All’unanimità è passata la legge che delega il governo all’approvazione di decreti che riformano formazione, specializzazioni, monocompetenza, compensi, incompatibilità, deontologia e nuovo procedimento disciplinare. Ora il testo passa al Senato
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All'unanimità, la Camera ha detto sì alla riforma professionale forense, una legge delega che contiene formazione, specializzazioni, monocompetenza, compensi, incompatibilità, deontologia e nuovo procedimento disciplinare. Ora il testo passa al Senato per il via libera definitivo.
Tra le principali novità ci sono il riconoscimento della funzione fondamentale dell'avvocato per il rispetto dello Stato di diritto e la corretta amministrazione della giustizia, indicando il perimetro delle attività riservate per gli iscritti all'Ordine; la libera pattuizione del compenso parametrata secondo quanto indicato dalla legge sull'equo consenso L. 49/2023; l'obbligo di formazione professionale su base annuale, con sanzioni in caso di inadempienza; l'omogeneità dei programmi didattici delle scuole forensi e la riforma dell'esame di Stato, con una sola prova scritta ed ora da svolgere in un'unica sessione annuale; la riforma del sistema di lezione dei membri del Consiglio nazionale forense tramite voto ponderato dei consigli degli Ordini locali.
Il presidente del Cnf, Francesco Greco, ha detto che «con il voto in prima lettura alla Camera, l'avvocatura volta pagina. Dopo quasi quattordici anni in cui il mondo, la società, il mercato e la giurisdizione sono profondamente cambiati, si apre finalmente la strada a una riforma organica, moderna e al passo con i tempi: una riforma capace di adeguare la legge professionale forense alla realtà contemporanea e di rendere l'avvocatura più vicina ai cittadini e ai loro diritti».
E ancora, «in linea con quanto già previsto per le altre professioni ordinistiche anche gli avvocati potranno partecipare agli organi gestori delle società di capitali senza perdere l'iscrizione all'albo» e «l'indipendenza e la libertà dell'avvocato vengono riconosciute come principi fondanti dell'ordinamento professionale e presidio essenziale dello Stato di diritto. È un riconoscimento politico e istituzionale di grande rilievo del ruolo costituzionale della difesa e della funzione civile e sociale dell'avvocatura».
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