Mercoledì sera sono 14 le tende piantate sotto la statua della Minerva, che svetta davanti al rettorato della Sapienza, ma gli studenti di Sinistra universitaria si aspettano che ne arrivino altre. Per i ragazzi è la terza notte passata all’aperto, per protestare contro gli affitti insostenibili, secondo il principio che «il diritto alla casa è diritto allo studio», come dicono. 

Per qualcuno sarà la prima nottata, altri si danno il cambio per farsi la doccia a casa di amici, altri ancora arrivano con le borse della spesa, per cenare tutti insieme. Poco distanti, dietro agli striscioni, ci sono i ragazzi di un’altra organizzazione studentesca, Cambiare rotta, che si sono uniti alla protesta. Come sottofondo c’è la musica messa dai ragazzi di Fisica, che stanno facendo un aperitivo davanti alla loro facoltà. 

Ma anche tra chi sta protestando si respira se non un clima di festa comunque un’aria di ottimismo. Il coordinatore della dimostrazione, Leone Piva, è convinto che la protesta stia raggiungendo i primi risultati: «Per smontare le tende abbiamo chiesto di convocare un tavolo con la regione e sia la rettrice Antonella Polimeni che il sindaco Roberto Gualtieri si siano presi l’onere di costruirlo». E infatti ne arriva presto la conferma: la rettrice comunica agli studenti che si terrà un incontro in Sapienza il 18 maggio. Al tavolo parteciperanno i rappresentanti dei manifestanti, i rettori delle università del Lazio e l’assessore all’Università della regione Giuseppe Schiboni.
 

Le difficoltà dei pendolari 

Le richieste che vogliono presentare alle istituzioni sono molto chiare: «Chiediamo di aumentare i posti letto nelle strutture pubbliche: nel Lazio ce ne sono 2100 a fronte di 60mila fuori sede. E anche rafforzare il ruolo del pubblico nel mercato immobiliare e quindi calmierare i prezzi e mettere tetto massimo agli affitti». 

Un aumento dei posti letto che andrebbe incontro soprattutto alle necessità di chi vorrebbe trasferirsi in città per studiare ma non riesce: «I veri protagonisti di questa battaglia sono i pendolari. Sono i fuorisede “invisibili”, che non possono permettersi di vivere a Roma, persone che passano ore e ore sui mezzi ogni giorno piuttosto che affittarsi una casa», dice Piva. 

«Io abito a Maccarese», aggiunge, «prendo il treno la mattina, ci metto un’ora: non è impossibile, c’è chi viene da Civitavecchia, da Viterbo, da Rieti, qualcuno addirittura da Perugia. Cercando casa mi sono reso conto di quanto sia complesso e costoso: i prezzi orbitano tranquillamente intorno ai 500, 600 euro per una singola, per una doppia 350». 

«Io abito a Ronciglione», ci racconta un altro studente, Mirko Giuggiolini, 19 anni e iscritto a Giurisprudenza. «Normalmente impiego un’ora e mezza per venire qui. Se ho lezione alle otto del mattino devo svegliarmi alle cinque per prendere il pullman delle sei. Se l’ultima lezione finisce alle otto di sera arrivo a casa alle 10». 

«Pensavo che fare il pendolare fosse sostenibile, non credevo che sarebbe stato così estenuante», continua: «Ho iniziato a setacciare il terreno per trovare casa per il prossimo anno accademico, ma la ricerca non sta andando molto bene. Le stanze partono tutte da 400 euro e spesso ci sono condizioni disumane, con quattro o cinque persone in un appartamento molto piccolo. E questi sono i prezzi da periferia, rimanendo comunque molto lontani dall’università». 

Di studentati non se ne parla: «Quelli privati hanno prezzi inaccessibili, sei o settemila euro di retta all’anno. Quelli pubblici coprono solo il 3 per cento delle domande, e vanno a persone che hanno Isee bassissimi, magari pari a zero». 

I prezzi che salgono

«Non è solo un problema di affitti, è anche che mancano le case»: a parlare è uno studente iscritto alla magistrale in Scienze politiche, Manuel Nuñez Fernandez, che vive in un appartamento in largo Preneste con due amici. «Io sono stato abbastanza fortunato, per una singola pago 450 euro: un prezzo basso rispetto alla media, di solito si parte almeno da 500 – 550 euro». 

Ma, aggiunge: «A Padova, dove ho fatto la triennale, per una stanza pagavo 250 euro. Lì gli affitti in generale sono più bassi che a Roma o Bologna, ma so che adesso anche lì sono aumentati molto, sono esplosi i prezzi. Io sono figlio unico e quindi anche con l’aiuto dei miei riesco a cavarmela, ma per chi ha fratelli o sorelle il diritto allo studio diventa una questione elitaria».  

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