«Il presidente della Repubblica in Italia dispone di alcuni importanti poteri che investono vari ambiti, tra cui quello di sciogliere «le camere o anche una sola di esse». L’articolo 88 della Costituzione prevede che il presidente non possa esercitare tale potere nel periodo che segna l’ultimo semestre del suo mandato, a meno che questo periodo non coincida, anche solo in parte, con gli ultimi sei mesi di legislatura. Oggi non ci troviamo nella condizione della scadenza sovrapposta – la legislatura scade nel marzo del 2023 –, e ne deriva che alla fine del prossimo mese di luglio inizierà il cosiddetto “semestre bianco”.

La logica intrinseca di questa limitazione temporale, presente anche in altri ordinamenti (Portogallo, ad esempio, sebbene in un sistema semi-presidenziale), risiede nella volontà di evitare che il capo dello Stato pro tempore proceda allo scioglimento a ridosso della fine del proprio mandato con l’intento di dilazionare l’elezione del successore ovvero di esautorare un parlamento che egli considera ostile alla eventuale sua rielezione. Va sottolineato che l’atto di scioglimento, al pari degli altri provvedimenti presidenziali, deve essere controfirmato, in questo caso dal presidente del Consiglio. E nel caso questi rifiutasse di controfirmare, il presidente dovrebbe rinunciare allo scioglimento ovvero adire la Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni. Scenari articolati, in cui le prerogative non sono mai state chiarite.

Alcuni casi storici rendono l’idea di quale sia stato il comportamento del presidente nel “semestre bianco”. Giovanni Leone si dimise due settimane prima che iniziasse l’ultimo semestre da inquilino del Quirinale a causa delle accuse di illeciti, risultate poi infondate, e del mancato sostegno dei partiti “costituzionali”. Il presidente Ciampi, unico caso “limite”, durante il semestre bianco procedette allo scioglimento anticipato delle camere, seppure di soli due mesi, ma si trattò di mere ragioni tecniche ché la legislatura era ormai esaurita. Giorgio Napolitano rassegnò le dimissioni durante il “semestre bianco” per eleggere il suo successore, che fu poi egli stesso sebbene per soli due anni. Il caso più eclatante rimane quello di Antonio Segni che nel celebre messaggio alle camere del 1963 avanzò l’idea di abolire il “semestre bianco”, e di conseguenza la non immediata rieleggibilità del presidente.

Effetto deterrente

Come giustamente segnala il costituzionalista Stefano Ceccanti, gli scioglimenti durante il primo sistema partitico (1948-1993) avvenivano di concerto tra i partiti della maggioranza non essendo possibile l’alternanza. Nella fase bipolare (1994-2013), seppur con sfumature, gli assetti partitici erano abbastanza chiari e, dunque, l’intervento presidenziale era poco incisivo. Il deterrente dello scioglimento anticipato funziona invece nell’attuale periodo di destrutturazione del sistema partitico che senza il potenziale della frusta presidenziale cadrebbe nel caos.

Prima che inizi formalmente il “semestre bianco” della presidenza Mattarella rimane uno spazio per far cadere il governo in carica ed eventualmente confidare nello scioglimento anticipato del parlamento. La primavera potrebbe stimolare gli ultimi appetiti di elezioni. Ma vanno considerate, ovviamente, anche la pandemia, la dinamica europea, la presidenza del G20, etc. L’attuale parlamento ha dunque poche settimane per decidere di auto-condannarsi alla fine anticipata. Nel caso, assai probabile, che non succedesse nulla entro fine luglio, gli scenari politici sarebbero di due tipi. Nel primo, aumenterebbe la conflittualità all’interno della maggioranza, con il rischio di perdita di efficacia decisionale.

Anche l’opposizione sarebbe interessata a tenere alto il livello della tensione sicura di non rischiare, ma anzi preparando la campagna elettorale. La palude sarebbe lo sfondo, con crisi di governo, conflitto e stasi decisionale fino a febbraio 2023. La seconda prospettiva, opposta, potrebbe aprire le porte a una collaborazione più intensa nella maggioranza per capitalizzare l’azione di governo e condurre in porto le politiche avviate. Il presidente della Repubblica durante il “semestre bianco” non è in esercizio limitato o dimezzato delle sue prerogative. Sergio Mattarella, anche dopo il luglio 2021, garantirà il pieno esercizio della funzione presidenziale. Spetta ai partiti politici, di maggioranza e opposizione, al governo, e alle altre articolazioni dello stato, condurre con “disciplina e onore” il loro mandato fino in fondo, garantendo il fondamentale equilibrio dei poteri.

Senza il tutore politico e istituzionale lo scenario di una perenne instabilità con deriva assemblearista è dietro l’angolo. La competenza, la saggezza e l’equilibrio istituzionale del presidente Mattarella sono una garanzia circa l’esercizio del suo mandato. Un monito per i partiti. E un viatico per il paese.

 

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