Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è intervenuto alle camere per relazionare sullo stato della giustizia. L’intervento, pur riguardando il sistema nel suo complesso, ha riguardato anche la riforma costituzionale e il futuro referendum: «Questa relazione non è solo un bilancio di quanto realizzato, ma è soprattutto una dichiarazione di intenti per il futuro: un futuro che vogliamo costruire nel segno della trasparenza, della responsabilità e della fedeltà ai valori costituzionali».

Nel suo intervento, infatti, ha ribadito che «questa riforma non nasce contro la magistratura ma a favore della giurisdizione e della piena realizzazione dei principi del giusto processo; sostiene l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, garantisce la terzietà del giudice e tutela l’equilibrio tra le parti, in perfetta coerenza con i valori fondanti del sistema accusatorio introdotto dal codice Vassalli». Ha sottolineato due volte che «nessuna disposizione della riforma prevede, né nella lettera né nello spirito, l’assoggettamento del pubblico ministero all’Esecutivo».

Se la riforma verrà confermata dal referendum, poi, sarà la fase delle norme id attuazione e coordinamento e vi sarà una nostra ampia disponibilità a un confronto, aperto e leale, con la magistratura, l’avvocatura e il mondo accademico, al fine di convergere, nel rispetto del parametro definito dalla norma primaria, verso un risultato il più possibile condiviso». Cosa che, in realtà, non è accaduta col testo di riforma che non ha subito alcuna modifica rispetto a come uscita dagli uffici del Ministero nei quattro passaggi parlamentari.

Del resto, poca apertura è stata dimostrata dal ministro anche in aula, quando ha definito «petulante litania» le parole delle opposizioni sulla riforma della giustizia e la sottoposizione del pm al potere politico, non lasciando trasparire molto spirito di collaborazione.

Sibillina, è stata anche l’indicazione finale del proposito di «restituire al rito penale il suo originario contrassegno di processo accusatorio, nella più nobile tradizione liberale delle democrazie occidentali». Il ministro non ha specificato il merito.

Il ministro ha tracciato una parabola crescente del sistema, con dati apparentemente incoraggianti. Quanto all’attuazione del Pnrr, «al 31 dicembre 2025 su un totale di 2,7 miliardi di euro di risorse assegnate al Ministero della Giustizia, risultano già effettuati pagamenti per un totale di 1.98 miliardi di euro, pari al 72,91 per cento».

I dati Pnrr

Quanto alla riduzione dell’arretrato civile, al novembre 2025, la riduzione dell’arretrato civile 2019 ha raggiunto il -95,8 per cento; presso le Corti d’Appello, il -99,4 per cento. Inoltre, la riduzione dell’arretrato civile 2022 – obiettivo in scadenza a giugno 2026 – ha già raggiunto l’85,2 per cento presso i Tribunali ordinari e l’85,4 per cento presso le Corti d’Appello. Il tempo di trattazione nel civile «calcolato al primo semestre 2025, si è ridotto del -27,8 per cento rispetto al 2019; nel settore penale, la riduzione è stata del -37,8 per cento». Anche la digitalizzazione sta procedendo: «rispetto all’ambizioso obiettivo di digitalizzare 7.750.000 fascicoli giudiziari, al 31 dicembre 2025 il Ministero ha completato la digitalizzazione di 7.801.142 fascicoli giudiziari, così addirittura superando il target previsto».

Sono in corso anche 60 interventi di edilizia giudiziaria e attualmente sono stati mantenuti in servizio 11.650 unità di personale Pnrr. Proprio quest’ultimo dato, però, andrebbe accolto con poco entusiasmo: questi nuovi dipendenti del ministero, che fanno riferimento all’Ufficio del processo finanziato con il Pnrr, sono in scadenza a giugno 2026, con ancora nessuna certezza sulla possibilità di rimanere a tempo indeterminato come struttura di ausilio ai giudici. Proprio la struttura che ha permesso i buoni riscontri nello smaltimento dell’arretrato e riduzione dei tempi dei procedimento.

Infatti il ministro ha sapientemente scorporato nel suo intervento le voci sulle assunzioni: «la procedura di stabilizzazione si sostanzierà in un ampio impegno aggiuntivo di almeno 225 milioni di euro di risorse nazionali per l’assunzione di almeno 6.000 unità (5.200 di area funzionari e 800 di area assistenti). Con la legge di bilancio abbiamo previsto la possibilità di scorrere la graduatoria della stabilizzazione ulteriormente per 3 anni, permettendo, pertanto, ulteriori assunzioni con l’impegno delle facoltà assunzionali che il Ministero avrà in disponibilità nel tempo. Certamente si potrà fare di più, e così faremo da qui in avanti».

Il digitale

«In questo generale contesto, il Processo Civile Telematico (PCT) e il Processo Penale Telematico (PPT) rappresentano i pilastri della digitalizzazione giudiziaria. Sono ben consapevole che l’innovazione in atto ha richiesto e richiederà ancora degli aggiustamenti in termini di prime applicazioni per momentanei disallineamenti», ha detto il ministro. Tuttavia, ha parlato di «rapida evoluzione dei sistemi digitali».

In realtà, il passaggio nella relazione è stato poco dettagliato: il processo penale telematico si serve di un applicativo APP, che continua a mostrare malfunzionamenti (tanto che si ricorre temporaneamente al deposito cartaceo per non bloccare i processi in corso) e gli uffici continuano a lamentare il fatto che il sistema non permetta di operare digitalmente tutte le funzioni previste nel processo penale. In questo caso, il grosso problema è stato l’implementazione di questo sistema da gennaio 2025 solo dopo pochi mesi di sperimentazione.

Giovanni Zaccaro, segretario di Area, ha detto infatti che il ministro «ha raccontato un'Italia che non esiste. I sistemi informatici si impallano continuamente, bloccando l'attività giudiziaria. Ogni mese vanno in pensione cancellieri ed amministrativi che non sono sostituiti. Non ci sono nemmeno i braccialetti elettronici per eseguire le misure nei confronti di chi si è macchiato di violenze di genere. Le carceri sono strapiene».

Assunzioni e penitenziaria

Un punto molto caro a Nordio è quello delle coperture di organico, e ha annunciato che «il 2025 ha visto il coordinamento di ben cinque procedure concorsuali per un totale di oltre 2.000 magistrati con l’obiettivo di coprire, per la prima volta, integralmente gli organici entro il 2026». Inoltre ha ricordato la revisione normativa della magistratura onoraria, che ha ottenuto i diritti previdenziali, assistenziali e retributivi. Tuttavia, anche in questo caso viene omesso un dato: anche i giudici di pace sono in perenne sotto organico, con udienze fissate addirittura nel 2032, come nel caso di Torino.

Altro elemento molto sottolineato dal ministro è quello sugli interventi nel sistema penitenziario, con l’assunzione di agenti (ma senza una chiara comparazione tra nuovi assunti e pensionati, per capire se il saldo finale sia davvero attivo).

Nessun dato, invece, ha riguardato l’edilizia penitenziaria, in cui il ministro ha fatto riferimento agli interventi di ampliamento e riqualificazione di numerosi istituti, ma senza alcuna specifica sulle nuove strutture che avrebbe dovuto realizzare il commissario straordinario per ovviare al sovraffollamento. «Proseguirà, in tal senso, l’attuazione degli interventi previsti dal programma del Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, finalizzati all’ampliamento della capacità ricettiva di 21 istituti penitenziari mediante la realizzazione di nuove strutture», è quanto detto.

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