Il ministro Carlo Nordio, invece, ha dato ulteriori indicazioni su quelle che saranno le possibili riforme, in caso di sì al referendum. Al Csm, invece, è in corso uno scontro tra pratiche a tutela e pratiche “contro”
Care lettrici, cari lettori
la settimana della giustizia è tornata ad avere al centro il referendum. Il contrasto è sempre più acceso e ad accendere lo scontro ieri, giovedì 12 febbraio, sono state le parole del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri.
Il ministro Carlo Nordio, invece, ha dato ulteriori indicazioni su quelle che saranno le possibili riforme, in caso di sì al referendum. Sulla questione referendaria, propongo un mio approfondimento sulla sezione Disciplinare e sul suo possibile futuro funzionamento.
Anche al Csm è il clima è surriscaldato, con pratiche a tutela chieste e profili disciplinari sollevati tra fronti opposti di consiglieri.
Le parole di Gratteri
Il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri ha detto al Corriere della Calabria che «per il No voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Nelle ore successive ha detto che l’intervento è stato letto «in modo disorganico» e ne ha spiegato il senso: «Voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura».
L’effetto comunque è stato quello di un detonatore. Gli avvocati delle Camere penali in campo per il Sì hanno parlato di «volgare attacco» e «moralismo antipluralista», auspicando addirittura in un richiamo del Quirinale, in quanto vertice del Csm.
Da parte del comitato del No, il presidente Giovanni Bachelet ha parlato di «commento offensivo per gli elettori, sbagliato. E che porterà più voti al Sì. Per fortuna poi ci sono i commenti del ministro che ci faranno risalire per il No».
Sul fronte politico, sono intervenuti sia il vicepremier Antonio Tajani - «Non sono massone, non sono indagato e non sono imputato», ha scritto ribadendo il suo Sì e definendo le parole di Gratteri «un attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani» – che Matteo Salvini: «Io lo denuncio».
Infine, è intervenuto anche il ministro Carlo Nordio: «Sono sconcertato», ha detto, chiedendosi provocatoriamente se i test psicoattitudinali «non siano necessari anche per la fine della carriera».
le riflessioni di Nordio
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite della trasmissione Il cavallo e la torre, ha detto che «Il ripristino della vecchia immunità parlamentare non è assolutamente nei nostri programmi», mentre ha approfondito il tema dell’obbligatorietà dell’azione penale: «Non deve essere abolita, ma oggi è diventata arbitraria. Essendoci molti processi da gestire, ogni pm sceglie come gli pare e quindi bisogna dare una direttiva omogenea perché nell’ambito dell’obbligatorietà dell’azione penale ci siano delle prelazioni» e ancora «L’idea di D’Alema e della bicamerale era che la desse il Parlamento. Secondo me potrebbe darla un organismo congiunto, potrebbe anche essere lo stesso Consiglio superiore della magistratura».
L’ufficio per il referendum
La settimana scorsa è scoppiata una polemica sulla Corte di Cassazione e in particolare sull’Ufficio per il referendum, che ha accolto il quesito presentato dai promotori della raccolta firme, costringendo il governo a un cdm d’urgenza per aggiornarlo.
Tra i giudici dell’Ufficio, Alfredo Guardiano è stato preso di mira da alcuni parlamentari di centrodestra in quanto moderatore di un convegno sulle ragioni del No. Le Camere penali, in una nota, hanno fatto presente che «è un fatto grave e preoccupante che nell'elenco dei giudici che hanno assunto questa decisione compaiano magistrati che partecipano attivamente alle manifestazioni per IL No o che hanno una storia pubblica chiaramente riconducibile a quelle posizioni».
Sul tema è intervenuto in difesa il primo presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola, che ha detto: «Le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici. Per contro, non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale».
Guardiano ha fatto sapere che «si tratta di accuse inaccettabili, oltre che di rappresentazioni della realtà davvero grossolane. Per entrambi i parlamentari, in ogni caso, mi riservo di agire in sede civile».
Il disciplinare al Csm
Nordio è tornato ad attaccare la sezione disciplinare del Csm: «L'unica categoria di persone che commette errori e non paga è quella dei magistrati e questo succede perché esiste una giustizia domestica nella sezione disciplinare del Csm» e «essendo tutti associati nelle correnti si compensano le rispettive negatività - ha spiegato- poi se qualcuno non appartiene alla corrente viene sacrificato come esempio di salutare imparzialità della sezione disciplinare ma tutti sanno che non è così»
A rispondergli è intervenuto il vicepresidente Fabio Pinelli: «Le accuse del ministro alla sezione disciplinare del Csm sono destituite di fondamento. Peraltro, il Ministro ha impugnato solo 9 decisioni sulle 319 assunte dalla sezione disciplinare nel periodo 1 gennaio 2023 - 31 dicembre 2025».
pratiche “contro” e “a tutela”
Al Csm si è spostata, sul piano delle iniziative formali, la guerra sul referendum. Da un lato, i consiglieri togati si sono mossi per chiedere l’apertura di una pratica a tutela dei giudici della Corte di Cassazione e del primo presidente; dall’altra il consigliere laico in quota FI, Enrico Aimi, ha promosso l’apertura di una pratia nei confronti di Nicola Gratteri, per valutare sia aspetti disciplinari che se le dichiarazioni possano incidere sulla valutazione di professionalità.
Aimi lo ha definito «un atto dovuto, perché nessuno ha ius primae noctis sull’onorabilità di milioni di italiani» e ha aggiunto che «il paradosso è che, se un risultato le sue parole lo hanno prodotto, è stato quello di rafforzare ulteriormente la motivazione alla partecipazione al voto dei sostenitori del SÌ» e «in uno Stato democratico, piaccia o meno, vigono regole valide per tutti: non esistono intoccabili».
Quanto alla Cassazione, la pratica a tutela è stata sottoscritta da i consiglieri laici del Csm, Roberto Romboli, Michele Papa ed Ernesto Carbone, e dai togati di Unicost, AreaDg, Md. Il gruppo è completato dall'indipendente Roberto Fontana, e Mi tranne la consigliera Bernadette Nicotra, alla luce delle polemiche dopo la decisione dell'Ufficio centrale per il Referendum che ha riformulato il quesito sulla riforma della giustizia previsto il 22 e 23 marzo.
Nicotra ha spiegato di non aver firmato perché «il problema prescinde dal caso specifico e dal rispetto che si deve alla Cassazione e alle sue decisioni» e «riguarda a mio avviso l'utilizzo dello strumento delle pratiche a tutela, verso il quale nutro perplessità», «evitiamo di alimentare le tensioni richiamando tutti al senso di responsabilità».
Le laiche di centrodestra Isabella Bertolini e Claudia Eccher hanno invece contestato l’apertura della pratica a tutela «costituisce un chiaro sintomo di come il corporativismo interno della magistratura prevalga sistematicamente sulla responsabilità e sulla trasparenza. Di fronte a un obbligo di astensione evidente di un componente dell'Ufficio centrale della suprema Corte, invece di adottare prudenza e opportunità, si ricorre a un meccanismo di autotutela che trasforma un comportamento discutibile in un caso da difendere. Quando un magistrato, pubblicamente schierato su questioni di rilevanza politica o istituzionale, partecipa a decisioni delicate senza astenersi, la fiducia dei cittadini nella magistratura subisce un danno irreparabile».
Nomine al Csm
Uffici direttivi
- Presidente tribunale sorveglianza Potenza: nominata Giovanna Spinelli, attualmente magistrato sorveglianza Avellino
Uffici semidirettivi
- Presidente sezione corte appello Caltanissetta: nominata Gabriella Canto, attualmente giudice tribunale Caltanissetta
- Presidente sezione tribunale Palermo: nominata Wilma Angela Mazzara, attualmente Presidente sezione tribunale Agrigento
- Presidente sezione tribunale Caltanissetta: nominato Massimo Salvatore Antonio Pulvirenti, attualmente Presidente sezione tribunale Ragusa
- Presidente sezione tribunale Campobasso: nominata Stefania Izzi, attualmente giudice tribunale Vasto
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