Dodici ragazzi tra i 15 e i 19 anni detenuti nell'Istituto penale per minorenni di Casal del Marmo sarebbero stati vittime di violenze e torture da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria. È quanto emerge dall'inchiesta della procura di Roma. La giudice per le indagini preliminari, nell'ordinanza con cui tre agenti vengono interdetti dal servizio per un anno, parla esplicitamente di «tortura». Tra gli episodi contestati ci sono infatti pestaggi con chiavi e altri oggetti, spedizioni punitive notturne, schiaffi e umiliazioni, oltre alle lesioni ai testicoli inflitte a un giovane dell'Est Europa

«Quello che emerge oggi dalle carte della magistratura è di una gravità inaudita. Antigone aveva ricevuto - anche da alcuni operatori - segnalazioni su possibili violenze all'interno di Casal del Marmo e, sulla base di quelle informazioni, già nel luglio 2025 aveva presentato un esposto alla Procura. Avevamo inoltre segnalato quanto emerso alle autorità istituzionali, compreso il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità», afferma Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. La vicenda di Casal del Marmo, che segue quella dell'Ipm Beccaria di Milano, secondo Antigone non può però essere affrontata solo come una vicenda giudiziaria. L'ordinanza del gip richiama infatti una situazione di profondo degrado dell'istituto e sottolinea come le condotte contestate non possano essere giustificate dalle condizioni in cui versava il carcere minorile.

«Se un giudice arriva a scrivere che dei ragazzi minorenni sono stati torturati, la risposta non può essere limitata alla sospensione di alcuni agenti e all'attesa del processo», dice Gonnella. «C'è una responsabilità politica e istituzionale che deve essere affrontata. Bisogna intervenire immediatamente sugli istituti penali per minorenni, sulle condizioni di lavoro degli operatori, sulla formazione, sui meccanismi di controllo e soprattutto sulla cultura della pena che, a partire dalle riforme introdotto dal governo Meloni, sta progressivamente trasformando la giustizia minorile in un sistema sempre più carcerocentrico e repressivo».

LA DOCU-INCHIESTA “IL MARE DENTRO”

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