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Se lo scorso mese ci eravamo salutati notando quanto non fossero poi molte le novità legate al mondo del vino — al di là dei soliti trend di lungo periodo — questo febbraio ci ha invece ricordato quanto basti poco per assistere a improvvise accelerate. Il report "Cantina Italia" redatto periodicamente dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero dell’Agricoltura è la fonte principale per il monitoraggio delle giacenze vinicole in Italia, basato sui registri telematici del vino.

L’aggiornamento di fine gennaio ha descritto uno scenario tutt’altro che incoraggiante: sono ben 61 milioni gli ettolitri di vino “fermi” all’interno delle cantine, più 2,4 per cento sul 31 dicembre scorso e più 5,9 per cento nel confronto con il 31 gennaio 2025. Un numero record: sul pianeta Terra ci sono circa 8 miliardi di persone, questo significa che nelle cantine italiane c’è, ipoteticamente, più di una bottiglia di vino per ogni essere umano, neonati compresi. Un dato che supera i confini nazionali e che è comune a tutti e tre i maggiori produttori mondiali (Italia, appunto, ma anche Francia e Spagna).

Non è un caso quindi che l’Unione Europea stia progressivamente spingendo verso una decisa azione di estirpazione dei vigneti comunitari: il mercato è saturo, fatica a smaltire queste scorte e gli scenari di consumo non sembrano poter cambiare, almeno a breve/medio termine. All’inizio del mese, con ben 625 voti favorevoli su 651, il Parlamento europeo ha approvato il cosiddetto “pacchetto vino”.

Un documento che affronta tanti aspetti, dall’etichettatura dei vini dealcolati al sostegno all’enoturismo, dall’esportazione alla promozione. In particolare, il testo prevede che i fondi Ue possano essere utilizzati anche per l’estirpazione delle viti, in via definitiva, per stabilizzare la produzione. Una norma richiesta in particolar modo dalla Francia, paese che da tempo va in questa direzione.

Ne scrivevo proprio qui lo scorso aprile in riferimento a due delle maggiori e più importanti aree produttive europee, la Rioja in Spagna e Bordeaux in Francia. Zone, in particolare la seconda, che ormai da tempo hanno avviato le procedure per ridurre il numero degli ettari vitati, e quindi la produzione complessiva dei loro vini rossi (il segmento che in questo momento, a livello globale, fatica di più, e infatti la grande maggioranza delle giacenze italiane riguardano proprio questa tipologia, che si arrivato il momento di parlare di espianti anche qui da noi?).

A complicare il quadro delle giacenze è l’incertezza dei mercati esteri, a partire da quello statunitense. Per quanto ancora felicemente sbigottito dalla recente sentenza della Corte suprema, che ha bocciato la legittimità dei dazi d’emergenza introdotti nel corso dell’ultimo anno dall’attuale amministrazione, il futuro appare non così chiaro: le minacce di nuove barriere doganali continuano a pesare come un’incognita sulle strategie commerciali delle cantine non solo italiane.

Nel frattempo si è tenuta a Parigi la settima edizione di Wine Paris, fiera che si è imposta con impressionante rapidità come forse la più importante, in Europa. Con un record di 63.541 visitatori professionali, più 21 per cento rispetto al 2025, provenienti da 169 Paesi ha superato per presenze internazionali e (pare) dinamismo la storica concorrenza di Düsseldorf con la sua ProWein, che si terrà tra qualche giorno. Il dato più eclatante riguarda l’Italia, nazione che con 1.350 espositori, un balzo del 25 per cento in un solo anno, si è confermata come paese straniero più rappresentato. A inaugurare l’evento per la prima volta il Presidente francese Emmanuel Macron.

E ancora: con un research paper dal titolo “Vino, donne e fascismo: un’analisi visiva della rappresentazione delle donne nella propaganda in Enotria (1922-1942)” Cristina Mercuri è diventata la prima donna italiana a potersi fregiare del prestigioso titolo di Master of Wine. Si tratta del traguardo accademico più ambito del settore, raggiunto in Italia prima di lei solo da Gabriele Gorelli, Andrea Lonardi e Pietro Russo. Congratulazioni.


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