L’ex governatore pugliese avrà l’incarico di consulente della Commissione parlamentare di inchiesta al Senato sulle condizioni di lavoro in Italia. Giusi Bartolozzi ha ottenuto il sì della commissione per diventare consigliera del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti
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Due fuori ruolo illustri sono stati deliberati dal Csm. Il primo è quello dell’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, dimessasi dopo la sconfitta al referendum. Con 4 voti a favore e 2 astenuti (i componenti di Area), la Terza commissione ha deliberato la proposta di fuori ruolo come consigliera del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti e ora passerà al plenum. Dopo le dimissioni, Bartolozzi aveva chiesto il rientro in ruolo e il Csm la aveva autorizzata al rientro presso la Corte d’Appello di Roma, mancava però ancora la firma del ministro Carlo Nordio per la remissione in ruolo.
Quanto all’ex governatore della regione Puglia, Michele Emiliano, da più di vent’anni impegnato in politica, avrebbe dovuto tornare al suo lavoro di magistrato dopo la mancata candidatura in regione come consigliere. Dopo vari rimpalli durati sei mesi, infine la maggioranza del plenum del Csm ha votato - 15 voti a favore, 7 contrari e 6 astenuti - la conferma del collocamento fuori ruolo per svolgere l’incarico di consulente della Commissione parlamentare di inchiesta al Senato sulle condizioni di lavoro in Italia.
Il csm
Molto critica è stata la laica di centrodestra Isabella Bartolini, che in una nota ha commentato: «Dopo che ben tre diverse richieste finalizzate al mantenimento della posizione di fuori ruolo, attraverso incarichi di consulenza, sono state respinte dalla competente commissione per l’assenza dei presupposti» ha scritto, «c’è da chiedersi perchè abbiamo dovuto assistere alla continua ricerca di nuove soluzione per consentire il protrarsi della permanenza fuori ruolo, fino a trovare incarico presso una commissione parlamentare». E ancora, «la questione riguarda la credibilità delle regole e l’autorevolezza delle istituzioni chiamate ad applicarle». Anche il laico d’area Forza Italia, Enrico Aimi, ha commentato che «quando viene meno il presupposto che ha giustificato il collocamento fuori ruolo, il magistrato deve fare ritorno all’esercizio delle funzioni giurisdizionali”, e ancora “è tempo di confini più profondi tra magistratura e politica».
Diversa la posizione dei togati di Area, spiegata da Marcello Basilico, secondo cui «l'incarico di consulente in Commissione parlamentare è stata una scelta doverosa, quasi obbligata verso il Parlamento: in cinque anni il Consiglio ha accolto 20 richieste su 22 da parte delle commissioni parlamentare e nelle uniche sue occasioni in cui ha detto no, l'ha fatto perché i magistrati venivano da sedi che avevano scoperture superiori al 20 per cento» e non ha trascurato lo spunto polemico: «Come era prevedibile, la proposta contrapposta dei laici di destra, proprio coloro che si dichiarano attenti alla separazione tra giurisdizione e politica, è stata un pretesto per trasformare il plenum del Csm in un agone per le loro questioni politiche».
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