«È più importante essere pronti a rappresentare un’alternativa che prendere lo 0,1 per cento in più. Temo però che fino al 9 giugno questo appello sarà poco ascoltato», così Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato.

L’obiettivo di Giuseppe Conte sarebbe quello di rosicchiare voti al Pd alle elezioni europee, dove il sistema elettorale proporzionale consente una lotta di tutti contro tutti. Dopo quelle elezioni, e possibilmente avendo accorciato le distanze dal Pd, potrebbero ripartire le trattative per un’alleanza elettorale su basi più solide. Cioè con una maggiore forza contrattuale da parte di Conte anche a costo di una pesante conseguenza collaterale: facilitare l’avanzata della destra nelle prossime elezioni amministrative a Bari e nelle regionali in Basilicata e Piemonte.

La lotta sarebbe comunque difficile. Ma, a questo punto, l’esito sembra scontato. Bisogna ammettere che una strategia più selfish di questa è difficile da immaginare.

Selfish o egoista, in senso proprio, come lo è il piano d’azione di un cittadino che ragiona in funzione di un interesse molto circoscritto, in questo caso quello di conquistare la leadership dell’eventuale coalizione contro la destra.

Risentimento

A cosa servirebbe, se non a questo, il piano dei 5 stelle di rosicchiare voti al Pd? Conte ha usato toni savonaroliani per giustificare la rottura. Ma è probabile che ci siano anche ragioni psicologicamente personali, come il piano di riconquista della posizione di capo del governo dalla quale Conte è stato scalzato pochi anni fa.

Risentimento e desiderio di riscatto sono comprensibili, anzi umani. Il fatto è che la politica ha le sue regole che non si accordano con le passioni tristi, come è il risentimento. Una passione che mal consiglia perché inchioda al passato e non indica le strade che portano al perseguimento di un vero interesse.

Come ci spiega Machiavelli, il cittadino che non riesce a fare il passo oltre una valutazione essenzialmente personale delle cose del mondo (della politica) lavora involontariamente per la sconfitta, nonostante le sue possibili vittorie. Scegliere, ad esempio, di avvantaggiare la destra in anticipo in una regione e una grande città del Sud faciliterà il progetto della destra di portare il Sud a condividere il progetto di autonomia differenziata, una politica suicida per il Sud.

Strategia improvvida

Insomma, comunque la si giri, questa scelta savonaroliana di Conte appare improvvida da più punti di vista e, in prospettiva, perdente per tutti coloro che hanno a cuore le questioni di giustizia per il Paese.

È vero, però, che il savonarolismo non piove dal cielo e ha le sue ragioni.

Si prenda, per esempio, quanto detto da Gianni Cuperlo in un’intervista al Quotidiano, e cioè che il notabilato, i capibastone, i voti di scambio nel Pd evidenziano una questione di corruzione politica, non solo giuridica. Sono il risultato della distruzione di quel partito.

Lo ha detto Elly Schlein intervenendo a Bari: «Chiedo a tutti i nostri militanti e amministratori di essere i nostri anticorpi sul territorio, di difendere i principi della buona politica, di alzare la guardia e denunciare ogni irregolarità, di segnalare ogni stranezza, di aiutarci a tenere fuori gli interessi sbagliati e il malaffare».

I partiti liquidi o leggeri sono la versione peggiore della forma partito. Senza militanti e senza organi di controllo che abbiano la forza di sorvegliare e frenare l’umana sete di potere, un partito diventa fatalmente un taxi per mete non confessabili. Schlein è stata molto esplicita fin dalla sua elezione a segretaria. Il savonarolismo va disinnescato mettendo subito in atto questo rinnovamento. Se non ora, quando?

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