Fra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, il punk ha vissuto una nuova giovinezza. Si è molto contaminato di sonorità meno ruvide, a tratti più rock o persino pop. Per alcuni dei fan originali significava di fatto snaturare il senso originale della rivoluzione musicale: che c’entravano i Blink 182 o i Sum 41 con i Sex Pistols?

Ma il mondo era molto cambiato dalla fine degli anni Settanta. E questa nuova “ondata punk” rifletteva il mondo di Mtv, era comunque una risposta alle boy band. E difatti il manifesto originario – non l’unico, ma probabilmente più influente – era composto dai due video di “What’s my age again” e “All the small things” dei Blink 182, diffusi a distanza di pochi mesi nel 1999. Nel secondo, venivano ridicolizzati i video più in voga del momento: quelli dei Backstreet Boys, degli Nsync, di Britney Spears e di Christina Aguilera.

In quegli anni e ovviamente in misura minore, anche l’Italia ha avuto la sua ondata pop punk (o punk rock). Fra gli altri, solo per fare qualche esempio, e risultando imprecisi nella generalizzazione, c’erano i Prozac+, i Vanilla Sky, i Succomarcio, i Moravagine o i Finley. E c’erano anche le Bambole di Pezza, gruppo della scena milanese dei primi anni Duemila.

La nuova ondata

Il mondo nel frattempo sembra cambiato: Mtv non esiste più, i pochi video rimasti circolano su YouTube e la musica è quasi sempre in streaming. Il paradosso è che intanto pure il pop punk è uscito dalle classifiche (con piccole eccezioni), salvo poi tornare con una nuova ondata. E ovviamente anche in questo caso c’è chi pensa che gli originali erano molto meglio degli epigoni.

Ancora una volta, l’Italia ha i suoi protagonisti, come Naska o i La Sad: l’esperimento pop-emo-punk, portato qualche anno anno fa da Amadeus a Sanremo. Allargando molto, si potrebbero mettere dentro anche i Måneskin, quanto meno per l’impatto che hanno avuto.

Di questa nuova giovinezza fanno parte anche Le Bambole di Pezza, nel frattempo rinate con una formazione in gran parte rimaneggiata. L’aspetto interessante è che nel frattempo la scrittura del gruppo è maturata: rimangono alcune sonorità tipiche della prima ora, ma una maggiore presa di coscienza del significato sociale di un gruppo rock femminile, anche in risposta di quello stereotipo antico che vuole che certa musica dovesse essere solo maschile.

ANSA
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Le nuove Bambole di Pezza

In parte questo aspetto c’era ovviamente anche nelle prime-Bambole, quelle di “Crash me” e di “Strike”, che però erano dischi ancora acerbi. Da allora, il gruppo ha mantenuto le due chitarriste, Morgana (al secolo Lisa Cerri, vera leader delle Bambole, ha ormai 50 anni) e Dani (Daniela Piccirillo, 45 anni). E ha costruito una seconda giovinezza, arruolando Cleo (Martina Ungarelli, voce, 30 anni), Xina (Federica Rossi, batteria, 32 anni) e Kaj (Caterina Alessandra Dolci, basso, 33 anni).

Come ai tempi la loro esplosione era stata agevolata dalle tv, al ritorno nel 2022 un ruolo lo hanno avuto i social. Il ritornello di Favole – “Mi hai rotto il cazzo, se non ci credi vieni qui che te lo mostro” – era facilmente “spillolabile” su Instagram e TikTok. Il testo però esplicita soprattutto la nuova presa di coscienza identitaria, come modello di totale emancipazione sia musicale sia femminile: «Prendimi le mani, ma non stringerle / Che non me le hanno date per servire te».

Nel nuovo repertorio c’è poi una cover di “Rumore” di Raffaella Carrà e un brano sul femminicidio cantato con Jo Squillo (che per inciso ha iniziato nelle Kandeggina Gang, uno dei primissimi gruppi punk milanesi, tutto femminile). E poi ci sono due nuovi album e tanti concerti: il ritorno di una gavetta che ora le ha portate a essere l’unico gruppo presente quest’anno a Sanremo.

Resta con me

Su questo ovviamente si potrebbe aprire una parentesi, sulla crisi delle band, ma è un discorso forse un po’ ritrito e che ci porterebbe lontano. Resta invece da dire che nel frattempo le Bambole sembrano avere sperimentato talvolta una contaminazione delle proprie sonorità punk originarie, allargando un poco lo spettro musicale (non sempre con la stessa efficacia).

E che il testo di “Resta con me” a Sanremo è sorprendentemente una canzone sull’amore e un cuore spezzato, ma può essere letto anche come un inno alla sorellanza. Il verso più significativo è forse all’inizio: «Sono una donna che non guarda in faccia niente / Mi hanno guardata male ma è il giudizio della gente». Ma non è male anche quello che arriva a metà canzone: «Una ragazza una chitarra, e una tempesta / Questi non sanno cosa provo dentro. Come una foglia sempre stata al vento».

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