Il politologo della Columbia Mark Lilla riscrive Platone, introducendo una nuova figura, colui che pur avendo sperimentato la verità desidera consapevolmente di tornare nell’inganno. Dal tabù all’evasione, lo storico delle idee procede per immagini e crea una storia-collage del desiderio di non conoscere
- Questo articolo è tratto dal nostro mensile Finzioni, disponibile sulla app di Domani, sullo sfogliatore online e in edicola
Il migliore saggio contemporaneo su quant’è bella l’ignoranza comincia con un breve sequel del mito della caverna di Platone. Una misteriosa donna libera un uomo dalla prigione nella quale è rinchiuso. Lui non sa di essere in carcere. È in una prigione fisica ma soprattutto epistemologica: ha la testa avvolta da un dispositivo che lo costringe a vedere continuamente delle immagini. Non avendo sperimentato altro che le proiezioni del marchingegno, è convinto che quello che vede sia la realtà. La


