Salotti, vernissage, Premio Strega, Jackie O’, vita notturna, politica ma soprattutto cibo. La grande bellezza vista dalla sua fotocamera a tutto flash (ma che ne sa Terry Richardson) passava dalla maionese di un tramezzino addentato con avidità in un buffet che raduna ospiti dalle provenienze disparate e variegate, presidenti della Repubblica, ambasciatori, industriali, Pasolini, Valeria Marini
Ultimo tango a Zagarol. Nessun titolo suona meglio della parodia con Franco Franchi di Ultimo tango a Parigi per la scomparsa di Umberto Pizzi, che viveva nella campagna di Zagarolo, e che con le foto scattate in sessant’anni ha a sua volta parodiato una grande opera cinematografica. Non il lavoro del maestro Bertolucci ma, più ambiziosamente, lo spettacolo del potere all’italiana.
A cosa pensavano gli sceneggiatori di Boris quando hanno scritto la battuta sulla locura, lessico famigliare di un paese di morte e canzonette? Con molta probabilità, a una galleria di Pizzi. Salotti, vernissage, Premio Strega, Jackie O’, vita notturna, politica ma soprattutto cibo. La grande bellezza vista dalla fotocamera a tutto flash di Umberto Pizzi (ma che ne sa Terry Richardson) passava dalla maionese di un tramezzino addentato con avidità in un buffet che raduna ospiti dalle provenienze disparate e variegate, presidenti della Repubblica, ambasciatori, industriali, Pier Paolo Pasolini, Valeria Marini.
Il pendolo arci-italiano che oscilla tra dolce vita e vita cafonal, galleria degli orrori di palazzo e Wunderkammer dei fasti nostrani, il meglio e il peggio da Cinecittà a Montecitorio, dualismi obbligatori imposti dalla città eterna che eterna dura, finché non finisce la festa. Tra tende damascate e posate di plastica, le pregiate prede di Pizzi ridono, starnazzano, ballano, salutano, si fiondano sui piatti a prescindere dallo status, come si diceva in tempi romani, o dallo standing, come si dice oggi in tempi manageriali.
Di fronte a una tartina coi gamberetti, non c’è pedigree istituzionale o nobiliare che regga. Da Gianni Agnelli con Ramona Ridge al divo Giulio apatico con l’odalisca che gli danza alle spalle, l’Italia fotografata da Pizzi prima di smartphone molesti e democrazia diretta del gossip è ormai estinta. Resta giusto da smaltire la sbornia di quei bagordi.
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