Tutto rinviato al 3 di giugno: in plenum al Csm, il procuratore generale della Cassazione Piero Gaeta ha chiesto di spostare in avanti il voto sull’aggiornamento delle linee guida sulla comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari. La pratica, di cui è relatore il togato di Unicost Michele Forziati, è particolarmente rilevante perché aggiorna la disciplina al principio della presunzione di innocenza, come delineato dal diritto europeo e dalla normativa nazionale.

La delibera tocca anche il tema della protezione della reputazione delle persone, alla luce dell’ambiente digitale e di come ha influenzato la comunicazione giudiziaria, ma anche di quanto essa impatti, soprattutto se resa nella fase iniziale delle indagini: “Il nuovo testo prende atto del fatto che, nell’ecosistema digitale, una notizia giudiziaria diffusa nella fase iniziale delle indagini può produrre effetti reputazionali assai più rapidi e persistenti del successivo accertamento processuale. Da qui la scelta di affermare che la comunicazione istituzionale deve essere non solo rispettosa della presunzione di non colpevolezza, ma anche vera, necessaria, proporzionata, riparabile e aggiornata, così da evitare che l’inevitabile provvisorietà della fase investigativa si traduca in una compromissione irreversibile della dignità personale”, si legge nel testo.
Il rinvio serve a capire se è possibile trovare un punto di mediazione su alcuni passaggi oppure se si procederà con il voto di eventuali emendamenti, anche alla luce delle critiche arrivate al testo in particolare dall'ex consigliere Csm Nino Di Matteo, che al Fatto Quotidiano ha pronunciato una frase molto forte: "Con queste regole, Giovanni Falcone sarebbe finito sotto procedimento disciplinare".

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