Dopo settimane di trattative e rinvii, il Consiglio dei ministri ha approvato la legge di Bilancio per il prossimo anno, che sale a 26 miliardi di euro. Nel ddl l’estensione dell’Irpef al 33 per cento e la tassa piatta fino a 100mila euro voluta dalla Lega. Ancora incerto il contributo dalle banche
In questa scheda aggiorneremo le novità della manovra 2027 sul tema fisco fino alla sua approvazione.
Una manovra modesta con una genesi lunga e complessa, tra la corsa al rialzo del prezzo dell’energia, le turbolenze dei mercati e la necessità di uscire dalla procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo. Il Consiglio dei ministri del 28 ottobre ha approvato il disegno di legge di Bilancio per il prossimo anno, l’ultimo della legislatura, che sarà poi trasmesso alla Camera per l’iter di approvazione, durante il quale sarà possibile qualche modifica.
Si tratta di una manovra dai tempi decisamente lunghi, con il governo che non ha rispettato il termine (non perentorio) del 20 ottobre per l’invio al Parlamento. Ritardi che sono dipesi dalle poche risorse a disposizione rispetto alle tante richieste dei partiti della maggioranza – con il consueto “assalto alla diligenza” del ministero dell’Economia – e dalle trattative con la Commissione europea per avere più margini di flessibilità sulla spesa.
In tutto la finanziaria vale circa 26 miliardi di euro. La voce più consistente riguarda le politiche per la famiglia e la spesa sociale, a cui sono destinate risorse pari allo 0,21 per cento del Pil, ossia 5 miliardi. Seguono la difesa con 4,6 miliardi, il sostegno alle imprese con 3,4 miliardi e gli investimenti nelle infrastrutture con 3,1 miliardi. Alla sanità sono destinati solo 2,4 miliardi, mentre gli interventi fiscali valgono 2,2 miliardi.
C’è il taglio Irpef
Sul fronte delle misure fiscali, all’ultimo minuto si è concretizzato il progetto di estendere l’aliquota Irpef al 33 per cento (anziché al 43 per cento) a chi percepisce fino a 55mila di reddito lordo annuo. Una misura che rappresentava un obiettivo chiave per i moderati della coalizione, a partire da Forza Italia. «Il beneficio massimo sarà di 500 euro l’anno», ha detto la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa.
Dopo gli interventi sulle aliquote per i redditi più bassi inseriti nelle scorse leggi di Bilancio, quando l’aliquota scese dal 35 al 33 per cento e fu calibrata sui redditi tra 28 e 50mila euro, nella sua ultima manovra il governo voleva rivolgersi al ceto medio-alto. Il taglio dell’Irpef è comunque inferiore a quanto l’esecutivo aveva sbandierato nelle scorse settimane, con Meloni che aveva indicato come cosa fatta l’estensione dell’aliquota al 33 per cento fino ai 60mila euro.
Mini-Irpef per i giovani
Il governo ha più volte promesso che la manovra avrebbe avuto al centro i giovani, con l’obiettivo di sostenere i salari di chi comincia a lavorare e frenare la fuga all’estero dei laureati. Per questo, sul fronte dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è prevista una mini-Irpef destinata agli under 30 a basso reddito. La maggioranza ha poi trovato l’accordo su una flat tax del 5 per cento per i neoassunti fino a 35 anni con contratto stabile fino a 30-35mila euro, accompagnata da una deduzione fino al 140 per cento per le aziende che assumono under 35.
Detassazioni e sgravi
Nel testo della manovra compare anche il rinnovo per il 2027 della tassazione agevolata al 5 per cento sugli aumenti legati ai rinnovi contrattuali tra un anno e l’altro. Un’agevolazione per i dipendenti con reddito fino a 33mila euro che dovrebbe essere accompagnata da uno sgravio per i datori di lavoro che concedono aumenti di stipendio ai dipendenti fino a 35 anni. In passato l’intervento «ha avuto un grande successo ed è una risposta all’emergenza salariale», ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Niente da fare invece per la detassazione delle tredicesime per i redditi più bassi, una misura auspicata dal leader di Forza Italia Antonio Tajani e che sarebbe costata mezzo miliardo di euro. L’intervento, considerato più visibile rispetto al taglio dell’Irpef, avrebbe rimpinguato le tredicesime di dicembre, realizzando la seconda grande misura elettorale dopo lo stop al bollo auto.
Flat tax più ampia
L’altro grande snodo fiscale interessa il lavoro autonomo e i professionisti. La proposta di maggior peso, sostenuta dalla Lega, ha portato all’innalzamento del tetto di ricavi per accedere alla flat tax al 15 per cento (o al 5 per cento nei primi anni di attività), spostando il limite attuale da 85mila a 100mila euro. Il partito di Matteo Salvini ha incassato questo risultato, ma con l’obbligo di aggiungere l’Iva oltre gli 85mila euro.
Lo schema pensato per rendere sostenibile l’operazione, infatti, prevede una formula mista: per i compensi che ricadono nella forbice tra gli 85mila e i 100mila euro scatterebbe comunque l’obbligo di applicazione e versamento dell’Iva ordinaria. Un passaggio che richiede necessariamente una deroga specifica da parte dell’Unione europea, elemento che rende l’iter della misura subordinato al via libera di Bruxelles.
Contro il provvedimento si è subito schierato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, secondo cui estendere la flat tax fino a 100 mila euro è «una scelta profondamente ingiusta» che rappresenta un duro colpo per le autonomie locali: «I contribuenti nel regime forfettario non versano le addizionali comunali e regionali all’Irpef. Allargare ulteriormente questo regime significa sottrarre base imponibile e risorse a comuni e regioni».
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