Fino alla fine è rimasto l’incarnazione della sua opera prima, Chi lavora è perduto, fatto di ironia dissacrante. L’eros per lui era una chiave di dissenso e di provocazione. Il suo cinema arty e anticonvenzionale ha fatto storia
Chi lavora è perduto è del 1963. È uno dei più freschi, liberi, irriverenti film di quei primi Sessanta, e uno dei più resistenti all’usura del tempo. Quando Nanni Moretti diresse, per un anno, il Torino Film Festival, invitò Tinto Brass con quel film e per un dibattito in coppia. E non fu un’occasione da fantozziano «No, il dibattito no!». Fu memorabile. Era stato il lungometraggio d’esordio di un ragazzo trentenne di genio, un successo di critica alla Mostra di Venezia e un bersaglio immediato