Via libera unanime della Camera al voto ai fuori sede. Con 353 sì, nessun contrario e il parere favorevole del governo, l’emendamento che ha riformulato la norma della maggioranza per permettere a chi vive lontano da casa di votare nel Comune di domicilio ha avuto l’ok.

Così, se la legge elettorale entrerà in vigore, in occasione delle elezioni politiche, europee e dei referendum, chiunque, per motivi di studio, lavoro o cure mediche, sia domiciliato per almeno nove mesi in un Comune di una provincia diversa da quella di residenza potrà votare per i candidati del collegio in cui è domiciliato, facendo apposita richiesta di iscrizione a un elenco ad hoc per i fuori sede.

L’esito del voto è stato accolto con un applauso. Hanno votato a favore anche le opposizioni, che rivendicano, però, che la loro battaglia per permettere di votare ai quasi 5 milioni di cittadini che, per motivi di studio, lavoro o salute, vivono lontano da casa va avanti già da tempo. «Gli entusiasmi del centrodestra per l’emendamento sui fuori sede suonano ipocriti: ricordo che la nostra proposta sul tema è stata trasformata dalla maggioranza, prima, in delega e poi abbandonata in Senato», ha commentato Marianna Madia, deputata di Italia Viva. «In un periodo in cui le forze politiche si lamentano per la crescita dell’astensionismo, combattere almeno quello involontario è un dovere morale. Dopo aver abbandonato la nostra proposta, oggi la maggioranza cambia idea, ma solo per la pressione dei comitati fuori dal Parlamento».

«Molto più efficace e sicura sarebbe stata la soluzione che le opposizioni avevano avanzato con l'emendamento a mia prima firma, la proposta della maggioranza invece è eccessivamente macchinosa e rischia di scaricare sui Comuni procedure complesse e difficili da gestire», aggiunge la deputata M5S Emma Pavanelli.

A festeggiare per l’approvazione dell’emendamento ci sono anche The Good Lobby, Will Media e tutte le organizzazioni della Rete Voto Fuori Sede, che da anni si battono per il voto a distanza. «Dopo l’accordo del centrodestra dei giorni scorsi, l’approvazione dell’emendamento sul voto fuori sede, avvenuta nel corso dei lavori odierni alla Camera, segna un passaggio decisivo e dimostra che il voto fuori sede è ormai un tema trasversale che trova un appoggio bipartisan. Quella sul voto fuori sede, infatti, rappresenta l’unica componente della legge elettorale su cui le opposizioni hanno votato a favore», commentano da The Good Lobby.

«La battaglia per un voto davvero inclusivo non finisce qui e continueremo a lavorarci a prescindere dalle sorti della legge elettorale. Oggi non possiamo che esprimere soddisfazione per l’esito in Aula e celebrare questo passaggio fondamentale, che segna una volontà politica chiara, trasversale e da cui non si può tornare indietro», concludono Yari Russo e Federico Anghelé, campaigner e direttore di The Good Lobby.

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