Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è andato alla Spezia per il vertice in prefettura dopo l’accoltellamento mortale di uno studente, il 18enne Abanoud Youssef, in una scuola superiore della città. «C'è un'ispezione in corso, verificheremo ma senza la messa sotto accusa di nessuno. Ho ritenuto opportuno accertare i fatti, verificheremo ma dobbiamo instaurare un dialogo sempre positivo. Sono qui per dare la presenza dello Stato e ribadire la cultura del rispetto, il mio sostegno alla famiglia e alla scuola», ha detto.

Il ministro ha anche incontrato i familiari del ragazzo ucciso da un compagno di scuola e ha concluso l'incontro con un lungo abbraccio con entrambi. Lo zio del ragazzo ha detto che «hanno riconosciuto che noi rispettiamo le leggi e la giustizia. Ci hanno detto che stanno lavorando e che ci sarà un intervento rapido del governo per applicare la giustizia adesso, anche per evitare che ci siano altri episodi del genere». 

Lo zio ha anche rifiutato le scuse della famiglia del ragazzo accusato dell’omicidio: «Un ragazzo che a 19 anni è già diventato un assassino non ha ricevuto alcuna educazione».

I metal detector

Sul Giornale, il ministro Valditara ha detto che «nelle scuole in cui vi siano particolari problematicità su richiesta del preside e d'intesa con il prefetto si devono installare metal detector» come strumento per prevenire armi nelle scuole.

Secondo lui «il problema è l'aumento della violenza tra i giovani. Tutte le indagini sono d'accordo: da alcuni anni si registra un incremento dei fatti di violenza e della aggressività nelle nuove generazioni. Non è un fenomeno prettamente italiano. È chiaro che la scuola è coinvolta».

Poi ha aggiunto che «tutto questo non basta. Serve una rivoluzione culturale» e «i giovani hanno perso i punti di riferimento. A partire dalla famiglia. Bisogna ridare autorevolezza ai genitori».

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