Il mondo è cambiato rispetto a trent’anni fa ed è cambiata l’Italia. Purtroppo molti dirigenti del centro-sinistra faticano a prendere atto e questa mancanza di lucidità, di studio e di comprensione pesa come un macigno sulle possibilità di battere la destra e di far bene al paese.
Intanto è cambiata l’economia italiana e quello di cui, oggi, ha bisogno. Non le ricette di trent’anni fa. Ma investimenti pubblici per colmare il divario con le altre economie avanzate, a partire dall’istruzione e ricerca e dalla pubblica amministrazione. E interventi che riducano le disuguaglianze e ridiano garanzie, diritti, dignità e potere d’acquisto al lavoro.
Nell’attuale quadro macro-economico, e dati i vincoli europei, il modo migliore, e più giusto, per trovare le risorse necessarie agli investimenti è con la redistribuzione fiscale: cioè andando a prendere i soldi dove ci sono e sono stati molto poco tassati finora, fra i grandi profitti, le grandi ricchezze e le rendite. O si capisce questo, o non c’è «riformismo» che tenga; ma solo demagogia o, al meglio, parole al vento.
Per fare un altro esempio. Le imprese manifatturiere, a partire dal 2008, hanno avviato una trasformazione che ha dato risultati positivi, anche nel contesto internazionale, pur persistendo il problema della piccola dimensione. Ma l’Italia rimane particolarmente debole nei servizi e questo perché non ha le competenze per posizionarsi nei comparti a più alto valore aggiunto; con i suoi bassi livelli di istruzione non può che tirare a campare in quelli a basso reddito e bassa innovazione, favorita da un persistente occhio di riguardo per la piccola dimensione, anche fiscale, e da leggi che incentivano la precarietà del lavoro e i bassi salari.
Imparare dagli errori
Oltre all’economia, sono cambiati poi il quadro politico e le regole della competizione. Oggi nel centro-sinistra non è possibile riproporre lo schema del passato, con un programma comune fin nei minimi dettagli e un leader della coalizione magari esterno ai partiti. Primo, perché il Pd è stato creato proprio per evitare tutto questo. Secondo, perché le altre forze, dai centristi ai Cinque stelle, non sono riconducibili a un programma comune. Terzo, perché la legge elettorale è per due terzi proporzionale e, mentre rende necessarie le alleanze (per il terzo che manca), consente una certa differenziazione.
È giusto quindi che ogni forza della coalizione vada con il proprio programma, valorizzando il suo elettorato, nella parte proporzionale; e stringendo un accordo per il maggioritario. Sarà premier poi, logicamente, il leader o la leader della formazione più forte. Come del resto fa con un certo successo la destra, che infatti governa l’Italia. E come, fra parentesi, scrissi su queste colonne che occorreva fare già nel 2022; magari, ci saremmo risparmiati l’attuale maggioranza schiacciante di destra, senza precedenti.
Pazienza per allora, ma perseverare è diabolico. Almeno impariamo dagli errori compiuti. Nel frattempo, da qui al voto, il Pd ha una via da percorrere: crescere, nel paese, recuperando il consenso presso i milioni di italiani che hanno smesso di votarlo; e senza perdersi in dibattiti politicisti. Come infatti sta facendo, per fortuna.
Il mondo cattolico
Inoltre è cambiato il mondo cattolico. Basterebbe non dico leggere, ma anche solo sfogliare le encicliche di papa Francesco per capire la distanza notevole fra la sua chiesa e quei navigati dirigenti cattolici, di centro-sinistra, che si richiamano a un moderatismo ormai fuori tempo.
I temi su cui insiste la chiesa di Francesco sono, oggi e da diversi anni: la critica all’attuale sistema economico, che sta distruggendo l’ambiente e aumenta le disuguaglianze; la pace, fondata sul riconoscimento della pluralità del mondo; i diritti dei migranti. Su tutti e tre, la segreteria di Elly Schlein risulta a lui molto più vicina di quanto non siano i centristi cattolici che la criticano.
La chiesa cattolica continua anche a essere, vero, conservatrice sui diritti civili, benché molto meno che in passato: ma non è più l’argomento centrale; e comunque, la storia mostra che i diritti delle persone Lgbt sono stati, anche in Italia, una conquista di civiltà e che aveva torto chi frenava, semmai, anche nel centro-sinistra; non a caso, in tutta Europa oggi concordano su questo anche molti moderati di centro-destra. In Italia, anzi bisognerebbe andare avanti (con il matrimonio egualitario, la legge contro l’omolesbotransfobia, il diritto alla dolce morte, la difesa del diritto all’aborto legale); davvero i cattolici di centro-sinistra vogliono criticare Schlein su questi punti, alleandosi con la destra estrema?
La crisi climatica
Infine, soprattutto, è cambiata la prospettiva ideale in cui viviamo e ci muoviamo, in cui ciascuna forza progressista, o riformista, o anche semplicemente democratica ha il dovere di agire. La questione fondamentale, e quel che marca la distanza abissale con le destre al potere in tutto il mondo, è la crisi climatica. Dove è chiaro che il mercato da solo non ce la fa e sono necessari massicci interventi pubblici di regolazione, programmazione, investimento, redistribuzione.
Se non facciamo questo, andremo incontro (anzi, ci siamo già dentro fino al collo) a un mondo di crescenti instabilità e conflitti che metteranno anche in crisi la democrazia; e l’Italia peraltro è uno dei paesi più esposti alla crisi climatica. O si pone questo tema al centro del pensiero politico, economico e sociale del Pd, come di tutto il centro-sinistra, o il Pd non avrà futuro o comunque non sarà utile al paese. Schlein ne è consapevole, molto più dei suoi critici.
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