Molte persone delle associazioni di caregiver provenienti da tutta Italia, si sono riunite in Piazza Santi Apostoli, nel centro di Roma, per protestare contro il ddl sui caregiver in discussione in Parlamento.

Tra le misure, verrebbe contestato il bonus di 400 euro a fronte di 91 ore settimanali di assistenza, un Isee fino a 15.000 euro e un reddito annuo non superiore a 3.000 euro proposto nel ddl della ministra Alessandra Locatelli. “No all'elemosina di governo”, “siamo lavoratori a nero dello Stato”, “tutto sulle spalle delle famiglie”, si legge sui cartelli dei manifestanti.

Le associazioni hanno richiesto il riconoscimento dei propri diritti. «Lavoriamo 24 re su 24», ha commentato Davide Amati membro di un’associazione. «Dov'è oggi la ministra per le disabilità Locatelli? Noi non siamo contro il ddl a prescindere - aggiunge -, siamo per una legge buona per tutti. Il nostro lavoro è di 24 ore al giorno, chiediamo il giusto riconoscimento e soprattutto i nostri diritti».

Secondo Andrea Quartini del Movimento Cinque stelle, questo lavoro rappresenta «un livello essenziale dell'assistenza che non è retribuito, di cui non vengono riconosciuti i contributi figurativi. Questa legge è una presa in giro. È una legge fuffa, fatta per prepararsi alle prossime elezioni, guardando ai 7 milioni e mezzo di Caregiver che ci sono in Italia», sostiene il deputato.

Le richieste

Caregiver familiari uniti hanno presentato un loro documento con le richieste avanzate dalla categoria alle istituzioni. Tra queste, il riconoscimento del Caregiver come lavoratore, con retribuzione congrua, contribuzione previdenziale piena e accesso alle tutele sociali e assistenziali.

Richiesto inoltre il superamento del criterio dell'Isee per l'assegnazione dei bonus. È stata poi annunciata la consegna al Presidente della Repubblica e alla Presidente del Consiglio di una petizione per il riconoscimento professionale del Caregiver, che ha raccolto, finora, 8mila firme.

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