Chiudiamo con una rassegna a volo d’uccello sul resto della Cdu. Speriamo di non apparirvi troppo millimetrici, ma in questo momento guardare alla situazione del partito del cancelliere (non più il primo nei partiti, anzi) ci sembra significativo. Nelle ultime settimane la televisione pubblica ha pubblicato il documentario Inside Cdu, una dietro le quinte chiaramente concordato col partito (non nel senso di revisione ex post, ma sicuramente di giornalismo “embedded” e interviste organizzate). Ciononostante il materiale sembra dimostrare la parabola desolante che ha imboccato un partito con una storia simile. 

Uno dei protagonisti della prima puntata è Philipp Amthor, deputato per la prima volta a 24 anni, considerato giovane talento e personaggio un po’ cringe da quando è arrivato in Parlamento, oggi sottosegretario in cancelleria. Il problema è l’atmosfera che lo circonda – ma che si respira anche in altri momenti del documentario – che sa di inadeguatezza e, per l’appunto, imbarazzo. Per dire: Amthor non ha problemi a farsi ritrarre in una delle grandi berline a disposizione della cancelleria, oppure celebra il suo Strandkorb, la cabina da spiaggia di vimini come la si usa sul Mar Baltico, che ha portato sul balcone del suo ufficio dal Meclemburgo, dove dopo le ultime elezioni è anche diventato commissario regionale (dopo le critiche arrivate sui social, l’ha rispedito indietro).

Stesso discorso per Jens Spahn, da sempre campione di indelicatezza e scelte discutibili (non ultimo il coinvolgimento in uno scandalo di mascherine quando era ministro della Salute) ed ex capogruppo della Cdu al Bundestag: la scorsa settimana, in piena sessione di bilancio, è risultato assente in commissione Bilancio, dove è finito dopo le sue dimissioni arrivate dopo la decisione controversa per i cristianodemocratici di fare un figlio all’estero con il suo compagno. Si trattava di un’assenza concordata con il partito, era anche stata organizzata una supplenza, peccato che proprio nelle stesse ore Spahn sia stato avvistato in Sardegna con la sua famiglia. Soluzione: una seconda dimissione. 

Insomma, il clima che si respira nel partito è un po’ quello da “Mangino brioches”, un clima da tardo impero in cui si banchetta mentre la situazione sta per esplodere sotto i piedi dei politici tedeschi. Si riscontra anche qualche sforzo qua e là per arginare AfD e BSW: dovrebbe attenere a questa categoria il colloquio tra il ministro degli Esteri Johann Wadephul e il suo collega russo Sergei Lavrov a margine dell’assemblea generale dell’Onu. Un’occasione in cui si è parlato anche dell’attacco di Lipsia, oltre che della necessità di porre fine al conflitto in Ucraina, ovviamente, ma lo Spiegel nota un aspetto interessante: se anche a livello diplomatico l’appuntamento non sembra aver dato grossi spunti, sicuramente è stato un messaggio forte per chi in Germania spinge per una soluzione diplomatica e, in virtù di questa posizione, finisce per votare BSW o AfD, che propongono fantomatiche soluzioni non militari per risolvere il conflitto. 

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