Per l’Ocf, questa deve essere l’ultima proroga, poi la riforma deve entrare in vigore. L’Anm invece chiede che venga abrogata, perchè non praticabile dal punto di vista degli organici
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L’entrata in vigore del gip collegiale è stata rinviata dal ministero della Giustizia di un anno, facendola slittare al 28 febbraio 2027. La decisione, giustificata dalle difficoltà organizzative, ha ricevuto reazioni opposte tra magistrati e avvocati.
L’Organismo Congressuale Forense ha fatto notare in una nota che la riforma è «volta a tutelare la libertà personale alla luce degli eccessi custodiali ai quali si assiste da decenni«, dunque il rinvio «seppur comprensibile, impone all’avvocatura di esprimere fin da ora una fortissima contrarietà a qualunque altro rinvio, non potendosi sopportare che la tutela della libertà della persona sia soccombente rispetto a problemi organizzativi. D’altronde, il rinvio di 8 mesi è ampiamente sufficiente a ovviare a qualunque difficoltà di organizzazione, anche in ragione della implementazione del numero di magistrati in servizio».
Di parere opposto l’Anm, che ha già chiesto che la riforma non solo venga rinviata, ma finisca su un binario morto. In audizione al Senato in commissione Giustizia sul decreto di rinvio, il presidente Giuseppe Tango ha detto che con il gip collegiale «si rischierà la paralisi» nei piccoli tribunali, invece in quelli medio grandi il rischio è quello di un «significativo rallentamento nell’emissione delle misure cautelari», anche per i reati di «mafia e di violenza di genere». Tango, infatti, ha parlato di «irrealizzabilità in concreto di tale istituto senza la sostanziale modifica delle attuali piante organiche».
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