Video costruiti con l’intelligenza artificiale, volti istituzionali manipolati e promesse di investimenti inesistenti. È su questo terreno che si muove la nuova frontiera delle truffe online, al centro dell’avviso urgente diffuso dalla Banca Centrale della Repubblica di San Marino.

L’Autorità ha messo in guardia risparmiatori e cittadini dalla circolazione, sui social network, di contenuti fraudolenti che utilizzano in modo illecito l’immagine della Presidente Catia Tomasetti della Banca Centrale della Repubblica di San Marino.

Si tratta, viene chiarito nella nota, di video e post “evidentemente artefatti”, realizzati verosimilmente con tecniche di intelligenza artificiale (deepfake), con l’obiettivo di sollecitare investimenti finanziari inesistenti. «Nessuna forma di sollecitazione all’investimento, promozione commerciale o proposta di prodotti finanziari può essere effettuata da esponenti della Banca Centrale», si legge nella nota diramata dalla Banca Centrale della Repubblica di San Marino.

Catia Tomasetti, avvocata con una lunga esperienza nel diritto bancario e finanziario, guida la Banca centrale dal 2018 ed è stata confermata nell’incarico dal Consiglio Grande e Generale sammarinese. È la prima donna a ricoprire questo ruolo e rappresenta il vertice dell’autorità di vigilanza del sistema finanziario della Repubblica sammarinese.

La condivisione di contenuti fake sui social

La Banca centrale ha smentito in modo netto qualsiasi coinvolgimento, ribadendo un principio che rappresenta uno dei cardini del suo ruolo istituzionale: nessun esponente dell’Autorità può promuovere prodotti finanziari o invitare a investimenti.

Un richiamo che, nella pratica, segna una linea di demarcazione sempre più importante tra informazione istituzionale e comunicazione commerciale, oggi facilmente confondibili nel contesto digitale.

L’uso di tecnologie di intelligenza artificiale per costruire contenuti credibili e personalizzati consente infatti di sfruttare l’autorevolezza di figure pubbliche per generare fiducia e indurre comportamenti economici rischiosi.

In questo caso, l’identità della Presidente viene utilizzata come leva per legittimare proposte finanziarie.

Nel suo avviso, l’Autorità richiama anche un altro punto cruciale: le comunicazioni ufficiali vengono diffuse esclusivamente attraverso i canali istituzionali.

Da qui le indicazioni operative rivolte ai cittadini: non rispondere, non condividere e soprattutto non effettuare pagamenti o trasferimenti di denaro in seguito a richieste ricevute attraverso questi canali.

In caso di dubbi o segnalazioni sospette, l’invito è a verificare immediatamente le informazioni tramite fonti ufficiali e a rivolgersi alle autorità di polizia.

La Banca centrale ha inoltre già avviato le azioni legali necessarie, presentando denuncia alle autorità competenti per contrastare la diffusione dei contenuti e tutelare sia i risparmiatori sia l’integrità del sistema finanziario.

L’episodio conferma come la crescente diffusione dei deepfake stia aprendo una nuova fase nel rapporto tra tecnologia, informazione e sicurezza economica.

Se in passato le truffe digitali si basavano su messaggi generici e facilmente riconoscibili, oggi si presentano con un livello di sofisticazione tale da rendere sempre più difficile distinguere il vero dal falso. Non è più solo un problema tecnologico o etico.

Deepfake, in Italia diventa reato

L’utilizzo illecito della rete e dei social attraverso contenuti artificiali ha spinto anche il legislatore italiano a intervenire. Con la legge n. 132 del 23 settembre 2025 è stato introdotto nel codice penale l’articolo 612-quater, che disciplina la “Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale”.

La norma segna un passaggio decisivo: il deepfake diventa reato quando viene diffuso senza consenso, con capacità ingannatoria e con effetti dannosi per la persona. Non è quindi la tecnologia in sé a essere vietata, ma il suo utilizzo come strumento di manipolazione della realtà.

Il legislatore ha scelto di intervenire, ma la sfida è destinata a spostarsi rapidamente sul terreno dell’applicazione concreta. In questo scenario, la prudenza digitale diventa una forma di autodifesa.

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