Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo dei mutamenti prodotti dalle nostre vacanze, a partire dai gusti che si ibridano. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


A quasi dieci anni dalla pubblicazione, Non è mica la fine del mondo di Tuono Pettinato e Francesca Riccioni (Rizzoli, 2017) è invecchiato sorprendentemente bene. Il punto di partenza è un classico della fantascienza: milioni di anni dopo l’estinzione dell’umanità, un gruppo di alieni visita la Terra. Ma gli autori svuotano immediatamente l’estetica fantascientifica tradizionale per allestire una satira dei comportamenti umani. Gli alieni appartengono a un gruppo turistico intergalattico e denotano tutti i più irritanti comportamenti di vacanzieri qualsiasi: scattano selfie, fotografano il pianeta per far ingelosire i colleghi, piccoli marziani pestiferi torturano microscopici animaletti superstiti, le mogli si impressionano, si litiga allo snack bar davanti a un’insalatona galattica, un filoncino supernova o un brodetto primordiale. È l’umorismo tipico di Pettinato, fatto di nonsense misurato, straniamento e risate a denti stretti.

All’interno della cornice comica si sviluppa un fumetto saggio. La guida turistica “Only Planets”, ad uso alieno, ricostruisce la crisi ecologica dalla rivoluzione industriale ai movimenti ambientalisti del Novecento, fino a un futuro che appare meno remoto di quanto vorremmo. Come nella più chirurgica fantascienza sociologica, il futuro diventa uno strumento per interrogare il presente: la difficoltà di comunicare la crisi climatica, la polarizzazione del dibattito pubblico, il rapporto tra scienza e politica e il rischio che l’allarme generi rassegnazione anziché consapevolezza. Il merito del volume è rendere accessibili temi complessi senza banalizzarli, con inserti umoristici utili a ristabilire un tono medio che agevola il discorso. Anche il cibo diventa un indicatore della catastrofe: le catene di fast food compaiono nella rassegna di ipotetiche calamità che hanno condotto all’estinzione.

Sul piano grafico ritornano i tratti distintivi di Tuono: l’estetica del pupazzetto buffo, una gestione libera della tavola e un immaginario che mescola divulgazione televisiva alla Quark, cartoni Hanna-Barbera e marziani alla Mars Attacks!. I colori paludosi del presente narrativo contrastano con il blu asettico del manuale per alieni, suggerendo una conclusione tanto ironica quanto amara: se l’umanità dovesse scomparire, per il cosmo non sarebbe poi un gran problema. Con una presa di coscienza collettiva, politiche ambientali adeguate e un cambiamento concreto nei modelli di produzione e consumo, però, siamo ancora in tempo a evitarlo.

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