Dopo l’articolo di Domani, il senatore Tino Magni (Avs) deposita un'interrogazione alla ministra del Lavoro Calderone. Intanto emergono nuovi casi: anche le fotografe che documentavano gli eventi sono rimaste senza compenso
L'inchiesta di Domani su Vinokilo approda in Senato. Venerdì 7 agosto il senatore Tino Magni, del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, ha depositato un'interrogazione a risposta scritta rivolta alla ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone.
Al centro c'è la vicenda raccontata sul nostro giornale il 6 agosto: il marchio tedesco di abbigliamento usato non paga i compensi pattuiti dal novembre 2025. Almeno 120 persone attendono ancora la retribuzione. Sono gli helper ingaggiati con contratti di prestazione occasionale, ma anche responsabili ed event manager con rapporti più strutturati.
Il testo ripercorre i punti dell'inchiesta: turni fino a 13 ore di fila, le firme raccolte a poche ore dall'inizio, il pagamento previsto entro 30 giorni lavorativi e mai arrivato. La gestione italiana faceva capo a una società milanese ora in liquidazione e con una procedura aperta sul portale dei creditori. Le direttive operative, però, arrivavano dalla Windpol GmbH.
Le domande al ministro
Nell’interrogazione, Magni chiede se l'Ispettorato nazionale del lavoro abbia ricevuto segnalazioni e quali iniziative siano state avviate. Sollecita controlli sull'uso delle prestazioni occasionali, sul rispetto dell'orario di lavoro e sulla regolarità contributiva. Vuole che si individuino i soggetti tenuti agli obblighi retributivi e che si rafforzi la vigilanza sulle imprese attive in Italia con strutture societarie transnazionali.
Le foto e i silenzi
Domani ha poi accertato che la vicenda non riguarda solo helper e responsabili: anche le fotografe professioniste ingaggiate per gli eventi non sono state pagate.
Tra loro c'è Martina Civardi: «Ho lavorato una giornata a Firenze, firmando un contratto qualche giorno prima ed emettendo regolare fattura. Non mi hanno mai pagata. Le foto le hanno comunque usate sui loro canali social, poi sono state rimosse in seguito a una mia segnalazione per violazione del copyright. Alle mie mail non hanno mai risposto. Ho scoperto in seguito di non essere l'unica fotografa in questa situazione: anche una collega si è trovata a subire lo stesso identico trattamento».
Si muove anche il mondo sindacale. Francesco Chiesa, segretario generale di NIDIL CGIL Bergamo, la struttura che tutela i lavoratori atipici e autonomi, annuncia che seguiranno la vertenza. «La situazione descritta è grave e merita di essere approfondita fino in fondo, soprattutto per verificare le responsabilità e garantire ai lavoratori il pagamento di quanto dovuto, troviamo assurda la forma contrattuale scelta, una forma di lavoro autonomo che di autonomo ha ben poco, ma che toglie tutti i diritti tipici di un lavoratore dipendente. È importante non lasciare i singoli lavoratori soli: bisogna valutare ogni strumento utile per tutelare i loro diritti, compresa un'azione collettiva per il recupero dei compensi».
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