Care lettrici, cari lettori

la settimana della giustizia ha ricominciato a scorrere con i problemi di ordinaria amministrazione, dopo lo shock referendario (su cui ha riferito in parlamento Giorgia Meloni).

«Interventi chirurgici», ha detto il viceministro Francesco Paolo Sisto per riferirsi a ciò di cui si occuperà il ministero per l’ultimo anno di legislatura. E in attesa di sapere di cosa si tratta sta scoppiando la polemica per l’imminente entrata in vigore del gip collegiale, con conseguenti problemi organizzativi su cui trovate un approfondimento.

Intanto, ha fatto discutere la conferma della Cassazione alla condanna disciplinare del pm Gianfranco Colace e della gup Lucia Minutella, per le intercettazioni illecite – in totale 446 – a carico di Stefano Esposito, all’epoca senatore del Partito democratico. Una questione che riapre il dibattito sul sistema disciplinare delle toghe.

L’incontro a tre

Il quotidiano del Cnf, il Dubbio, ha organizzato un confronto tra il presidente del Cnf Francesco Greco, il presidente dell’Anm Giuseppe Tango e il viceministro Francesco Paolo Sisto. In quella sede, Tango è tornato a ripetere che l’associazione non è nè diventerà mai un partito politico e che esiste la volontà di offrire un contributo tecnico per risolvere, anche insieme all’avvocatura, i problemi della giustizia. Ha tuttavia sottolineato il clima di delegittimazione durante la campagna referendaria subito dalla magistratura e ha concluso dicendo che per «voltare pagine bisogna dire che ci sono state lacerazioni, ma vanno cicatrizzate». Greco ha rivendicato invece il fatto che l’avvocatura istituzionale non ha preso posizione come Cnf, ma solo a titolo personale e fissato alcune priorità di intervento, tra cui il carcere.

Sisto, infine, è sempre più volto dialogante del ministero, con apertura a discutere per fissare le priorità della giustizia, in una sorta di «new deal» post-referendario, per proporre riforme chirurgiche di fine legislatura.

Il gip collegiale

Un problema sollevato per primo dall’ufficio gip di Milano sta diventando il dibattito tecnico della settimana. Il 25 agosto prossimo la riforma del gip collegiale entrerà in vigore e prevede che il gip in composizione collegiale abbia la competenza esclusiva per decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere o misure detentive provvisorie (nuovo articolo 313, comma 1, c.p.p.), anche quando tale applicazione segue l’interrogatorio preventivo (articolo 291, comma 1-quinquies, cpp) o eventuali aggravamenti di misure cautelari non detentive già applicate con quelle custodiali (con un’interpolazione dell’articolo 299, comma 4, c.p.p.).

Questo, è il timore dei magistrati, creerà molti problemi di incompatibilità e rischia di bloccare il lavoro in molti tribunali. Con una nota, l’Anm ha chiesto la sospensione dell’entrata in vigore: “Esprimiamo la nostra grande preoccupazione per l’entrata in vigore di una norma che può paralizzare il lavoro dei tribunali italiani. L’introduzione del giudice per le indagini preliminare collegiale il prossimo 24 agosto paralizzerà i tribunali medi e piccoli, provocherà in quelli grandi un aumento dei tempi del processo, senza alcun reale beneficio. 39 uffici gip/gup hanno un organico inferiore a tre magistrati e 28 ne hanno tre. In tutti questi uffici, la metà del totale, sarà necessario applicare altri giudici, con scopertura degli altri settori”. Dunque, “Chiediamo al legislatore una riflessione urgente per impedire tutto questo. È necessario sospendere subito l’entrata in vigore della norma fino al necessario adeguamento delle piante organiche. Il numero di magistrati italiani è poco più della metà della media europea e questo è inaccettabile se si vuole garantire un servizio efficace per la tutela dei diritti di tutti”.

La sentenza sul caso Esposito

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato in via definitiva la condanna disciplinare per il pm Colace e la Gup Minutella per aver intercettato 500 volte in modo illegale l'allora senatore del Pd Stefano Esposito, senza autorizzazione del Parlamento.

Per la Cassazione si è trattato di una «violazione di legge grave ed evidente» e ha respinto i ricorsi delle due toghe e dopo che la loro condotta era stata censurata anche dalla Consulta nel dicembre 2023.

I fatti risalgono al 2015, quando Esposito venne intercettato casualmente mentre parlava al telefono con l’imprenditore Giulio Muttoni, indagato (poi prosciolto). Nonostante fosse stato identificato come parlamentare, il pm continuò a intercettare Muttoni e le sue conversazioni con Esposito per tre anni in violazione dell’articolo 68 della Costituzione.

Al termine dell’indagine, Esposito non stralciò le intercettazioni ma chiese il rinvio a giudizio anche di Esposito, indicando come fonti anche quelle conversazioni. La gup Minutella accolse la richiesta e questo aprì il contenzioso arrivato sino davanti alla Consulta, che diede ragione al senatore, dopo sette anni di procedimenti. 

In seguito al procedimento disciplinare, Colace è stato trasferito a Milano, come giudice civile (e anche questo è stato oggetto di polemiche, vista l’importanza dell’ufficio).

Le Camere penali post-referendum

La sconfitta referendaria è pesata anche sui penalisti italiani, in campo per il Sì. In una nota, la giunta ha parlato di una fase servita “a mettere in piena luce una serie di problemi ordinamentali che riguardano il sistema giustizia e l’organizzazione della magistratura. Si tratta di criticità reali, che non possono oggi essere negate o semplicemente accantonate. Del resto, salvo rarissime eccezioni, anche chi ha sostenuto posizioni contrarie alla riforma ne ha riconosciuto l’esistenza. Consapevoli della storia del contenuto e del significato del percorso referendario appena concluso riteniamo tuttavia necessario aprire una fase nuova, orientata alla ricerca di soluzioni condivise, ragionevoli ed efficaci”.

Per questo la Giunta ha ribadito la necessità di “intervenire anche sul processo penale, riportandolo pienamente alla sua dimensione garantista di processo di parti, secondo lo spirito del codice del 1988 a tendenza accusatoria, alla luce dell’esperienza maturata in oltre trentacinque anni di applicazione concreta nelle aule giudiziarie. Occorre inoltre misurarsi con le nuove sfide poste dall’evoluzione delle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale, che stanno già incidendo profondamente sull’amministrazione della giustizia e richiedono regole, garanzie e strumenti adeguati”.

L’arbitro assicurativo

L’Organismo Congressuale Forense ha espresso forte preoccupazione per l’attuale assetto dell’Arbitro Assicurativo (AAS), richiamando criticità già emerse per l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) e l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF).

Secondo Ocf, «il nuovo istituto rischia di tradursi in una tutela più debole per il cittadino, soprattutto se confrontato con mediazione e arbitrato. A pesare è innanzitutto la mancata obbligatorietà della difesa tecnica, unita all’assenza di rifusione delle spese (art. 20 DM 55/2014), che determina uno squilibrio evidente a favore delle imprese assicuratrici, dotate di strutture legali interne, e incide sul diritto di difesa. Preoccupazioni anche sulla composizione del Collegio: la presenza di componenti nominati da IVASS – l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni – e di un membro designato dall’impresa assicuratrice alimenta un rischio concreto di parzialità percepita, lontano dai criteri di terzietà e indipendenza propri di mediazione e arbitrato. A ciò si aggiungono i limiti dell’istruttoria, con il divieto di consulenze tecniche e testimonianze, che riduce l’affidabilità delle decisioni. Ulteriore nodo è l’assenza di efficacia esecutiva: la decisione dell’Arbitro non costituisce titolo esecutivo e, in caso di inadempimento, il cittadino è costretto ad avviare un nuovo giudizio».

La questione è tecnica, ma tocca da vicino qualcosa di molto vicino agli interessi economici e di tutela dei cittadini.

Stop al parco della giustizia di Bari

Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar di Bari con cui a novembre erano stati annullati gli atti di aggiudicazione del progetto di costruzione del nuovo parco della giustizia della città, dopo i mesi nelle tendopoli degli anni scorsi a causa dell’inagibilità dei vecchi immobili e le peregrinazioni in uffici molto distanti come soluzione temporanea. Servirà una nuova aggiudicazione della gara per il progetto dei quattro edifici destinato a riunire tutti gli uffici giudiziari baresi. Ora, dunque, sarà necessario rivedere la graduatoria dell'appalto da circa 367 milioni, per il quale la consegna del primo lotto era prevista nel 2026. 

Il ddl stupri

In Commissione Giustizia è stato costituito il comitato ristretto proposto dalla presidente e relatrice Giulia Bongiorno per il ddl stupri, con l'obiettivo di arrivare a un testo condiviso di modifica dell'articolo 609-bis del codice penale sul consenso. Il gruppo è composto da Erika Stefani della Lega, Susanna Campione di FdI, Pierantonio Zanettin per Fi, Valeria Valente del Pd), Ada Lopreiato di M5S), Ilaria Cucchi di Avs e Ivan Scalfarotto di IV oltre che da Bongiorno e si riunirà con cadenza settimanale.

Anm insieme alla Corte dei conti

"Condividiamo le preoccupazioni dei colleghi dell'Associazione magistrati della Corte dei conti, esprimendo il nostro pieno sostegno alle ragioni di contrarietà alla delega contenuta nella legge di riforma della magistratura contabile. Il rischio concreto è quello della diminuzione delle garanzie per i cittadini, in particolare rispetto alla corretta spesa del denaro pubblico", si legge in una nota dell’Anm, che si è associata coì alle preoccupazioni dei colleghi della magistratura contabile rispetto alle legge ordinaria che riforma la Corte dei conti e in concreto introduce la separazione delle loro carriere.

"Gli aspetti preoccupanti sono diversi: l'introduzione di forme di separazione delle carriere, attraverso il divieto di passaggio da funzioni requirenti a giudicanti; la gerarchizzazione tra procura generale e procure regionali; il rischio che l'esercizio promiscuo delle funzioni, di controllo e giurisdizionali, previste da due norme distinte della Costituzione, diminuisca le garanzie per enti e gestori di risorse pubbliche. Nel complesso lo scenario è oltre tutto negativo sulla stessa organizzazione della Corte dei conti, a livello centrale e regionale", si legge nel comunicato.

La morte di Pietro Calogero

Il pm del “caso 7 aprile” Pietro Calogero si è spento all’età di 86 anni il 6 aprile a Padova. Da molti esponenti politici e della magistratura è stato ricordato proprio per quel processo, oltre che per i suoi anni al Csm e poi a Venezia. Su quel processo, potete ascoltare la puntata del mio podcast “Per questi motivi”.

Nomine al Csm

Uffici direttivi

Presidente tribunale Reggio Calabria: nominato Giuseppe Campagna, attualmente giudice tribunale Reggio Calabria

Procuratore Lamezia Terme: nominato Elio Romano, attualmente sostituto procuratore Catanzaro

Presidente tribunale minorenni Salerno: nominato Vincenzo Starita, attualmente fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio, vice presidente commissione adozioni internazionali

Uffici semidirettivi

Procuratore aggiunto Perugia: nominato Gennaro Iannarone, attualmente sostituto procuratore Perugia

Presidente sezione tribunale Salerno: nominata Anna Rita Motti, attualmente consigliere lavoro corte appello Napoli

Presidente sezione tribunale Lecce: nominata Virginia Zuppetta, attualmente consigliere corte appello Lecce

Presidente sezione tribunale Lecce: nominata Ida Cubicciotti, attualmente giudice tribunale minorenni Lecce

Presidente sezione tribunale Piacenza: nominato Antonino Fazio, attualmente giudice tribunale Piacenza

Presidente sezione tribunale Treviso: nominata Piera De Stefani, attualmente giudice tribunale Treviso

Presidente sezione tribunale Roma: nominata Laura Centofanti, attualmente giudice tribunale Roma

Presidente sezione tribunale Roma: nominata Wanda Verusio, attualmente giudice tribunale Roma

Collocamenti fuori ruolo

Anna Tirone, attualmente giudice tribunale Napoli: deliberato il collocamento fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia, dipartimento affari di giustizia

Andrea Stramenga, attualmente giudice tribunale Grosseto: deliberato il collocamento fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia, dipartimento affari di giustizia

Trasferimenti ordinari

Sono stati coperti i posti giudicanti e requirenti di secondo grado pubblicati con bollettino del 28 gennaio 2026. L’elenco completo dei posti è disponibile in calce

Distretto di Roma

Giudice tribunale Roma – 25 posti

Arianna Roccia, giudice tribunale Catanzaro

Lucia Fuccio Sanzà, giudice tribunale Civitavecchia

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