«Dobbiamo accendere una luce importante sulle cantautrici». Tra i trenta brani in gara a Sanremo, alcuni scritti anche da sei autori, ce n’è uno che ha una sola firma ed è quella di una cantautrice, Mara Sattei. Dopo 18 dischi di platino e 6 d’oro, collaborazioni come quella con Fedez e Tananai con La dolce vita e aver aperto le date italiane dei Coldplay, per l’artista nata a Fiumicino è arrivato il momento di mostrare il suo lato autoriale. «Ci tenevo tantissimo ad andare a Sanremo con un brano scritto da me, senza nulla togliere a Duemilaminuti, la perla stupenda di Damiano David», racconta Sattei parlando del suo Le cose che non sai di me. Brano che mette in evidenza anche le sue doti da interprete raffinata, musicalmente complesso, prodotto dal fratello thasup insieme ad Enrico Brun. E ad Alessandro Donadei che di Sara Mattei (il vero nome dell’artista) è anche compagno di vita. La cifra cantautoriale attraversa anche il suo nuovo album Che me ne faccio del tempo (in uscita oggi): sedici tracce in cui emerge la cifra stilistica di Sattei anche nei brani scritti insieme a Madame, Ultimo e Mecna. Un viaggio musicale e personale attraverso il tempo, dove fermarsi non è una resa, ma un modo per per prendersi cura. Arricchito dagli splendidi featuring con Elisa e Noemi.

È ancora tanto difficile per una donna farsi spazio come cantautrice nel settore musicale?

C'è ancora un po' di lavoro da fare e lo dico stando in prima linea: delle cantautrici si parla sempre poco e quando lo si fa le si considera delle eccezioni. Eppure lavoriamo tantissimo, scrivere un testo è difficilissimo. In Italia, poi, c’è una storia fatta di artiste come Carmen Consoli, Elisa. Credo che debba accendersi una luce importante sulle cantautrici.

Ha scelto Mecna sia per un brano del nuovo album sia per la serata dei duetti.

Io sono una sua grande fan, sono cresciuta con la sua musica. Erano anni che dicevamo di fare una cosa insieme, poi è arrivato il momento giusto e abbiamo scritto insieme Eravamo un’idea. Quando ho iniziato a lavorare all’arrangiamento della cover, ho pensato che per L’ultimo bacio di Giorgia la sua penna, così intensa, fosse perfetta. Ed è stata la scelta giusta.

Mara Sattei e Mecna
Mara Sattei e Mecna
Mara Sattei e Mecna

All’Ariston porta una canzone dedicata alla sua storia d’amore. In un’epoca contrassegnata dalla sovraesposizione, è la prima volta che mostra aspetti della sua vita privata.

È venuto in maniera veramente naturale. Ho sempre parlato di me solo attraverso la mia musica e questo brano racconta, in modo dolce, una parte fondamentale della mia vita. L’amore è un linguaggio bellissimo, abbraccia le persone, soprattutto in un momento storico complicato come questo. Il brano è una dedica speciale perché parla dell’inizio della mia storia. Io e il mio compagno ci siamo conosciuti sul palco, suonando insieme. Poi abbiamo iniziato a scoprirci come Sara e Alessandro. Ed è questo che racconto.

La relazione artistica con suo fratello è cambiata dopo il vostro album Casa gospel?

No, noi siamo sempre musica. Siamo cresciuti nella musica, è parte di noi, quando ci vediamo parliamo di musica, facciamo musica. Lui nella mia musica c’è sempre. Nel brano di Sanremo, poi, emerge tantissimo come musicista, ed è un brano veramente complesso.

Il disco nasce in un tempo lungo, quanto è importante per lei poter lavorare senza urgenza in un’industria musicale che chiede tutt’altro?

Dobbiamo riprendere lo spazio del processo creativo. Questa velocità ci costringe a proiettare il nostro valore sui numeri, sulla produttività. Ma scriviamo musica perché abbiamo l’esigenza di comunicare qualcosa e abbiamo bisogno del tempo necessario. Senza tempo non puoi vivere e non hai la lucidità per scrivere. Per me è stato inevitabile farlo, anche se è stato complicato perché viviamo in un mondo dove se non appari non esisti. Mi sono fermata perché Sara aveva bisogno di tempo per sè stessa, anche per affrontare paure, insicurezze.

Ammira Lady D per il suo modo di mettere la fragilità davanti al potere. Quanto è importante sapersi riconoscere fragile?

È fondamentale. Come uscire dallo schema della perfezione che è anche un po’ imposta dai social. Ma la perfezione non esiste, siamo persone, anche fragili. Ed è bello far uscire le emozioni, è bello lasciar trasparire la propria tristezza. Anche, a volte, dirsi: voglio fermarmi, ho bisogno di aiuto. O semplicemente, voglio prendermi del tempo.

In Niagara dove racconta il bisogno di reggere tutto senza chiedere aiuto.

Ho pensato per tanto tempo di avere le sorti della vita di tutti sulle spalle. Sono una che ascolta tanto, si mette a disposizione, ma che, nello stesso tempo, ha sempre fatto fatica a chiedere aiuto, a mostrarsi fragile. Sono sempre stata portata a dire: «Meglio che soffra io che gli altri». Lo dico nel brano: è come se sconvolgessi il mondo anche solo respirando. E invece è importante prendersi cura di sé stessi prima di aiutare.

Non ha mai nascosto il suo essere credente. La fede, vissuta esplicitamente, viene spesso associata in maniera rozza a posizioni conservatrici. Perché secondo lei?

Perché viene strumentalizzata con un’accezione negativa e così viene vista come un’imposizione, una regola, una privazione. Ma la fede per me è un’altra cosa, nasce da un’esigenza personale, è una questione spirituale.

Ha deciso che farà con l’Eurovision in caso di vittoria?
Rispetto tantissimo chi si è esposto e chi farebbe la scelta di non partecipare. Io, per ora, punto ad arrivare viva alla fine.

© Riproduzione riservata