiane hanno impiegato sei mesi per congelargli quella che considerano la sua unica proprietà in Italia: una villa da 15 milioni di euro a Sirmione, sul Lago di Garda. D’altra parte l’immobile è super schermato. È di proprietà della società lussemburghese Cristal Purple Sarl. La quale, a sua volta, dal 2021 fa capo a un trust chiamato The Heron.

Nella classifica delle proprietà più costose congelate dalle autorità italiane, quella di Berezkin sul Lago di Garda non è però certamente in testa. Il valore più alto – 133 milioni di euro – è stato attribuito agli immobili di Alisher Usmanov, inserito nell’elenco dei sanzionati il 28 febbraio del 2022, quattro giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Descritto dall’Ue come “oligarca pro-Cremlino che ha legami particolarmente stretti con il presidente russo Vladimir Putin”, Usmanov è proprietario in Russia di aziende attive nei settori del minerale di ferro e dell’acciaio, dei media e di internet. Secondo le autorità italiane, insieme alla sorella, Gulbakhor Ismailova, l’oligarca controlla sei ville nel comune di Arzachena, in Costa Smeralda, alcune in proprio e altre attraverso una rete di società offshore.

Poco più a sud, sullo stesso tratto di costa affacciato sul mare trasparente della Sardegna, a pochi passi da Villa Certosa della famiglia Berlusconi, ci sono le proprietà congelate a Viatcheslav Kantor, azionista del gruppo Acron, uno dei maggiori produttori russi di fertilizzanti. Secondo le autorità italiane, Kantor le controlla attraverso un trust e una serie di società lussemburghesi, a loro volta detenute da veicoli offshore. Si tratta in tutto di 15 fabbricati, tra cui sette ville, per un totale di 1.800 metri quadri di superficie, cui si aggiungono terreni per altri 2.700 metri quadri. Valore complessivo: 56 milioni di euro.

Ha speso poco di più, per acquistare le sue proprietà italiane oggi congelate, Eduard Khudaynatov. Fatta eccezione per il mega yacht Scheherazade, di cui abbiamo già scritto, l’imprenditore russo sarebbe infatti proprietario, attraverso una serie di società straniere, di una Porsche 911 Turbo S, un’azienda non meglio specificata, Villa Altachiara a Portofino e Villa Serena a Roma, ai Parioli. Valore totale: 57 milioni di euro.

Più semplice, per gli investigatori, è stato individuare le proprietà immobiliari italiane di Alexey Mordashov, presidente dei gruppi Severstal e Severgroup. A lui sono infatti intestate personalmente sei ville a Portisco, vicino a Olbia, per un totale di 2.309 metri quadrati di superficie e un valore complessivo di 105 milioni di euro.

Dmirty Mazepin, ancora lui, è invece ritenuto il proprietario di una villa chiamata Rocky Ram: si trova a Romazzino, la stessa località scelta da Usmanov, ed è controllata attraverso la società cipriota Ferimod Invested Limited. Valore: 105 milioni di euro. A differenza degli yacht, facilmente trasferibili, in questo caso Mazepin non è però riuscito ad evitare il congelamento.

Riecco Uss

Tra gli immobili messi sotto sigillo ce ne sono poi diversi altri meno costosi. Nelle mani dell’Agenzia del Demanio è finita Villa Lazzareschi (3milioni di euro), in provincia di Lucca, appartenente a Oleg Savchenko; quattro immobili a Porto Rotondo (4 milioni di euro), in Sardegna, riconducibili per un terzo a Petr Aven (il resto della proprietà è intestata ai figli); due immobili (300 mila euro) a Lierna, sponda lecchese del lago di Como, di Galina Pumpyanskaya; una villa (650mila euro) in provincia di Viterbo, riconducibile per metà ad Ardaky Rotenberg; quattro immobili (355 mila euro) a Lerici, in prossimità delle Cinque terre, intestati al 50 per cento a Oleg Gazmanov; un hotel in Costa Smeralda, un appartamento in provincia di Milano e 160 mila euro depositati sul conto, per un valore totale di 3,4 milioni di euro, di proprietà di Artem Uss, l’imprenditore russo figlio del governatore della regione siberiana di Krasnojarsk, fuggito dall’Italia mentre era ai domiciliari, con figuraccia internazionale annessa e rimpallo infinito di responsabilità tra il Tribunale di Milano e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. (1.continua)


Questo articolo fa parte del progetto investigativo #RussianEscape, coordinato da Eic e Cifar con il supporto di IJ4EU.

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