Questo 7 luglio è la data estiva più attesa in Francia, dato che arriva il verdetto in appello sulla ineleggibilità di Marine Le Pen, la fondatrice del Rassemblement National, e contestualmente la possibile abdicazione ufficiale della leader in favore di Jordan Bardella come candidato alle presidenziali del 2027.

Il verdetto

I giudici lasciano di fatto a Marine Le Pen la responsabilità della scelta se candidarsi all’Eliseo oppure abdicare in favore del delfino Jordan Bardella: la sentenza d’appello accorcia infatti la durata dell’ineleggibilità, così che non ricada sulle elezioni presidenziali del 2027. Tuttavia alla leader del Rassemblement National resta da scontare un anno sotto braccialetto elettronico e lei aveva in precedenza detto di non trovare confacente una campagna elettorale condotta sotto questa condizione. Le Pen interverrà al tg delle 20.

La leader aveva tentato il processo in appello dopo che, nel marzo 2025, il tribunale di Parigi ne aveva decretato la ineleggibilità con effetto immediato (la cosiddetta «exécution provisoire», che vale già prima di attendere l’esito di un ricorso) per la durata cinque anni, oltre a due anni di braccialetto elettronico (l’esito effettivo di una condanna a 4 anni di prigione alla quale è stata applicata la condizionale). Oltre al tema dell’ineleggibilità – e della sua durata, perché solo entro i due anni dal 2025 della prima sentenza la leader potrebbe essere eletta nel 2027 – anche l’elemento del braccialetto è una variabile: Le Pen già prima del verdetto in appello ha dichiarato che si sarebbe rifiutata di condurre una campagna elettorale con braccialetto elettronico.

La vicenda giudiziaria riguarda quello che il tribunale di Parigi aveva stigmatizzato come «il sistema Le Pen», ovvero quel «système de détournement» – appropriazione indebita – che tra il 2004 e il 2016 aveva come perno i Le Pen, prima il padre, poi la figlia, e che dirottava al partito i fondi forniti dall’Europarlamento per gli assistenti. 

La strategia lepeniana

La strategia della leader si era articolata in tre fasi: inizialmente si era mostrata inossidabile, sostenendo di voler andare avanti «fino alla fine» e di non rinunciare all’Eliseo, pur segnalando dall’inizio Jordan Bardella come suo delfino; poi aveva chiamato la piazza, con quella che su Domani avevamo definito come «una messa in scena repubblicana» e che di fatto conteneva anche un attacco ai giudici; infine, durante il processo d’appello, non potendo prendere le distanze dai fatti, aveva preso le distanze dalle intenzioni («Non intendevo commettere illeciti»).

Nel frattempo, in tutti questi mesi, Jordan Bardella ha costruito la strategia per l’Eliseo: una strategia «meloniana», come abbiamo scritto su Domani, e che si basa sulla normalizzazione, sul tentativo di agganciare i Popolari, la Cdu e il cancelliere tedesco, e sui contatti con l’establishment imprenditoriale. 

Il tandem

«Alla vigilia di una decisione che conterà ben oltre un semplice appuntamento giudiziario, voglio rivolgermi a Marine Le Pen, alla militante, alla leader politica e all’amica che lei è», aveva scritto Jordan Bardella in un lungo tributo social, concludendo che «qualunque cosa ci riservino le prossime 24 ore, continueremo, con la stessa determinazione, con la stessa fedeltà verso coloro che contano su di noi. A te, Marine, voglio semplicemente dire questo: hai potuto contare su di me ieri, puoi contare su di me oggi e potrai contare su di me domani. Insieme, per tutti i francesi, fino alla vittoria».

Le Pen si esprimerà al tg delle 20. 

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