La Camera ha approvato la questione di fiducia sul decreto Ucraina con 207 voti favorevoli e 119 contrari (presenti 330, votanti 326, 4 astenuti). Il via libera non ha placato le tensioni nel centrodestra: i tre deputati di Futuro nazionale (Edoardo Ziello, Emanuele Pozzolo e Rossano Sasso), la neoformazione di Roberto Vannacci che si è distaccata dalla Lega, ha annunciato il sì alla fiducia ma il voto contrario sul merito del provvedimento. A Montecitorio sono infatti previste due votazioni distinte, una sulla fiducia e una sul provvedimento.

«Il voto di oggi rappresenta per noi una scelta di campo – ha detto il deputato Edoardo Ziello – noi di Futuro nazionale siamo un partito di destra di destra, di destra forte, che sa benissimo in qual perimetro collocarsi e non è certamente con le forze di sinistra». «Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono un impegno chiaro: fermare ogni fornitura di armi a Zelensky. È altresì importante dire con forza che la nostra forza politica voterà a favore della fiducia ma rimane contraria nel merito del provvedimento».

Le reazioni

«Il giochino di votare sì alla fiducia e no al provvedimento lo si può fare solo alla Camera», ha detto Luigi Marattin, del partito liberaldemocratico, che spiega che al Senato dove il provvedimento approderà tra qualche giorno la distinzione non sarà possibile. Tuttavia il tema non dovrebbe porsi, dato che al momento non risultano senatori che hanno aderito al movimento di Vannacci. 

«Più che futurismo è trasformismo. È un buffo tentativo di salvare l’immagine», è il commento del capogruppo della Lega Riccardo Molinari: «Se fai un partito contro il governo di centrodestra perché sostiene Kiev e poi al primo voto voti la fiducia su quel provvedimento, ti contraddici». «I vannacciani sono scappati prima di arrivare», commenta caustico Francesco Silvestri (M5S). 

Tira le somme il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Il governo e la maggioranza vanno avanti per la loro strada, chi vuole sostenere il governo ben venga. Questo non significa nulla». L’apertura dimostrata dai deputati di Vannacci col voto di fiducia alla Camera non significa l’apertura della coalizione alla nuova formazione. «C'è stata una microscissione – ragiona Tajani – deve essere la Lega a decidere, la parola finale spetta a loro. Da un punto di vista culturale, ideologico e valoriale, Forza Italia non ha molti punti di contatto con questa nuova formazione».

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