Torna davanti al Csm il caso della procura di Nola. I fatti cominciano nel 2021, quando dodici sostituti procuratori su tredici dell'Ufficio presentano un esposto alla procura generale di Napoli contro l'allora procuratrice Laura Triassi per comportamenti ''gravemente scorretti''. Tarissi è stata sanzionata con la censura e il trasferimento alla procura generale di Potenza, tuttavia lo stesso esposto ha dato vita a un altro procedimento disciplinare.

Nell'esposto presentato da cinque sostituti, infatti, si fa riferimento a registrazioni audio di documentazione dei comportamenti della procuratrice, e proprio il possesso di questi file ha dato vita a un nuovo procedimento. I cinque - Patrizia Mucciacito, Arturo De Stefano, Sarah Caiazzo, Luca Pisciotta, Gianluigi Apicella - sono stati assolti nel 2024 dalla sezione disciplinare del Csm ma la sentenza è stata annullata con rinvio dalle Sezioni unite della Cassazione.

Con il risultato che il disciplinare è tornato davanti alla sezione e la procura generale della Cassazione ha chiesto per le cinque toghe la sanzione della censura sostenendo che «esistevano mezzi alternativi e leciti per tutelarsi, come rivolgersi alle sedi competenti. Le registrazioni sono iniziate prima della presentazione della denuncia e dal quadro delineato la condotta così come descritta è affetta dalla gravità richiesta dalla legge. La gravità è dovuta alle registrazioni non consentite. Il contesto non va minimizzato, la procura generale non ha nulla contro i giovani sostituti ma sono state registrate riunioni investigative, operative e organizzative correndo il rischio potenziale di compromettere le attività».

I difensori dei cinque magistrati hanno invece chiesto l'assoluzione, spiegando che «occorre evitare di infliggere a questi magistrati un'ulteriore umiliazione. Va evitata quella che sarebbe un'assoluta ingiustizia: considerare questi colleghi al pari di chi questa situazione l'ha determinata sarebbe davvero ingiusto» e «a rompere il clima di leale collaborazione non sono stati di certo i colleghi che assistiamo. Il problema qui non è il mezzo ma il fine, e il fine è sempre stato quello di proteggersi. Come fa un soggetto a proteggersi da una persona con una spiccata propensione alla manipolazione? Questi colleghi volevano tutelare l'ufficio e i valori della giurisdizione».

La decisione della sezione disciplinare, in diversa composizione, è attesa per il prossimo 8 settembre.

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