È un duo costruito sull’eterna ricerca di una rivalsa: tutto appare come repellente, caustico e un poco offensivo. Ma è fra i favoriti, perché un cazzotto in faccia non lascia indifferenti
La storia sembra già scritta: l’eroe, dopo tanto peregrinare, dopo aver sconfitto i propri demoni e tutti gli antagonisti, finisce il suo viaggio con una vittoria. E torna a casa un po’ cambiato.
Questo monomito, tipico delle fiabe, sembra ora costruito per il duo Fedez-Masini a Sanremo. Il primo ha sposato da tempo la sua carriera verso il marketing, e quindi sa quanto sia importante lo storytelling anche per mere ragioni di profitto. Il secondo ha già dalla sua l’esempio del 2004, al Sanremo di Simona Ventura e Tony Renis. Allora vinse con “L’uomo volante”, con la quale di fatto rilanciò la sua carriera, dopo anni di difficoltà.
È dunque la coppia dell’eterna tentata rivalsa: Masini che ha già vinto due volte (la prima con “Disperato” nel 1990, ma fra le “novità”). E Fedez che ci è andato vicino: secondo nel 2021 insieme a Francesca Michielin e quarto un anno fa con “Battito”.
Una fiaba dark
Soprattutto, nel 2025 – durante la serata delle cover – il duo Fedez-Masini ha sembrato funzionare. Vale la pena sottolineare le differenze rispetto al duetto con Michielin (al festival con “Chiamami per nome”, ancora prima con “Cigno nero”), che era stato immaginato per contrasti: lei a incarnare la parte angelica, lui quella diabolica.
In Fedez-Masini invece la scelta è più radicale: è tutto oscuro, è un film splatter, è un vicolo buio di periferia, una stanza sfatta di un motel. È urla e disperazione. Non importa che sia autentico o costruito: l’effetto – di attrazione o di repulsione – rischia di lasciare una cicatrice anche in chi ascolta.
Tornando al monomito, sembra ci siano i presupposti per una fiaba dark (come per altro sono quasi tutte quelle dei fratelli Grimm), in cui i protagonisti comunque alla fine vincono. E vivono per sempre ricchi e contenti.
Il “male necessario”
È insomma il “male necessario” che fa da titolo alla canzone. Racconta appunto una “rivalsa”, il fatto – come ha spiegato Masini nelle (poche) interviste della vigilia – di riuscire comunque a non perdere la speranza anche nei periodi più difficili: «Non ho più spazio per dipingermi d’inchiostro / Lo ammetto però / Per altri cicatrici trovo sempre un posto».
E poi: «La gente pudica giudica / Che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda / Se la faceva con gente per bene». E: «Un giorno poi comprenderò cos’è l’amore / Ma nel frattempo giuro mi puoi odiare / Come un latitante a un passo dall’arresto / Ora non ho più bisogno di scappare io / Dal silenzio che è un rumore / Da tutto questo male necessario».
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