Ebbene sì, è proprio lungo oltre un secolo il mistero che circonda la narrazione di Marcello Marchesi, scrittore e giornalista nato a Milano ben 114 anni fa.

Questo atavico arcano riguarda il perché le sue battute sferzanti, i giochi di parole taglienti, il suo humour italiano ma non troppo nato intorno agli anni Trenta e arrivate fino agli anni Settanta del Novecento, siano ancora oggi così efficaci e presenti nel linguaggio pop quotidiano.

Proprio poche settimane fa, mentre vedevamo la 76ma edizione di Sanremo, quella del 2026, e osservavamo Fedez rapper patinato sul palco dell’Ariston, ad un certo punto, ecco proprio lì, sul più bello, mentre l’orchestra vibrava, dalla sua voce usciva una battuta storica di Marcello Marchesi che in originale suonava così: «È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili».

È un momento. Ma se la capisci ti viene subito da ridere con una battuta scritta una sessantina di anni fa dall’inesauribile inventiva di Marcello, ancora ineguagliata ed efficace. Fatto sta che Marcello Marchesi è ancora qui, presente, nelle canzoni degli anni 20 del 2000 e nell’intercalare del lessico quotidiano e dei social. Vero è che le battute di Marchesi sono state saccheggiate e rimaneggiate a più non posso dalla rete tanto che alla fine, un autore, a forza di leggerle inizia a pensare di averle partorite lui.

Attuale sempre

E pensare che quando l’asserzione originaria inserita in questa hit pop è stata redatta si scriveva ancora con carta e penna, con la macchina da scrivere Olivetti 32 o dettando alla distratta signorina dattilografa. Eppure la frase è rimasta attuale, fuori dalle mode e dai cambiamenti infiniti della società. Marcello Marchesi non avrebbe nemmeno potuto immaginare che cosa sarebbero stati i social media. E probabilmente gli sarebbero piaciuti moltissimo, curioso com’era della tecnologia, dell’evoluzione dei mezzi a nostra disposizione e degli straordinari modi di comunicare tra vecchie e nuove generazioni.

Basti pensare che agli inizi degli anni Trenta, ventenne, scrisse una radiofantasia descrivendo persone che camminavano per la città dialogando “da sole” e in realtà erano collegate a pseudo telefoni senza fili che li mettevano in collegamento con i propri cari. In un altro quadro del programma un esilarante sketch delineava persone che, intente ad ascoltare la radio, commentavano ad alta voce le notizie trasmesse interagendo con lo speaker. Sembrava fantascienza.

Credo che Marchesi, se fosse vissuto ancora oggi, avrebbe amato tantissimo i talent, proprio lui che negli anni ’60 fu tra i primi a scrivere programmi per lanciare nuovi personaggi come Gianni Morandi, Sandra Mondaini, Raimondo Vianello. Il Signore di Mezz’età era uno di questi e rivendicava il fatto che i produttori, i pubblicitari e gli autori di canzoni in quelle epoche apparentemente lontane, iniziavano a rivolgersi esclusivamente ai giovani.

Ecco perché Marchesi scrive il brano musicale Bella Tardona interpretata magistralmente da Lina Volonghi, forse ignara delle sue potenzialità comiche. La tardona in questione aveva una quarantina d’anni, più o meno l’età che hanno oggi Ilary Blasi o Cameron Diaz, ma era ben lontana dalle “Milf” odierne. Era una donna che rivendicava il suo diritto a mantenersi in forma e a sentirsi bella, nonostante l’incalzare del tempo. E al suo passare i giovani la sfottevano. Un Signore di Mezza età in gonnella, in pratica, e al suo fianco Marcello Marchesi che di anni ne aveva appena compiuti 50.

Le intuizioni 

Ma immaginiamo Marchesi in poltrona a vedere X-Factor. Pensate che salto avrebbe fatto sulla poltrona quando un concorrente si è presentato sul palco indossando una maglietta con su una frase scritta da lui e Metz negli anni Cinquanta che recitava: ‘Dio t’assista è una bestemmia?’ Una battuta scritta 70 anni fa. Mistero.

Stefano Belisari, in arte Elio delle Storie Tese, musicista eccelso e autore spiritoso nell’anima, ha scelto un brano spassoso da cantare e suonare, scritto da Marchesi per Cochi, Renato e Jannacci negli anni ’70, e quando lo intona nell’attuale tournée l’applauso a scena aperta è assicurato. Il brano in questione è Ho soffrito per te, un verbo al passato mal coniugato cantato da un distratto innamorato. Testo che, con gli errori grammaticali che troviamo in bacheca mentre scrolliamo Facebook, va a nozze.

Marchesi intuì il dibattito sull’abolizione delle materie classiche negli istituti superiori facendo cantare al diciassettenne Gianni Morandi, esordiente, proprio ne Il signore di Mezz’età del 1963, Che me ne faccio del latino (se parlo male l’italiano) brano esilarante con il quale Morandi ci delizia ancora. E il mistero continua.

Ciò che invece un mistero non è: perché Marcello Marchesi, grazie ad una sola battuta, fu preso come redattore del settimanale il Bertoldo nel 1936 da Angelo Rizzoli. Quando era «poco più di un ragazzino, rapato e giocante con le parole fino a rendere tutti scemi».

La battuta era:

«Io non credo all’amore a prima vista.

Scettico?

No, miope»

E non è un enigma nemmeno perché Umberto Eco, alla fine degli anni ’60, lette le bozze de Il malloppo, il romanzo cult di Marcello, decise immediatamente di pubblicarlo. Il flusso di coscienza di un uomo maturo che deve gestire il groviglio (il malloppo appunto) di emozioni, parole, avvenimenti della sua esistenza, non con l’intento di ordinarle, né con la gioia di ricordarle, semplicemente per liberarsene. Un componimento narrativo che è stato visto più come un giacimento di battute da saccheggiare da parte di autori, giornalisti, colleghi, che per la sua innovazione narrativa.

E non è un mistero il perché una mente creativa come quella di Marcello Marchesi abbia realizzato oltre 4.000 caroselli, girato più di 70 film, scritto le parole di oltre 60 canzoni, prodotto e realizzato una cinquantina di spettacoli teatrali e riviste, pubblicato una decina di libri, procreato programmi radiofonici dagli albori dell’Eiar al 1978 e confezionato letteralmente la televisione in Italia. La sua capacità di organizzare parole e persone non si fermava mai e le idee che zampillavano le elargiva a colleghi e sodali.

La sua carriera era talmente lunga che molti lo credevano suo figlio «Come sta papà?» gli chiedevano.

«Marchesi si nasce» amava ripetere. E lui, modestamente, lo nacque.

Oltre un secolo fa.

Ridere 

Una selezione di alcune delle battute più famose di Marcello Marchesi:

La pubblicità è il commercio dell’anima

Non ho niente da dire, ma lo devo dire

Tra il dire e il fare c’è una busta da dare

Il diavolo fa le pentole, i preti fanno i coperchi

L’occasione fa l’uomo ministro

Si vis pacem para bellum, si vis bellum para culum

Mentre voi dormite Freud lavora

Ogni rovescio ha la sua medaglia

Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano

Anche un cretino può scrivere un saggio e non viceversa

Chi apre le inchieste le chiuda

Da giovane avevo una vena umoristica. Adesso ho una vena varicosa

Era avarissimo: quando dava la mano porgeva solo due dita

Il sesso è sporco? Basta lavarlo

L’importante è che la morte ci trovi vivi

Ma procediamo con disordine. Il disordine dà qualche speranza. L’ordine nessuna. Niente è più ordinato del vuoto

Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare

Nessuno si è mai ammazzato perché non riusciva ad amare il prossimo suo come sé stesso

Non esistono innocenti: tutti abbiamo passato un raffreddore a qualcuno

Non sprecate il vostro suicidio, ammazzate prima qualcuno che vi è odioso

Perché denunciare il reddito dopo il bene che vi ha fatto?

Solo 4 pomodori su 10 diventano pelati Cirio. Gli altri sono buoni


L’11 aprile verrà affissa a Milano una targa commemorativa sul palazzo dove ha vissuto Marcello Marchesi. Ricostruisce alcuni momenti della sua attività tra Milano e Roma: il teatro degli esordi, la televisione delle origini, la costruzione della battuta comica e lo sguardo ironico sullo sport, spesso presente nei suoi testi.

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