La Camera ha approvato un disegno di legge sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipententi, formulato dal ministero della Giustizia. "Oggi è stato approvato questo provvedimento che vorrei dire epocale perché consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone tossicodependenti che hanno commesso dei reati correlati alla tossicodipendenza e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare, piuttosto che criminali da punire, anche se erano in fase di espiazione pena. È un provvedimento che coniuga la certezza della pena con il recupero del detenuto", ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) ha espresso soddisfazione per il provvedimento, che prevede una modalità differenziata di esecuzione della pena, consentendo ai condannati a una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a otto anni, di espiare la pena al di fuori del carcere, purché aderiscano a un programma di recupero certificato.
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha detto che "da anni sosteniamo con convinzione che i detenuti tossicodipendenti non dovrebbero scontare la pena in carcere", e ancora "auspichiamo che questo sia il primo passo di una più ampia riforma dell'esecuzione penale, capace di coniugare sicurezza, legalità, cura e reale reinserimento sociale, a cominciare dai detenuti con malattie mentali che dovrebbero anch'essi uscire dalle carceri per andare nelle REMS».

i dubbi di Antigone

Mento entusiasta è la reazione dell'Associazione Antigone, che ha sollevato dubbi sulla capacità del sistema di assorbire 10mila detenuti tossicodipententi, a fronte di uno stanziamento economico non particolarmente significativo e della mancanza ad oggi di così tanti posti in strutture adeguate.
"Sembra complicato che la capacità di un sistema come quello delle comunità di recupero possa farsi carico di numeri così grandi senza essere potenziato", ha detto il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella. "Sarebbe utile sapere se il Governo ha effettuato una ricognizione nazionale delle comunità terapeutiche accreditate per verificare quanti posti siano effettivamente disponibili per l'esecuzione della nuova misura". Inoltre, aggiunge, "il costo medio di una persona in comunità è di circa 100 euro al giorno e, al netto della previsione finanziaria di poco meno di 20 milioni di euro, i soggetti beneficiari potrebbero essere meno di 600". Gonnella aggiunge un altro dato: "Il ministro Nordio ha fatto riferimento: 10.000 posti dovrebbero essere realizzati entro la fine del 2027, ma da inizio 2025 (quando il piano è partito) fino ad oggi la realtà ci dice che i posti realmente disponibili hanno subìto un decremento pari a 481 unità".

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