Il governo non riesce a sciogliere i nodi di una manovra che si aggroviglia sempre di più, e ridà fiato alle opposizioni. Tanto che hanno battuto il loro primo colpo della legislatura. Dopo la sequenza infruttuosa di vertici nella maggioranza, ieri in commissione Bilancio alla Camera non c’era nemmeno un sottosegretario a seguire i lavori, con Federico Freni collegato da remoto ma con il video spento, e mancavano addirittura i tre relatori: Silvana Comaroli (Lega), Roberto Pella (Forza Italia) e Paolo Trancassini (Fratelli d’Italia). Una sgrammaticatura istituzionale che ha fermato i lavori della commissione.

Schiaffo all’opposizione

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Le assenze hanno fatto irritare le minoranze, che da un lato hanno ricevuto richieste di disponibilità e collaborazione e dall’altro hanno interpretato il gesto come una mancanza di rispetto. Così su iniziativa della deputata del Pd, Chiara Gribaudo, d’intesa con la presidente dei deputati dem, Debora Serracchiani, e il capogruppo nella Bilancio, Ubaldo Pagano, è stato deciso di occupare simbolicamente la commissione fino all’arrivo di un segnale di confronto da parte del centrodestra.

Di fronte alla protesta e alla sollecitazione del presidente della commissione, Giuseppe Mangialavori, i due relatori, Comaroli e Trancassini, si sono materializzati insieme a Freni (arrivato fisicamente e non più da remoto), consentendo la ripresa del dibattito.

Un clima di tensione che ha portato Trancassini a scusarsi «dell’errore in buona fede». Resta il fatto che l’assenza di Pella, esponente del partito di Silvio Berlusconi, ha fatto rumore: era impegnato a portare avanti la battaglia per modificare il provvedimento.

Tappe forzate

Ma queste sono state delle piccole schermaglie, i passaggi fondamentali della manovra economica devono ancora arrivare: nella giornata di oggi si dovrebbero tenere le prime votazioni in commissione, ma stando alle informazioni fornite solo venerdì sera arriveranno gli emendamenti del governo, con le eventuali riformulazioni delle proposte avanzate.

Dunque, solo nel fine settimana prenderà forma il testo definitivo con le misure che finiranno nel consueto maxiemendamento. Il testo è atteso, salvo imprevisti, in aula alla Camera nella giornata di martedì 20 dicembre. L’obiettivo è noto: arrivare all’approvazione entro Natale e consentire il via libera definitivo al Senato prima del 31 dicembre.

La strada tuttavia è disagevole, nonostante la professione di ottimismo che viene fatta dalla maggioranza. Forza Italia non è intenzionata ad arretrare rispetto alle proprie richieste. La partita è aperta sui temi più importanti: pensioni, con l’aumento a 600 euro per gli over 75, e sgravi per le assunzioni dei giovani, con una decontribuzione di ottomila per gli under 35.

Il capogruppo di FI a Montecitorio, Alessandro Cattaneo, ha ribadito il messaggio. Eppure, secondo le indiscrezioni, la partita si gioca tutta a palazzo Chigi d’intesa con Pella. Sono i leader, dunque, che devono raggiungere un compromesso: a Montecitorio si provvederà solo a un lavoro di limatura del testo.

Eurocritiche

Oltre al fronte interno, poi, resta quello europeo dove il governo Meloni ha preso qualche bacchettata, nonostante l’Ue abbia definito la legge di Bilancio «complessivamente positiva» perché «in linea con gli orientamenti di bilancio contenuti nella raccomandazione del Consiglio del 12 luglio 2022 positiva».

I rilievi giunti, però, non sono secondari, visti i temi già oggetto di attacchi da parte delle opposizioni e fortemente difesi dal centrodestra. La lista inizia con l’innalzamento del tetto per la transazioni in contanti che passa da duemila a cinquemila nel 2023. La misura era stata inserita nel decreto Aiuti quater, salvo poi essere rimandata a un successivo provvedimento per l’assenza del carattere di urgenza, evidenziata dal Quirinale. Bocciato da Bruxelles, inoltre, l’aumento della soglia per rifiutare i pagamenti con il pos, che stando alla formulazione attuale del testo arriva a 60 euro.

Nelle ultime ore è stato ipotizzato un ritocco che porti il tetto a 40 euro, ma l’Unione europea si è espressa su quello che prevede ora il provvedimento. Evidenziati in rosso, infine, il condono (rappresentato dalla cancellazione dei debiti fiscali inferiori a mille euro) e la riscrittura delle regole per accedere alla pensione.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha comunque voluto vedere il lato positivo, riesumando un lessico in stile Renzi: «Il governo ha smentito i gufi nazionali», ha detto. Un gioco delle parti per riprendere fiato e rispondere alle richieste degli alleati con una dotazione che resta di 400 milioni di euro. Insoddisfacente per rispondere alle esigenze degli alleati di centrodestra.

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