Tarrare è il protagonista de L’insaziabile, un graphic novel che rilegge la Rivoluzione francese attraverso la lente prismatica del disturbo mentale. Affetto da un’incontenibile iperfagia, incarna l’essenza della crisi francese: la fame, la miseria me il divario sociale. Un monito universale sulla fragilità umana di fronte ai grandi ingranaggi della Storia
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Cosa ci fa un polifago tra i rivoluzionari che assaltano la Bastiglia? Tarrare è il protagonista de L’insaziabile (Michele Petrucci, Coconino, 2020), un graphic novel che rilegge la Rivoluzione francese attraverso la lente prismatica del disturbo mentale.
In un’epoca di mutamenti epocali, Petrucci sceglie di intrecciare le grandi gesta di politici e strateghi con le vite di chi la Storia l’ha subita ai margini: figure che si sono distinte non per ideali, ma per una diversità in cui si rispecchiano soprusi senza tempo.
Fame e miseria
Affetto da un’incontenibile iperfagia, Tarrare incarna l’essenza stessa della crisi francese: la fame, la miseria, il divario sociale, l’eccesso. Cacciato dalla famiglia di contadini a causa del problema psico-fisico che ne determina le azioni, Tarrare attraversa la vita e la Storia come un paria, poi come fenomeno da baraccone e infine come soldato.
Non per scelta politica, ma per necessità biologica: si arruola volontario nell'esercito rivoluzionario solo per garantirsi un pasto. Preda di un istinto che annulla ogni agentività, mangerebbe qualsiasi cosa, viva o morta, edibile o meno.
La narrazione, mediata dalla prospettiva del medico che lo segue a Parigi, ricostruisce il decennio che va dallo scoppio della Rivoluzione alla morte del protagonista, causata dal cronicizzarsi delle conseguenze fisiche della sua insaziabilità.
È un racconto che non si compiace della mostruosità di un personaggio storico ormai noto, anzi indirizza il lettore all’empatia: la condizione di Tarrare – capace persino di divorare un infante nell'abisso della sua malattia – è il risultato estremo di una psiche fragile devastata dall’indigenza.
Occhi vuoti
Il segno di Petrucci è grottesco e tremulo, strutturato in linee sottili che rendono iconici paesaggi rurali, campi militari e i palazzi del potere rovesciato. Spicca una scelta di caratterizzazione psicologica sapiente: gli occhi dei personaggi sono buchi bianchi, vuoti, privi di direzione. Le eccezioni sono il medico Percy e Clarisse, una prostituta figlia naturale di un nobile – gli unici capaci di vedere l’uomo dietro il disturbo.
Attingendo a una testimonianza clinica reale, Petrucci riesce nell'intento di rendere viva e attuale una materia che spesso appare imbalsamata nei manuali. In questo presente, la vicenda di Tarrare smette di essere una curiosità medica per diventare un monito universale sulla fragilità umana di fronte ai grandi ingranaggi della Storia.
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