Il decreto legislativo appena approvato porta l’Ai nelle attività di polizia, ma intanto applicativi ministeriali per il settore civile continuano a funzionare male, con blocchi e problemi
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Il 30 settembre è entrato in vigore il decreto legislativo 160 del 2026, che porta l'intelligenza artificiale nelle attività di polizia e nelle indagini preliminari.
La questione è controversa e delicata e l'ha analizzata su Questione Giustizia l'ex magistrato Nello Rossi, il quale ha rilevato che «il legislatore europeo e quello italiano hanno scelto di limitare ad ipotesi eccezionali e rigorosamente tassative il ricorso a forme di identificazione biometrica attuate con l'intelligenza artificiale, prevedendo inoltre un regime di autorizzazioni imperniato sul pubblico ministero e/o sul giudice delle indagini preliminari», tuttavia ci sono delle criticità. In particolare, «lo spazio ampio riservato al Ministero dell'Interno nell'integrare, con proprio decreto, la disciplina normativa sia per le difficoltà di realizzare la necessaria sorveglianza umana su sistemi di intelligenza artificiale che non abbiano incorporato limiti già nella loro fase di progettazione e di realizzazione».
i disservizi nei tribunali
Se l'intelligenza artificiale entra nel lavoro delle procure, nei tribunali la digitalizzazione effettiva è ancora lontana. A dimostrarlo è il fatto che gli applicativi ministeriali per il settore civile continuano a funzionare male, con blocchi e problemi.
A denunciarlo sono stati i magistrati. Il gruppo di Area ha scritto che «da giovedì pomeriggio, in piena settimana lavorativa, gli applicativi ministeriali per il settore civile funzionano a singhiozzo, non se ne conosce il motivo, non si sa quando riprenderanno a funzionare» e ancora «i cittadini italiani meritano una giustizia moderna e che funzioni. I magistrati sono costretti ad improvvisare soluzioni. Il ministero dovrebbe dare risposte certe sugli investimenti in tecnologia e sulla adeguata formazione ed assistenza degli operatori».
Anche le toghe di Magistratura indipendenti hanno parlato di «inaccettabili malfunzionamenti degli strumenti informatici», che «rallentano attività giudiziaria» e «hanno impedito a molti magistrati di svolgere attività essenziali quali la firma digitale dei provvedimenti, il deposito degli atti e l'estrazione dei fascicoli». E ancora, «non è accettabile che il funzionamento della giurisdizione venga affidato a strumenti informatici privi delle necessarie garanzie di affidabilità, assistenza e tempestiva gestione delle criticità. Ancora più grave è che, a fronte di blocchi che incidono direttamente sull'attività giudiziaria, magistrati e personale siano spesso lasciati senza indicazioni chiare e senza un efficace supporto tecnico».
La richiesta è che il ministero investa in risorse e infrastrutture digitali, oltre che in centri assistenza e strutture di supporto per gestire le emergenze come quelle dei giorni passati.
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