Una sorta di percorso, con pneumatici, gonfiabili e cani robot. Il tutto sorvegliato da uomini dell’esercito in mimetica che guardano lo spiazzo davanti alle palazzine Rai di Saxa Rubra dall’ombra di due gazebo.

Le fotografie che arrivano dal centro di produzione della tv pubblica – alcune segnalate dal sindacato Usb – assomigliano più a un campo d’addestramento dell’esercito che a una giornata per mostrare ai figli dei dipendenti il lavoro che fanno mamma e papà. 

Invece di mostrare studi e regie, la Rai fa vedere ai ragazzi armi e strumenti tecnologici.

Basta superare il grande gonfiabile che accoglie chi arriva allo spazio tra le palazzine che ospitano studi e redazioni. Da nessuna parte un palloncino, un personaggio dei programmi dedicati ai ragazzi oppure un’indicazione che si tratta dell’iniziativa BimboRai.  

O ancora, si può proseguire il giro e ammirare una finta scena del delitto ricostruita dalla polizia. 

Le polemiche

A prendere posizione sulla manifestazione a stretto giro Angelo Bonelli che sottolinea come «lascia sconcertati la scelta di trasformarla in una palestra di esercitazione militare». E ancora: «Dovrebbe essere una giornata dedicata all'informazione, alla cultura, alla creatività e alla scoperta dei mestieri della Rai. La Rai dovrebbe promuovere questi valori, non contribuire alla militarizzazione dell'immaginario collettivo. Anche da episodi come questo si comprende la trasformazione che il governo Meloni sta imponendo al Servizio Pubblico: meno cultura della pace e più cultura del riarmo».

Nel corso del pomeriggio, alcuni giornalisti si sono raccolti in un sit-in spontaneo. Con loro il segretario Usigrai Daniele Macheda e il consigliere d’amministrazione Roberto Natale. La Rai «si è trasformata in un luogo in cui vediamo cani robot, cassette di armi e scene del crimine. Tutte cose che non hanno a che fare con il lavoro dei dipendenti della Rai che si intende mostrare» ha detto Macheda. «Ridateci Tonio Cartonio. La manifestazione Bimbo Rai è sempre servita a dare la possibilità ai bambini di vedere cosa fanno i loro genitori nella più grande azienda culturale del paese. Produciamo televisione, radio, multimediale, abbiamo un’orchestra nazionale, un centro ricerche: questa è la Rai che vorremmo mostrare». 

«Non è questo il senso di Bimbo Rai che va restituita alla sua funzione originaria di legare le famiglie al significato di servizio pubblico» aggiunge Natale. «Con queste iniziative non ci si rende conto di cambiarne totalmente il significato. Le famiglie che entrano qui vedono qualcosa che assomiglia di più a un open day dell’esercito». 

Contro il programma di “Bimbo Rai” si erano schierate le opposizioni e il sindacato Usigrai già alla presentazione della giornata: «Anziché mostrare con orgoglio come operano le diverse professionalità all'interno della più grande azienda culturale del Paese, la Rai delega l'intrattenimento dei figli dei dipendenti all'Esercito e alle forze dell'ordine» scrive l’esecutivo del sindacato. Sulla stessa lunghezza d’onda anche i consiglieri considerati vicini all’opposizione, che erano usciti con una nota congiunta. 

Dopo l’indignazione generale, l’azienda aveva aggiustato il tiro nel comunicato che presentava l’iniziativa. Nel lungo elenco di iniziative previste per ogni sede il ruolo di esercito e polizia sembra meno centrale: «Visti gli spazi offerti dalla sede, la Polizia di Stato si è resa disponibile a partecipare alla giornata con unità cinofile e a cavallo, operatori specializzati del reparto motociclisti e reparto volanti. Anche l’Esercito si è reso disponibile a partecipare alla giornata con dimostrazioni di interventi di protezione civile» si legge per esempio nel capitoletto che riguarda Saxa Rubra.

A Via Cavalli a Torino, invece, la polizia di Stato «porterà ai giovani ospiti l’esperienza ed il loro contributo sul tema del bullismo e del cyberbullismo». In apparenza, una riduzione del ruolo delle forze armate in una giornata sulla carta dedicata ai più piccoli. Ma, a giudicare dal dispiegamento di forze, l’esercito ha mantenuto il suo ruolo centrale. 

In disparte, invece, gli operatori della Croce rossa, arrivati a Saxa con manichini per praticare il massaggio cardiaco.

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