Silvio Berlusconi è arrivato a Roma, a Villa Grande. Ispirato da Franco Zeffirelli, fa il regista della sua stessa elezione alla presidenza della Repubblica, dal quartier generale sulla via Appia. E in una forma un po’ nostalgica ha recuperato la stima di due vecchi compagni di viaggio: Vittorio Sgarbi e Giuliano Ferrara.

Sgarbi, racconta su Repubblica Concetto Vecchio, telefona ai peones e poi passa l’apparecchio al Cav: «L’effetto è psicologico, sono tutti lusingati», assicura il critico d’arte. «Scusi, Sgarbi, ma lei non era scettico sulla riuscita del Cavaliere? Lo spiegò proprio a Repubblica». «Sì, ma poi mi ha chiamato: “Perché non vuoi sostenermi?“».

Qualcosa di simile è capitato anche a Giuliano Ferrara, fondatore del Foglio, che pure ha schierato da tempo il giornale su altre linee (vorrebbe Mario Draghi al Quirinale).

Oggi Ferrara scrive un pezzo in lode del Cav: “In poche mosse Berlusconi ha cambiato una dubbia consuetudine costituzionale; ha reso necessaria, anche se non sufficiente, una contro coalizione difficile tra Conte, Di Maio, Letta, Speranza e il centro renziano e circonvicino, sulla cui eventualità pesa l’incognita di chi dovrebbe sostituire l’eletto Draghi che trasloca da Palazzo Chigi, e molti altri fattori; e ha messo in brache di tela i candidati vecchio stile, i defilati, quelli che non vogliono o non possono parlare e non mettono sul piatto della bilancia elettorale il peso esplicito della politica. Il Cav. si conferma, comunque vadano a finire le cose in uno di quei sogni a occhi aperti che per gli avversari è un incubo, un gigante dell’opportunismo politico, del tempismo, e un combattente bestiale, audace e tremendamente volitivo”.

L’altro tema dei quotidiani oggi è la riconferma di Sergio Mattarella. Lo ha rilanciato con una battuta Enrico Letta ieri sera in tv e oggi è diventato il titolo di Libero (“Spiraglio Mattarella”) e un articolo di Annalisa Cuzzocrea sulla Stampa (“Mattarella bis, il piano segreto”). Sarà vera gloria?

ARRIVANO I GRANDI ELETTORI DALLE REGIONI

La Lombardia ha scelto. Il Piemonte ha eletto i suoi delegati. Il Veneto ha designato i suoi tre grandi elettori. Anche Campania, Liguria, Lazio, Umbria, Basilicata, Abruzzo e Molise hanno deciso i loro rappresentanti alle elezioni del presidente della Repubblica. Ma non tutto fila liscio.

Ieri mattina i tre delegati lombardi sono stati votati dal Consiglio regionale a scrutinio segreto. Per la maggioranza andranno due leghisti: il presidente della Regione Attilio Fontana e Alessandro Fermi, mentre a rappresentare la minoranza, a sorpresa, è stato eletto l’esponente dei 5 stelle Dario Violi che ha ottenuto più voti del capogruppo del Pd Fabio Pizzul.

Matteo Piloni, consigliere dem ha comunicato: «L’interferenza della maggioranza nelle dinamiche dell’opposizione è un fatto grave, ma soprattutto è un fatto politico che ha a che fare con l’obiettivo di Forza Italia di far eleggere Silvio Berlusconi come prossimo capo dello Stato».

Ma non era stato Francesco Boccia a garantire l’accordo tra Pd e 5 stelle? In Sicilia, viceversa, è stato annunciato proprio un patto tra dem e grillini. Reggerà? Lo vedremo subito perché si vota oggi. Quasi un record di concentrazione di inquisiti il plotoncino campano: i tre delegati sono il presidente della Regione Vincenzo De Luca, indagato a Salerno, Gennaro Oliviero, del Pd, presidente del consiglio regionale, indagato a Caserta e la rappresentante dell’opposizione, Annarita Patriarca, di Forza Italia, indagata per rimborsi illeciti ma poi salvata dalla prescrizione. Dite a Stefano Ceccanti che i piemontesi hanno votato i loro tre rappresentanti a distanza, con la Pec…

MORATTI, PRODI, VELTRONI, RUTELLI E VIOLANTE

Toto nomi, piccolo aggiornamento. Alcuni lettori di Monte Cavallo ci fanno notare che abbiamo lasciato fuori dalla lista di ieri una donna di centrodestra, che sembra piacere a Giuseppe Conte: Letizia Moratti. E quattro vecchie glorie della sinistra, che non vanno dimenticate: Romano Prodi, Walter Veltroni, Francesco Rutelli e Luciano Violante.

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