Si conclude mercoledì 4 novembre 2026 la terza stagione di Per questi motivi, il podcast del quotidiano Domani che racconta i processi che hanno influito sulla storia italiana. Negli episodi ci sono questioni politiche controverse, diritti civili conquistati e torti rimediati. E sono protagoniste anche le città in cui i fatti avvengono, in un viaggio geografico da nord a sud. Nelle aule di tribunale, del resto, spesso prendono forma storie individuali che diventano motore di un cambiamento collettivo. Giulia Merlo ricostruisce scontri d’aula, conseguenze sociali e impatto mediatico dei processi che hanno cambiato il paese. Ecco le storie che abbiamo raccontato in questa stagione: si possono ascoltare, come le due precedenti, su Spotify, Youtube e sulle principali piattaforme di podcast.

Processo Lockheed, caccia all’antilope

ANSA/OLDPIX
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La Lockheed è una multinazionale statunitense che produce aerei da guerra e, secondo un’inchiesta del Senato americano del 1976, ha pagato tangenti a politici, funzionari e militari di nazioni alleate per garantirsi contratti di acquisto. Anche in Italia, dove l’aeronautica militare nei primi anni Settanta ha acquistato 14 aerei da trasporto Hercules C-130. Secondo la commissione d’inchiesta italiana, sarebbero stati pagati circa due miliardi di dollari di tangenti tramite un intermediario dal nome in codice di Antelope Cobler. Lo scandalo travolge Roma, i governi democristiani e investe anche il Quirinale, tanto da provocare indirettamente le dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone. Due ex ministri della Difesa – il democristiano Luigi Gui e il socialdemocratico Mario Tanassi – vengono indagati e per giudicarli viene risvegliato un tribunale mai attivato nella storia repubblicana: la Corte costituzionale in funzione di Alta corte di giustizia.

Omicidio Nigrisoli, il giallo del curaro

Il medico bolognese Carlo Nigrisoli viene accusato di aver ucciso la moglie con una iniezione di curaro, il veleno perfetto perché non lascia traccia. Il processo del 1965 si impernia su una avveniristica perizia medica, che però rischia di aprire più interrogativi di quanti ne risolva. Bastano indizi per arrivare a una condanna? Sullo sfondo ci sono la Bologna degli anni Sessanta con i suoi cambiamenti sociali, una relazione clandestina e un matrimonio fallito.

Ugo Ciappina, la rapina del secolo

ANSA
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Nel 1958, mentre Milano sta diventando il cuore moderno dell’Italia, l’ex partigiano Ugo Ciappina e la sua banda compiono una spettacolare rapina da 117 milioni di lire. Contro di loro, però, si accanisce il caso e i ladri vengono arrestati. Con loro finisce la storia della ligera, la mala milanese che non spara, non uccide e ruba solo alle banche. Per la prima volta, al Nord, viene contestata ai ladri non solo la rapina, ma anche l’associazione per delinquere.

Nap, i dannati della terra

I Nuclei armati proletari sono un gruppo terroristico diverso da tutti gli altri. Il gruppo si è formato nel 1974 a Napoli, una città che non è mai stata considerata una centrale del terrorismo, utilizza l’esplosivo come strumento di attacco allo Stato e ha una composizione unica nel panorama della sinistra eversiva. Nasce dal contatto tra gli studenti dell’ultrasinistra e i detenuti comuni, che si sono politicizzati in carcere. Teorizzano che i detenuti sono la massima espressione del sottoproletariato schiacciato dallo Stato borghese e come tali siano anche la forza determinante per il processo rivoluzionario. Il volto simbolo diventa presto quello di Maria Pia Vianale, dietro il cui volto di studentessa modello si nasconde quello della guerrigliera, che rifiuta i suoi giudici e fugge dal carcere femminile in cui è detenuta. Processando i Nap, dall’aula di giustizia emerge anche l’esistenza di carceri lager, dove i detenuti vivono in condizioni inumane. Una vergogna di Stato, che è vittima del terrorismo ma anche aguzzino di chi finisce nelle sue prigioni.

Attentato di Peteano, strage di Stato

Il 31 maggio 1972, due pattuglie vengono allertate per andare a controllare una Fiat 500 sospetta, abbandonata nella frazione di Peteano, vicino a Gorizia. Quando aprono il cofano una bomba esplode, uccidendo tre carabinieri. Le indagini si concentrano presto sulla pista della malavita locale, che sfocia in un processo a sei persone già note alle forze dell’ordine. L’inchiesta però fa acqua da tutte le parti: chi ha indagato ha volontariamente trascurato la pista nera. Comincia così una vicenda processuale che dura vent’anni e tocca tutti gli anfratti più oscuri della storia della Repubblica: i depistaggi di Stato, la strategia della tensione e le ingerenze straniere in Italia. Il velo cade quando a confessare la strage è l’ordinovista Vincenzo Vinciguerra, che si è consegnato alla giustizia. Per combattere la guerra contro il terrorismo, però, lo Stato combatte con armi spuntate: il depistaggio, lo strumento più subdolo per nascondere la verità, diventa reato solo 43 anni dopo, grazie al giudice che riaprì il caso di Peteano, Felice Casson.

Danilo Dolci, lo sciopero alla rovescia

È il 1956 e Partinico è un paese in provincia di Palermo piagato da miseria e fame. Qui Danilo Dolci, attivista nonviolento, guida un’azione clamorosa: lo sciopero alla rovescia. I disoccupati rimetteranno in sesto una strada abbandonata, rivendicando il diritto al lavoro. Dolci viene arrestato secondo il testo unico di pubblica sicurezza, che è retaggio fascista. Lo difende il costituente Piero Calamandrei in un processo in difesa della Costituzione e il suo diventa un caso politico.

Gigliola Pierobon, processo agli angeli

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Gigliola Pierobon è una giovane che cresce nelle campagne intorno a Padova. A 17 anni è stata costretta ad abortire clandestinamente perché non poteva mantenere un figlio, frutto di un rapporto clandestino. Scoperta, nel 1973 viene imputata in un processo che lei stessa decide di trasformare in un caso politico: Gigliola rivendica la sua scelta e diventa il volto del movimento femminista che sta combattendo la battaglia per l’aborto libero e gratuito.

Schedature alla Fiat, spie in fabbrica

Sono i primi anni Settanta e il parlamento ha appena approvato lo Statuto dei lavoratori, quando esplode a Torino lo scandalo delle schedature alla Fiat. Tutto emerge a causa di un processo per il licenziamento di un ex impiegato, che si qualifica come spia con la funzione di recuperare informazioni personali su aspiranti lavoratori, dipendenti e sindacalisti. Si scopre così che la Fiat ha creato un vero e proprio servizio segreto interno, che ha schedato oltre 350mila operai con metodi illegali, raccogliendo informazioni sull’ideologia politica e sulla vita privata attraverso la corruzione di pubblici ufficiali e funzionari. Il processo penale che ne segue vede imputati i vertici della sicurezza dell’azienda e membri delle forze dell’ordine, ma viene celebrato a Napoli per timore di problemi di ordine pubblico a Torino. Per la prima volta nella storia italiana, il sindacato difeso dall’avvocata Bianca Guidetti Serra viene ammesso come parte civile nel processo, per di più contro la più importante impresa del paese.

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