L’ex magistrato, oggi scrittore, si è schierato per il No al referendum. L’estrazione per sorteggio è uno sberleffo nei confronti dei dei magistrati, invece i politici vengono sorteggiati attraverso una selezione qualificata. É chiaro che questo produrrà un soggetto più forte e un soggetto più debole»
Giancarlo de Cataldo, ex magistrato, oggi scrittore, si è schierato per il No al referendum, con la consapevolezza che il tema è complicato, ma la posta in palio sono «i rapporti tra magistratura e potere politico».
La riforma tocca aspetti tecnici, c’è il rischio che il cittadino voti – o non voti – prescindendo dal merito della questione?
Bisogna spiegargli che dietro le tecnicalità c'è un aspetto politico molto importante: la riforma cambia i rapporti tra magistratura e potere politico in Italia. Noi abbiamo una Costituzione che assegna alla magistratura, cioè al potere giudiziario, una funzione di limitazione del potere politico attraverso un sistema di controlli che fu ideato dai costituenti, che scrissero la Costituzione per un paese che usciva dal fascismo - quindi dalla concezione dell’uomo solo al comando - e volevano evitare a tutti i costi che questo succedesse di nuovo.
In che modo questo riguarda anche il Csm e l’assetto della magistratura?
Il Consiglio superiore che controlla i magistrati anche con la presenza di membri laici, l'indipendenza e l'autonomia del pubblico ministero, l'appartenenza di giudici e pubblici ministeri allo stesso ordinamento giudiziario costituiscono nel loro insieme un fattore che limita l'azione governativa. Le democrazie occidentali a impronta conservatrice, invece, si stanno orientando verso la direzione di accentuare l'azione di governo, consentendo a chi vince le elezioni un maggior potere e colpendo, limitando e in qualche caso anche eliminando le istituzioni di controllo.
Lei vede il rischio anche in Italia?
Questa riforma va al di là della separazione delle carriere, perché prevede che il Csm venga sdoppiato e non più nominato, nemmeno eletto, ma estratto a sorte. La estrazione per sorteggio è uno sberleffo nei confronti dei dei magistrati, invece i politici vengono sorteggiati attraverso una selezione qualificata. É chiaro che questo produrrà un soggetto più forte e un soggetto più debole.
Chi sostiene il Sì, anche dentro la maggioranza, sta attaccando l’Anm per la sua campagna mediatica e che dovrebbe parlare solo di questioni tecniche.
Ma questa è una vecchia storia. Il comitato dell’Anm non deve parlare, Alessandro Barbero non può fare il video perché deve occuparsi solo del Medioevo...Mi sembra che chi sostiene il Sì somigli a quella maschera teatrale del teatro popolare, il “Te Coppa”, uno con la spada che voleva infilzare il suo nemico, ma non in un duello regolare, il suo avversario si doveva fermare e doveva farsi infilzare. Forse c'è del nervosismo, magari si inizia a percepire che la questione inizia a fare presa nella società. Io me lo auguro.
Viene anche ripetuto che le toghe non sono state capaci di autoriformarsi dopo il caso Palamara.
Il punto non è il percorso dopo il caso Palamara, è il percorso fatto in 80 anni di Costituzione. É dal 1948 che la magistratura italiana si è evoluta, certo con gli alti e i bassi che tutti i corpi e tutte le istituzioni conoscono e anche con errori, ma io non tornerei mai indietro. Molte delle grandi battaglie civili di questo paese hanno proceduto in un rapporto dialettico tra la politica che le ha approvate, i portatori delle istanze sociali che le hanno fatte diventare popolari, e le sentenze di giudici coraggiosi e indipendenti che ha avuto la forza di farle applicare. Dubito che una magistratura intimidita, spaventata e gerarchizzata come quella che si vuole avrebbe prodotto una sentenza Cappato, per esempio.
Si sarebbe mai aspettato che un ministro che è stato magistrato proponesse questa riforma?
Il punto non è l'essere stato un magistrato, ma appartenere ad un orientamento culturale che legge i rapporti tra i poteri dello Stato in un modo diverso da quello della Costituzione.
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