Le nuove linee guida si sono arenate dopo polemiche sulla stampa. Ora il gruppo di Area ha proposto un emendamento che elimina la tassatività di nuovi comunicati nel caso in cui le indagini cambino corso o intervengano fatti specifici. «Riduzione delle prescrizioni e snellimento degli adempimenti», dicono i consiglieri. Il testo torna al plenum il 10 giugno
Non c’è pace al Csm sulle linee guida in materia di comunicazione degli uffici giudiziari. La questione è certamente delicata, anche perché il nuovo testo servirebbe ad aggiornare l’attuale disciplina alla luce delle nuove leggi in materia di presunzione di innocenza (dlgs 188/21) e sulla pubblicabilità delle ordinanze di misure cautelari (dlgs 198/24). Tuttavia - dopo polemiche soprattutto giornalistiche delle scorse settimane - da che il plenum era pronto ad approvare il testo, si è scelto di frenare.
Oggi, 3 giugno, si è infatti arrivati al secondo rinvio cosiddetto “di cortesia” dopo quello di due settimane fa, in questo caso per assenza per ragioni di trasferta istituzionale della togata Mimma Miele. Provvidenziale, però, perché il gruppo progressista di Area ha presentato una proposta di emendamento che sostituisce in modo integrale il testo su cui fino ad ora si era discusso. La settimana fino al prossimo plenum, già fissato il 10 giugno, dunque, servirà per cercare convergenza e approvare il testo che le toghe progressiste considerano di mediazione.
Il nuovo testo
Il testo uscito dalla commissione stabilisce il dovere per l’ufficio giudiziario che dia comunicazione di una inchiesta «di rettificare la notizia quando muti contenuto e significato». Prevede una sorta di aggiornamento costante per seguire «l’evoluzione del procedimento o del processo» ed è presente l’invito agli uffici di diffondere comunicati stampa non solo in caso di arresti o misure cautelari o indagini concluse, ma anche «dopo archiviazioni, revoche, annullamenti, proscioglimenti, assoluzioni o altri esiti di segno diverso rispetto alla fase iniziale».
La proposta di sostituzione della delibera è stata sottoscritta dai consiglieri di AreaDg Marcello Basilico, Maurizio Carbone, Antonello Cosentino e Tullio Morello e prevede di mantenere le linee guida sull’«originaria finalità di impulso comunicativo», riducendo però il carico che aggiungerebbe agli uffici giudiziari.
L’emendamento, infatti, interviene sulla «riduzione delle prescrizioni e snellimento degli adempimenti richiesti agli uffici giudiziari, eliminazione di un dovere generalizzato di rettifica (termine che implica in sé l'erroneità della notizia data) e valorizzazione del rapporto con gli organi di informazione, i quali restano gli unici titolari della valutazione dell'interesse alla pubblicità delle notizie, fermo il diritto-dovere dell'ufficio giudiziario di darvi diffusione nel caso di ritenuto interesse per la collettività».
In particolare, la nuova proposta elimina l’obbligo previsto nel testo di partenza che, «quando l'ufficio abbia diffuso una comunicazione relativa a indagini preliminari, misure cautelari altri atti a forte impatto reputazionale, esso cura, tanto d'ufficio quanto su richiesta dell'interessato, l'adozione di successivi comunicati di aggiornamento in presenza di archiviazioni, revoche, annullamenti, proscioglimenti, assoluzioni o altri sviluppi di segno significativamente diverso, secondo criteri di tempestività, visibilità e rigorosa simmetria informativa rispetto alla comunicazione iniziale» e quando «l'uffício decida di comunicare nella fase delle indagini preliminari o in occasione dell'esecuzione di misure cautelari, assume l'onere organizzativo di valutare, in coerenza con il principio di protezione reputazionale, gli ulteriori sviluppi processuali che richiedano un riequilibrio informativo». Inoltre viene espunto anche il passaggio secondo cui «quando l'ufficio giudicante abbia già comunicato una decisione o un provvedimento in una fase precedente, esso valuta la comunicazione degli ulteriori sviluppi, specie quando il successivo esito superi o modifichi in modo significativo il quadro inizialmente rappresentato».
In altre parole, la formulazione di Area evita di imporre alle procure di adottare nuovi comunicati di aggiornamento rispetto alla prima notizia comunicata alla stampa, anche se gli sviluppi del procedimento vadano in direzione diversa a quella inizialmente comunicata. Nulla impedisce ai singoli procuratori capo di comunicarlo comunque, ma viene cancellato l’obbligo.
Rinunciare all’enunciazione tipizzata dei casi in cui gli uffici siano chiamati a intervenire con un nuovo comunicato stampa, tuttavia, rischia di avere l’effetto di creare modalità di intervento a macchia di leopardo, a seconda di chi regge gli uffici.
I rapporti interni
Il tentativo di questa settimana sarà quello, per le toghe progressiste, di cercare convergenza su questa proposta sostitutiva, così che possa passare a maggioranza nel plenum. Attualmente il fronte è spaccato: da un lato ci sono soprattutto i consiglieri laici di centrodestra, dall’altra i togati che afferiscono all’area progressista. Nel mezzo, il gruppo di Magistratura indipendente, il cui voto sposterà il baricentro.
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