Il patron di La7 alla presentazione dei nuovi palinsesti elenca le differenze con la Rai3 che fu, ma tira una stoccata ai vertici di viale Mazzini che hanno deciso di smantellare la rete. «Non facciamo sconti al governo, con Meloni scambio messaggi»
«La7 non è Rai3» dice Urbano Cairo. Anzi, il patron di La7 e del Corriere della Sera ogni tanto scambia messaggi con Giorgia Meloni. Che però non l’ha ringraziato per il favore che le ha fatto, a sentire l’imprenditore, pubblicando l’audio originale della telefonata tra Donald Trump e Daniele Compatangelo di La7. «Non ho sentito palazzo Chigi dopo la notizia di Compatangelo, ma è stato un audio che ha avvantaggiato la premier: in Italia la popolarità di Trump è al 10 per cento, era al 40 un anno fa. Trump che attacca Meloni fa un favore a Meloni».
Ma la crescita c’è, lo dicono i numeri, che mostrano come il lungo lavoro di costruzione di un palinsesto identitario inizia a dare i suoi frutti. Costruendo però, va detto, su personaggi e dirigenti che sono nati nella culla di Rai3 e si sono poi ritrovati nella rete-riserva indiana di Cairo. Che però, ormai, porta a casa ascolti che la rendono «sistematicamente terza rete in prime time». Certo, l’ad Rai Giampaolo Rossi ha detto che lui del travaso di pubblico senza un punto di riferimento dopo lo smantellamento di Rai3 non si preoccupa: l’ha messo in conto quando in azienda è stato introdotto il sistema per generi, che nelle parole della destra avrebbe dovuto favorire la creazione di maggiore pluralismo sulla terza rete (chissà perché, Rai1 andava bene così com’era).
«La7 ha alcuni programmi che aveva Rai3, ma è una cosa completamente diversa» dice il presidente, elencando una serie di differenze, come il telegiornale di Curzi «che è diverso da quello di Mentana». Il passaggio, spiega però Cairo, non è stato diretto da Rai3 a La7: «L’ascoltatore ha un ventaglio di reti e device, tutti competono con tutti, le tv tra loro, le televisioni con internet e i social».
Insomma, nessun impegno a sinistra, dice l’imprenditore. Ma un’identità forte della sua tv – che non ha intenzione di cedere, anche se «riceve chiamate» – Cairo la riconosce, alla faccia dell’impianto “pluralista” della Rai, che in una Rai3 connotata culturalmente vedeva un ostacolo da abbattere: una missione compiuta, secondo Rossi, che se ne fregia. «Noi la pensiamo diversamente, ma penso che la pensino così anche i telespettatori, perché se cresciamo costantemente da tre anni di fila...» Guarda caso, proprio il momento in cui la destra ha messo le mani sulla Rai. «Abbiamo fatto una crescita del 25 per cento, la gente la pensa come noi».
D’altra parte, dice Cairo, che prende appunti a mano su un taccuino, la sua rete non è piena di «pericolosi bolscevichi». Anzi: «La7 non ha mai fatto sconti ai governi. Ho ricevuto costantemente telefonate, non sono mai cessate. Oggi La7 ha programmi che hanno attenzione a quello che avviene nel Paese e vogliamo ospitare tutti i protagonisti». In conferenza arriva col vestito blu gessato, accompagnato dai figli ventenni, a cui è pronto – in futuro – a cedere le aziende: «Mi piacerebbe andare in vacanza o fare politica» dice, con una battuta.
L’anno elettorale
Al di là degli scambi di messaggi con Meloni, però, a La7 sono tutti consapevoli che ci si avvia verso un anno elettorale: non sembra dunque un caso che sbarchi sulla rete in chiaro per la prima volta M – Il figlio del secolo, di cui intanto Sky ha sospeso la produzione.
In programma anche nuovi speciali cuciti addosso al pubblico di Telekabul, tra cui tre puntate di P2 – l’ombra sulle stragi, con Fabrizio Gifuni che ripercorre la vicenda della Loggia. Torna anche Ezio Mauro con due speciali dedicati a Capitol Hill. Ci sono poi Piazzapulita 100 e The Apprentice – Alle origini di Trump in prima visione tv, come anche Mr nobody against Putin.
Per il resto, «squadra che vince non si cambia». Inclusi Corrado Augias e Massimo Gramellini il cui ingresso «ha chiuso un cerchio e ci ha permesso di alzare una bandiera», spiegano. Anche perché, è il ragionamento, se altrove (leggi, in Rai) certe nicchie non vengono presidiate, c’è del pubblico da fare proprio, a prescindere da quello che dice apertis verbis il presidente. Dimostrando che il ritorno economico – e dunque la ragione per cui ha senso tenere accesa una Rai3 più identitaria di quella infarcita di programmi e conduttori di destra – ha senso.
La protesta dei giornalisti di La7
Nel giorno della presentazione dei palinsesti, l'assemblea dei giornalisti di La7 ha pubblicato un duro comunicato contro l'editore Cairo, a cui chiede risposte circa il rispetto dei contratti di lavoro e la stabilizzazione dei precari, su cui si sono pronunciati anche tribunali e Cassazione.
«Qual è la vera La7? La rete del pluralismo, del racconto dei diritti calpestati, dell'informazione indipendente, che ha saputo costruire un patrimonio di credibilità grazie al quale ottiene ascolti record o l'azienda che non rispetta i contratti di lavoro e non tiene conto delle sentenze dei tribunali e della Cassazione? Nonostante lo sciopero con adesione senza precedenti, nessuna risposta è arrivata dalla dirigenza sulle questioni aperte: il corretto pagamento delle domeniche per il quale i giornalisti sono stati costretti a ricorrere alla magistratura, gli stipendi dei neoassunti tagliati senza alcuna regola, un piano di stabilizzazione dei precari, la copertura dei ruoli rimasti vacanti dopo i pensionamenti, il regolare accantonamento dei tfr, la remunerazione prevista dalla legge per la cessione ai colossi del web dei contenuti giornalistici, la copertura assicurativa per i dipendenti, le insufficienti dotazioni tecniche, l'uso dell'intelligenza artificiale», si legge nel comunicato.
«Problemi da tempo posti e rimasti irrisolti, mentre crescono le difficoltà operative quotidiane e il disagio messo in risalto anche dalle rilevazioni sullo stress da lavoro correlato. L'atteggiamento dell'azienda nei confronti dei giornalisti appare poco rispettoso del ruolo fondamentale svolto dalle redazioni nel rilancio dell'emittente che traina l'intera offerta pubblicitaria del gruppo, ma ha gratificato negli anni solo azionisti, dirigenti e volti di rete. All'editore chiediamo un confronto costruttivo per garantire ulteriore sviluppo a la7 sulla base di progetti seri e investimenti concreti».
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