Il disegno di legge di riforma del Consiglio universitario nazionale presentato al giudizio del Senato per iniziativa del governo cancella il rappresentante dell’Interconferenza, riduce la rappresentanza studentesca e quelle delle singole Aree disciplinari. Qual è la logica?
Il Consiglio universitario nazionale è un organo di consulenza del ministro dell'Università e della Ricerca: fornisce pareri preventivi non vincolanti sui suoi atti, a partire da quello sul Fondo di finanziamento ordinario agli atenei.
Ma è anche un organo di rappresentanza del mondo universitario. In base a una legge del 2006 è composto, su base elettiva, da 58 membri: 42 in rappresentanza di 14 aree disciplinari, più tre per conto dei sindacati del personale amministrativo.
Si aggiungono membri designati da organismi come la Conferenza dei rettori, il Consiglio nazionale degli studenti e il Convegno permanente dei direttori generali, nonché del Coordinamento delle Conferenze dei presidi di facoltà e dei direttori di dipartimento (detto anche Interconferenza).
Quest'ultima componente ha un unico rappresentante che porta il contributo di quella che si può definire la governance di secondo livello degli atenei italiani.
Infatti, le singole Conferenze di presidi e direttori mettono assieme persone che sovrintendono e organizzano le strutture universitarie (di per sé realtà multidisciplinari), soprattutto in funzione dell'attività didattica e di coloro che sono la vera ragione di essere delle università: studenti e studentesse.
Il disegno di legge appena presentato al giudizio del Senato per iniziativa del governo, ovvero della ministra Bernini, cancella quest’ultima rappresentanza ed è lecito chiedersi perché: davvero è inutile l’esperienza di chi dirige facoltà e dipartimenti (e quindi indirettamente i Corsi di laurea e laurea magistrale)?
Inoltre, lascia agli altri organismi su ricordati solo un diritto di tribuna, mentre riduce discutibilmente la rappresentanza studentesca (da otto a tre) e le rappresentanze delle singole Aree disciplinari da tre a due elementi, ciascuna (un professore ordinario e un professore associato in alternativa, quest’ultimo, a un ricercatore).
Riguardo all’esclusione dal futuro Cun del rappresentante dell’Interconferenza colpisce che nessuna interlocuzione vi sia stata con tale organismo e ci si chiede se la Commissione VII (Cultura) del Senato vorrà audirne un rappresentante.
La riduzione della consistenza numerica del Cun sembra non tenere presente il vasto e pesante lavoro svolto dall’Organo: al di là dei pareri sugli atti ministeriali, esso ha scritto e, di recente, riscritto le Classi di laurea, ha creato i Gruppi scientifici didattici nei quali si raccolgono tutti i docenti, come voluto da una legge del 2022, ma soprattutto ogni anno esamina i Corsi di laurea delle varie università, chiedendo eventuali opportune modifiche per autorizzarne l’attivazione.
Inoltre, esamina un enorme numero di pratiche riguardanti singole persone: riconoscimenti di laurea o dottorato conseguito all’estero, riconoscimenti dei titoli delle Università pontificie, pareri sulle richieste di cambio di Settore scientifico didattico di singoli docenti, pareri sulla documentazione di alcuni candidati a concorso ecc.
Si è certi che il Cun debba essere indebolito, almeno nei numeri, ed essere un po’ meno rappresentativo del mondo universitario? Si ricordi che esso è l’unico Organo pubblico a fronte di organismi pur autorevoli ma tutti di natura privata, che quel mondo rappresentano. Infine, paradossalmente esso, secondo il ddl, avrà ancora altri compiti di rilevante peso e interesse, oltre quelli che già svolge.
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