Quello tra economia e cultura è stato spesso raccontato come un rapporto di tensione, talvolta a segni alterni. Ma le risorse non sono soltanto numeri, procedure e vincoli. Cultura ed economia possono diventare visione.
I Dialoghi di Federculture nascono da un’idea semplice: offrire ai tanti che compongono la nostra comunità un’occasione in più per interrogarsi sul valore profondo della cultura, lasciandosi ispirare da uno sguardo (parzialmente) esterno al nostro mondo.
Il 3 dicembre, all’avvio di questa iniziativa, è stato il cardinale Tolentino de Mendonça a guidarci in una riflessione su Cultura è Comunità. Oggi, a Napoli, sarà Daria Perrotta, Ragioniera generale dello Stato, a offrirci il suo punto di vista. Quello di chi guarda alla cultura dalla prospettiva della programmazione delle risorse pubbliche e, più in generale, dell’economia.
Economia e cultura
Quello tra economia e cultura è stato spesso raccontato come un rapporto di tensione, talvolta a segni alterni. Negli anni ci siamo sentiti dire che «con la cultura non si mangia» o, al contrario, che la cultura è il principale «giacimento» che il nostro Paese può sfruttare per poter far crescere il proprio Pil.
In mezzo a queste due rappresentazioni resta una domanda più seria: come tenere insieme il valore della cultura e la necessità di governare risorse, tra limiti e priorità? Chi opera nel nostro settore si confronta abitualmente con tagli e vincoli e ogni giorno ingaggia la battaglia per mettere a terra progetti, provando a renderli sostenibili. Non di rado tutto questo proietta sul rapporto tra cultura ed economia una luce negativa, una stanchezza profonda. E l’economia viene spesso subita come un male necessario. Qualcosa di cui non possiamo fare a meno, ma dal quale vorremmo svincolarci per lasciar correre libera la creatività.
Far crescere una comunità
Forse, però, il rapporto tra economia e cultura è più profondo e più fecondo di quanto abitualmente pensiamo. Partiamo dal greco. Economia viene da oikos e nomos. La casa e la regola. Non una regola asettica, ma il modo in cui si amministrano le risorse disponibili per proteggere, nutrire e far crescere una comunità. Cultura, in greco, si dice, invece, paideia. Un termine che traduciamo abitualmente con educazione, ma che contiene una valenza più ampia. Paideia significa formare, far crescere, prendersi cura. Un gesto che in latino si dice colere, coltivare, da cui cultura. Così intese, economia e cultura appaiono già molto meno lontane. L’economia non è semplicemente il calcolo freddo delle risorse ma la regola che consente di gestirle con l’obiettivo di far vivere e far crescere una comunità.
La cultura, d’altro canto, non è un ornamento, un lusso. È il processo attraverso il quale quella comunità prende coscienza di sé, si forma e disegna il proprio orizzonte, attingendo forza e possibilità dalle proprie risorse. Non può esserci buona economia se non dentro una progettualità capace di individuare futuro; non può esserci vera cultura se non partendo dall’onesta consapevolezza di ciò che siamo e di quello che abbiamo.
Quale casa vogliamo costruire?
Ma torniamo ancora al greco. Nomos – che traduciamo con legge – nel greco arcaico indicava la misura che guidava la composizione e l’esecuzione di un canto. Il rispetto dei limiti e l’osservanza dei tempi, dunque, sono parte essenziale dell’atto poetico.
L’economia, quindi, come il ritmo, ci dà la misura per la realistica attuazione di un programma, consentendo alla creatività di disegnare un percorso, così come fa la melodia, e di trovare pienezza in un contesto sociale, aggregandolo in modo armonico.
Il dialogo tra cultura ed economia non deve essere vissuto come l’incontro forzato tra due mondi incompatibili. Deve, piuttosto, essere riconosciuto come uno dei luoghi decisivi in cui si misura la qualità delle nostre politiche pubbliche. La loro capacità di mettersi al servizio di un racconto di sviluppo integrale della persona e della comunità.
Chiudendo il cerchio, se l’economia è la regola della casa, allora la domanda decisiva è quale casa vogliamo costruire. Le risorse non sono soltanto numeri, procedure e vincoli, ma strumenti attraverso cui scegliere il passo giusto per incamminarci verso un orizzonte di autentico sviluppo umano che solo la cultura può mostrarci. Ritornando a ragionare insieme, cultura ed economia cessano di essere calcolo e illusione e possono diventare visione.
Venerdì 3 luglio 2026 alle ore 10.45 presso la Fondazione Banco di Napoli approda a Napoli I Dialoghi di Federculture, il ciclo di incontri promosso da Federculture dedicato ai temi della cultura, delle istituzioni e della responsabilità pubblica. Protagonista del secondo appuntamento sarà Daria Perrotta, Ragioniera generale dello Stato, che interverrà sul tema Cultura è Visione: bilanci, patrimonio e prospettive offrendo una riflessione sul rapporto tra valorizzazione del patrimonio culturale, gestione delle risorse pubbliche e programmazione economica. L’incontro sarà aperto dai saluti istituzionali di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e di Onofrio Cutaia, assessore alla Cultura della Regione Campania. Seguirà l’introduzione di Francesco Spano, direttore di Federculture. Dopo la lectio magistralis di Daria Perrotta, è previsto un contrappunto affidato a Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli. L’appuntamento terminerà con le conclusioni di Andrea Cancellato, presidente di Federculture.
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