«Ormai vivono in un mondo parallelo. Dove noi vediamo verde loro vedono rosso, è molto difficile riportarli indietro». Il giornalista della Zeit Martin Nejezchleba, che si occupa soprattutto della Sassonia-Anhalt vede poco margine di riportare gli elettori di AfD a una prospettiva condivisa dei fatti. Il rapporto critico verso giornali, televisioni e servizio pubblico è uno dei punti centrali dell’azione del partito di estrema destra, viene continuamente sottolineato anche nella propaganda e durante le manifestazioni.

Facendo leva sulla disaffezione e la sfiducia nei confronti dell’informazione tradizionale, il partito è riuscito a schermare il proprio elettorato da narrazioni critiche nei confronti del partito. Vanno fortissimo gli streamer “indipendenti” e magazine d’area come Nius e Compact che replicano la linea del partito. Tanti si informano anche su Telegram, quasi nessuno guarda il servizio pubblico. 

Da dove nasce tutta questa ostilità? Perché i media tradizionali non sono più credibili per gli elettori di AfD?

AfD ha costruito una sorta di società mediatica parallela. Ieri alla manifestazione c’erano tantissimi streamer: presentano una sorta di immagine non filtrata e molto poco mediata di ciò che accade in queste manifestazioni. Ottengono anche accesso esclusivo ai politici proprio perché lì non fanno domande critiche. Allo stesso tempo, AfD ha coltivato per molti anni l'immagine del nemico nei confronti del servizio pubblico.

I media hanno responsabilità?

Credo che dobbiamo anche fare un po’ di autocritica: noi media per molto tempo abbiamo guardato all’AfD in maniera poco differenziata e abbiamo messo in guardia molto presto da ciò che era già presente nel partito, cioè quel nucleo di estrema destra che si è progressivamente espanso.

Così facendo, abbiamo perso l'occasione di guardare alle sfumature e anche al fatto che non tutti quelli che si avvicinano a questo partito lo fanno per motivi estremisti o antidemocratici. Queste due evoluzioni si sono in qualche modo alimentate a vicenda negli ultimi anni, poi i social media giocano un ruolo enorme, ma questo è un fenomeno globale.

In Germania una parte del servizio pubblico è finanziato a livello regionale e AfD ha promesso di annullare il contratto di servizio con Mdr, il canale locale della Sassonia-Anhalt. È davvero possibile?

Di recente c’è stata una riforma che ha introdotto alcune garanzie per fare fronte a uno scenario in cui AfD diventasse molto forte: prima, infatti, il ministro competente poteva disdire da solo il Medienstaatsvertrag, il contratto di servizio. Ora deve quantomeno consultare il Parlamento. Ma è un argine che sarebbe insufficiente se AfD riuscisse a ottenere la maggioranza assoluta.

Che conseguenze pratiche avrebbe una scelta simile?

La legge prevede che debba continuare a esistere un'offerta radiotelevisiva pubblica. AfD ha annunciato che potrebbe creare una propria emittente, che garantirebbe una copertura giornalistica “neutrale”. La chiamerebbero Grundfunk (un gioco di parole tra “grund”, “di base”, e “rundfunk”, radiotelevisione, ndr).

Qual è l’obiettivo?

Il punto è il servizio pubblico in generale. E ora che, per la prima volta, un’amministrazione di AfD sembra davvero possibile, vorrebbero lanciare un segnale dimostrando che è possibile abolire questo tipo di servizio pubblico.

Si può ancora avere un dialogo con queste persone “intrappolate” nelle loro bolle parallele? 

Nel corso degli anni si sia sviluppata una realtà che definirei davvero una mondo parallelo. Nella mia esperienza quando si parla con queste persone durante queste manifestazioni, si arriva rapidamente alla conclusione che non abbiamo più un common ground, una base comune. Considerando poi il modo in cui funzionano gli algoritmi e il modo in cui rafforzano le bolle informative credo che sia molto difficile recuperarle.

Ma dove può portare tutto questo? Magari prima o poi si scontreranno con la realtà dei fatti. 

Se dovessero raggiungere la maggioranza assoluta, allora possiamo sperare in quella che in Germania chiamiamo la teoria della Entzauberung, la “disincantazione”. L'idea è che, una volta confrontati con la realtà, loro e i loro elettori si rendano conto delle conseguenze. Non sono però sicuro che bastino i primi cinque anni.

Perché?

AfD potrebbe sempre sostenere: “Siamo solo un piccolo Land. Abbiamo tutta la Repubblica federale contro di noi, non possiamo realizzare nulla. Le questioni che ci interessano davvero vengono decise dal governo federale, oppure da Bruxelles”. Prima o poi, le persone potrebbero smettere di credergli, ma nel frattempo possono distruggere parecchie cose in questo Land.

In Germania si è coltivata a lungo la creazione di una memoria storica condivisa sui fatti del regime. Perché questa cosa è finita un po' sullo sfondo? Come ha fatto AfD a diventare un partito votabile?

Ulrich Siegmund è il lato presentabile di questo partito, ma sullo sfondo ci sono ideologi che perseguono una trasformazione della cultura e della società, cercando uno spostamento dell'egemonia culturale.

Siamo arrivati a questo punto anche perché i partiti si sono concentrati moltissimo su questo partito. Si è semplicemente pensato: dobbiamo fare ciò che queste persone e i loro elettori chiedono, per esempio essere più duri sull'immigrazione. E questo ha permesso loro di costruire un certo tipo di narrativa in cui hanno finito per intrappolarci. E poi si aggiunge il fatto che i sostenitori dell'AfD semplicemente non credono che sia un partito di estrema destra.

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